Bimbi in viaggio nel Lazio

Roma: visita al colle Aventino con i bambini

Di Nostrofiglio Redazione
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9 aprile 2013
Insieme alla famiglia Ciaffi, papà Andrea, mamma Annamaria, Lorenzo 10 anni, Laura 9 e Lavinia di 2 anni e mezzo, andiamo alla scoperta del Colle Aventino, uno dei punti d'osservazione privilegiati di Roma. Sempre a misura di bambino!

 

Dall’Aventino si gode uno dei panorami più belli di Roma; punti d’osservazione privilegiati sono il “giardino degli aranci”, nome con cui è conosciuto il parco Savello accanto alla basilica di Santa Sabina, e il giardino di Sant’Alessio, a fianco dell’omonima basilica

 

 

 

Quando un amico non romano viene a trovarci l’Aventino è il primo posto in cui lo portiamo, possibilmente al tramonto; l’esperienza è da togliere il fiato. Il giardino degli aranci, in particolare, è costruito con un trucco ottico per cui più sei lontano più la cupola di San Pietro sembra grande e si ridimensiona man mano che ci si avvicina alla terrazza.

 

Oggi il tempo non è bello (questo inverno a Roma ha piovuto tantissimo) ma ogni occasione è buona per fare un salto all’Aventino e poi ci sono anche Andrea e Carlo, perciò organizziamo una gita a tema: la fondazione della città.

 

 

 

La leggenda di Romolo e Remo

Secondo la leggenda, Romolo e Remo, diventati grandi, scoprirono di essere nipoti del re di Albalonga, un’importante città dalle parti dell’attuale Castel Gandolfo. I fratelli si erano salvati miracolosamente quando erano neonati grazie all’intervento di un pastore, che li aveva tratti dal Tevere e li aveva allevati insieme alla moglie. Una volta grandi, i gemelli erano venuti a sapere che sul trono di Albalonga non c’era più il nonno Numitore ma il perfido zio Amulio, che pensava di averli uccisi anni prima. Tornati ad Albalonga, si vendicarono di Amulio e rimisero il nonno sul trono. Questi concesse loro di fondare una nuova città; Romolo voleva chiamarla Roma mentre Remo voleva chiamarla Remora. Poiché erano gemelli non valeva il diritto del più grande e così si affidarono ai segni degli dei: avrebbe fondato la città chi avesse visto più uccelli. Romolo si mise sul colle Palatino e Remo sul colle Aventino. I colli si trovano uno di fronte all’altro, separati da una valle naturale in cui oggi si trovano i resti del Circo Massimo.

 

 

 

Remo vide sei uccelli in poco tempo, Romolo ne vide il doppio ma in più tempo. Ognuno dei due, con i rispettivi sostenitori, era convinto di aver vinto, ne nacque una lotta e Remo morì. Un’altra versione della leggenda dice che Romolo uccise intenzionalmente Remo perché lo aveva sfidato.

 

L'Aventino e il mito di Ercole

 

L’Aventino è legato anche ad un altro importante personaggio, Ercole. Secondo il mito, in una grotta dell’Aventino viveva il brigante Caco, che depredava le mandrie dei pastori della zona. Una notte Caco rubò anche i buoi di Ercole, che l’eroe a sua volta aveva sottratto al re Gerione. Ercole riconobbe il muggito delle bestie, trovò la grotta e uccise il brigante con la clava, ottenendo il ringraziamento della popolazione del luogo.

 

In realtà, a parte le importanti leggende che riguardano l’Aventino, il colle è stato sempre poco abitato e oggi è un quartiere elegante e silenzioso ornato da splendide basiliche.

 

 

 

Il colle ha una vista privilegiata sulla cupola di San Pietro e questo ha permesso agli architetti che vi hanno realizzato palazzi e giardini di creare inquadrature spettacolari della cupola. La più famosa si gode dal buco della serratura del portone della villa dei Cavalieri di Malta.

 

 

 

Quando siete lì non dimenticate di far notare ai bambini la piazza decorata con obelischi e trofei militari che, a dire il vero, sembrano un po’ fuori contesto. La piazza fu progettata da Giovan Battista Piranesi e si dice che contenga riferimenti in codice massonico ai presunti segreti dei templari (foto h).

 

Ma c’è un altro buco, assai meno famoso, che incuriosirà i bambini. A sinistra dell’ingresso alla basilica di Santa Sabina si accede da un porticato, in fondo, sul lato sinistro della parete si nota un piccolo oblò che inquadra una pianta di arancio. Secondo la tradizione questo albero fu piantato da San Domenico nel 1216 e da allora innestato varie volte per tenere in vita la pianta originaria. Questo albero è storicamente molto importante perché segna il luogo di incontro di san Francesco e san Domenico, i due grandi santi mendicanti che, con la loro predicazione, salvarono la Chiesa messa in crisi da vari movimenti eretici. Dai semi dei frutti di questa pianta vengono ricavati i rosari regalati dai Pontefici, in ricordo dello strumento che la Madonna indicò a San Domenico come arma non violenta per sconfiggere l’eresia (se ci fate caso, in tutte le raffigurazione della Madonna del Rosario c’è sempre un santo vestito di bianco col mantello nero, san Domenico).

 

 

 

 

 

Qualche informazione di carattere pratico:

  • All’Aventino si può arrivare con la linea B della metro (fermata Circo Massimo) facendo una passeggiata di una decina di minuti in salita, oppure in auto e, se non è periodo di matrimoni, non è difficile trovare parcheggio;

  • la chiesa di Santa Sabina è la basilica paleocristiana meglio conservata di Roma, non mancate di visitarla;

  • se vi fa piacere camminare, fate una passeggiata per il clivio di Rocca Savella, un percorso pedonale che porta dall’Aventino al Tevere con una spettacolare vista sulla città; si prende da un cancello a destra della basilica di Santa Sabina e all’inizio costeggia il muro esterno del giardino degli aranci;

  • nel periodo di fioritura delle rose, normalmente da inizio maggio a fine giugno, non mancate di visitare il roseto comunale, una rara collezione di rose incastonata in un giardino che ha la forma della menorah in ricordo del precedente cimitero ebraico (per informazioni telefonare allo 06.0608);

  • l’Aventino è un colle molto silenzioso anche perché è abitato da molti ordini religiosi; non aspettatevi bar o ristoranti, perciò se vi muovete a piedi portate acqua e qualcosa da mangiare per i bambini.

 

La famiglia reporter

Ciao a tutti! Siamo la famiglia Ciaffi: papà Andrea, mamma Annamaria, Lorenzo 10 anni, Laura 9 e Lavinia di 2 anni e mezzo.

Per noi viaggiare è il modo più divertente di stare insieme e perfino di studiare. Abbiamo viaggiato con i bambini da quando erano piccolissimi, ma adesso che vanno a scuola, ogni gita è l’occasione per imparare qualcosa.

Abbiamo la fortuna di abitare nella città più bella del mondo. Di Roma e della sua straordinaria regione vogliamo raccontarvi tutto!

 

Gli itinerari fatti dalla famiglia Ciaffi nel Lazio

 

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