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Raddoppio bonus bebè: i soldi ci sono

Di Niccolò De Rosa
allattamento
17 Maggio 2016
La ministra Lorenzin ottimista sul raddoppio del bonus bebè: «I soldi ci sono». La Camusso rilancia: «Misura insufficiente. Serve l'occupazione!»
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Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante la registrazione della trasmissione Petrolio, in onda su Raiuno ieri sera, ha ribadito con fermezza il proposito di proseguire la strada verso il raddoppio dei bonus bebè: «Proporremo il raddoppio del bonus bebè nella prossima Legge di stabilità. I soldi li abbiamo usiamoli».

 

Il provvedimento rientrerà in una proposta più ampia che tenterà di di contrastare il calo demografico che da anni vede protagonista il nostro Paese e, secondo la ministra, si tratterà  «di una misura molto razionale che potrà aiutare i genitori a pagare pannolini, latte e, se serve, anche alimenti più sani».

 

Le coperture ci sarebbero già poiché secondo l'Istat i fondi messi a disposizione per l'applicazione degli incentivi per neonati già in vigore non sono ancora stati esauriti. Il fatto che siano nati meno bambini di quanto stanziato, ha infatti portato ad un disavanzo di ben 1,38 miliardi euro. «Se ci aggiungiamo 200/300 milioni l'anno - ribadisce la Lorenzin - diventa una misura reale e forte».

 

La nuova disposizione punta anche ad essere un investimento sul futuro, perché la possibilità di avere cibi più sani fin da piccoli, «il sistema risparmierà centinaia di milioni per gli anni successivi oggi spese per combattere ad esempio problemi legati all'obesità. Per questo va fatto all'interno di un'azione multidisciplinare da condurre insieme ai pediatri di famiglia e alle scuole».

 

La replica della Camusso: il bonus non è sufficiente

 

Meno ottimista Susanna Camusso, segretario generale di CGIL, per la quale queste normative non sono che pezze applicate ad una nave che sta affondando:  «Una politica che sostiene la condizione delle donne attraverso i bonus non è sufficiente. In Italia manca una visione complessiva che veda la questione femminile nella sua interezza: lavoro, retribuzioni, servizi sociali, asili nido, tutela genitori disabili, maternità e paternità, norme che realmente permettano la conciliazione di tempi di vita e di lavoro [...]. Quello che manca è soprattutto l'occupazione: in Italia lavorano solo il 51% delle donne e siamo il fanalino di coda d'Europa. Inoltre una donna su 4 nel nostro Paese lascia il lavoro dopo il primo figlio e le retribuzioni spesso arrivano ad essere fino il 30% in meno di quelle di un uomo a parità di mansioni. Più che bonus o singoli provvedimenti servono politiche che contrastino le discriminazioni e le disuguaglianze, avendo presente che il principale sostegno alla maternità e' quello degli investimenti per aumentare i posti di lavoro delle donne»

 

FONTE: Ansa.it