Legge di Bilancio 2019

Smart working, priorità per le neomamme

Di Sveva Galassi
mamma
18 Gennaio 2019
La Manovra 2019 ha stabilito che le aziende che adotteranno lo smart working dovranno dare la precedenza alle domande presentate dalle lavoratrici nei tre anni dopo il congedo di maternità e ai lavoratori che hanno figli disabili.


 
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La Legge di Bilancio 2019 ha stabilito che le donne lavoratrici nei tre anni dopo il congedo di maternità e i lavoratori con figli disabili dovranno avere la priorità nell'accesso allo smart working.

 

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Smart working, priorità per le neo madri lavoratrici e per i lavoratori con figli disabili

 

Le aziende che adotteranno lo smart working (forma di lavoro dipendente senza vincoli orari o di spazio) dovranno dare la precedenza alle domande presentate dalle lavoratrici nei tre anni dopo il congedo di maternità e ai lavoratori che hanno figli con disabilità.

 

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Smart working, cos'è

 

L’articolo 18 della Legge n. 81/2017 definisce il lavoro agile (smart working). Secondo la definizione della norma, il lavoro agile è finalizzato a incrementare la produttività aziendale e ad agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e si configura come una particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici.

 

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto nell’ambito dell’articolo 18 della Legge 81/2017 il nuovo comma 3-bis, secondo il quale: «I datori di lavoro pubblici e privati che stipulano accordi per l’esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile sono tenuti in ogni caso a riconoscere priorità alle richieste di esecuzione del rapporto di lavoro in modalità agile formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità previsto dall’articolo 16 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ovvero dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104».

 

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