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Candida, come si riconosce e come si cura

di Rosy Maderloni - 18.02.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
C’è prurito e prurito. La vulvovaginite da candida è un disturbo molto comune nelle donne in età fertile ma le terapie per una cura corretta variano a seconda della diagnosi che solo lo specialista è in grado di effettuare correttamente. Ne parliamo con la ginecologa Veronica Boero della Clinica Mangiagalli di Milano

Candida, come si riconosce e come si cura

La candidosi è un disturbo che riguarda una percentuale importante di donne in età fertile ma non per questo la cura che ha funzionato per l'amica o la collega sarà efficace anche per noi.

Molto spesso tendiamo a sottovalutare il prurito intimo confidando che una accurata igiene locale o un generico prodotto lenitivo possa risolvere il problema. Ed è solo quando nessun rimedio casalingo sembra aver funzionato che, arrese, ci rivolgiamo allo specialista.

Il 70% delle donne in età fertile ha avuto a che fare almeno una volta nella vita con la vulvovaginite da candida, uno dei disturbi vaginali più diffusi ed allo stesso tempo insidiosi. La terapia mirata è appannaggio dello specialista in grado di diagnosticare la forma esatta di candidosi: ricorrere al fai da te, dunque, può risultare in diverse situazioni dannoso, oltre che inutile. Ne parliamo con Veronica Boero, specialista ginecologia e ostetricia alla Clinica Mangiagalli dell'Irccs Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e referente dell'ambulatorio di patologia vulvovaginale.

In questo articolo

Cos’è la Candida

La candida è un fungo commensale saprofita residente nel nostro tratto gastrointestinale, genitale e nella cavità orale – premette la ginecologa -. Questo organismo vive in stretta relazione col corpo umano e ne trae beneficio senza danneggiarci. Ne esistono diverse specie e la più frequente associata alla vulvovaginite è la Candida Albicans, presente nel 70-90 % casi . Alcune tra le altre tipologie meno comuni sono definite Candida Glabrata, Candida Parapsilosis e Candida Tropicalis.

Per comprendere in quale ambiente si forma la candidosi occorre conoscere il funzionamento del microbiota, ossia l'insieme di tutti i batteri, virus, protozoi, miceti che coabitano con noi. Si tratta di microrganismi essenziali per l'equilibrio del sistema immunitario. Nella donna il microbiota vaginale è rappresentato per il 90% dai lactobacilli, microrganismi buoni che producono acido lattico proteggendo da potenziali agenti patogeni, infezioni esterne.

La candida albicans è presente nel microbiota vaginale nel 10-20% donne in età riproduttiva mentre è meno presente nelle donne in menopausa e nel prepubere in proporzione del 6%. 

Il sistema immunitario controlla la proliferazione della candida ma alcune situazioni possono alterare questo equilibrio permettendole di prendere il sopravvento:

  • Immunodepressione

  • Pazienti col diabete mellito

  • Pazienti che hanno fatto uso di antibiotici per tempi prolungati

  • Stati emotivi legati allo stress

In queste situazioni può succedere che il fungo della candida prenda il sopravvento generando i sintomi della vulvovaginite, ossia della infiammazione e infezione di vulva e vagina.

I sintomi della candidosi

I più comuni riguardano:

  • Prurito intimo

  • Bruciore e l'irritazione dei genitali interni ed esterni

  • Presenza di perdite biancastre grumose

  • Dolore alla minzione e durante i rapporti sessuali

  • Ragadi e lesioni esterne causate dallo sfregamento

"Questi sintomi possono peggiorare nel periodo premestruale a causa delle variazioni ormonali. La visita ginecologica è fondamentale per indagare la specificità del disturbo e individuare le terapie più adeguate e sgombra il campo dai frequenti errori che le donne possono fare con l'autodiagnosi, soprattutto perché non ogni fastidio vulvovaginale si chiama candida. Solitamente la visita ginecologica ed un'accurata raccolta dell'anamnesi della paziente sono sufficienti per fare una diagnosi ma può rendesi necessario l'approfondimento mediante tampone vaginale ed eventuale antimicogramma per individuare il patogeno specifico soprattutto quando trattiamo casi di candidosi recidivanti. Le candide possono essere di 2 tipi, la "non complicata" e la "complicata": una donna nella vita nel 75% dei casi incontra la Candida, di queste, il 50% ha un secondo episodio e solo il 10, 15% manifesta sintomi da candidosi ricorrenti, ossia almeno 3, 4 episodi in un anno

  • Nella candidosi non complicata i sintomi sono lievi o moderati, non sono presenti comorbidità come il diabete e di solito il ceppo interessato è la candida albicans.

  • Nella candidosi complicata la sintomatologia è intensa, sono presenti comorbidità come diabete mellito o l'immunodepressione, il ceppo può essere diverso. Rientrano in questa casistica anche le candide ricorrenti. 

In casi di candidosi ricorrenti e recidivanti, la donna deve anche ripristinare l'equilibrio del microbiota vaginale e modificare alcuni aspetti del proprio stile di vita. Non curare bene la candida ricorrente potrebbe associarsi in alcuni casi all'insorgenza di una potenziale malattia come la vulvodinia".

Curare la candida

"La terapia per la vulvovaginite da candida varia a seconda che sia la forma complicata o non complicata – spiega la dottoressa Boero -: una terapia locale a breve termine risolve il 90% dei casi non complicati. In alternativa, una dose di antifungino orale può avere gli stessi effetti dell'antifungino topico. La valutazione dello specialista è necessaria per individuare la cura specifica e le candidosi complicate richiedono terapie personalizzate più lunghe. L'utilizzo dei probiotici è importante per ripristinare la flora lactobacillare e accorgimenti nello stile di vita possono prevenire nuovi episodi del disturbo".

"Abitudini errate sono responsabili delle forme complicate di candidosi. L'eccessiva o, al contrario, la scarsa igiene intima alterano la quantità di lactobacilli protettori e diventa più facile essere attaccati dalla candida. Anche il detergente che non rispetta il Ph genitale (sui 4, 4.5) o l'utilizzo di disinfettanti uccidono i microrganismi del microbiota. Alcuni studi hanno rilevato, inoltre, che le donne che si puliscono all'inverso, dall'ano alla vagina, facilitano l'insorgenza della candida. Ancora, l'uso di salvaslip è sconsigliato perché non fa traspirare e si crea un ambiente caldo compiacente alla proliferazione del fungo della candida. Il sintetico e l'indumento stretto possono a loro volta irritare le zone intime. I rimedi fatti in casa vanno evitati: anche se hanno una base razionale, non sono indicati". 

Candida e vita sessuale

"La candida non è riconosciuta come malattia sessualmente trasmessa – chiarisce la specialista del Mangiagalli - ma se una donna ha rapporti in questa fase, oltre ad aumentare l'infiammazione per via dello sfregamento, può accadere che il compagno sia contagiato. Ogni caso va valutato in base alla tipologia di candida e alla possibilità che il partner sia un individuo sintomatico o asintomatico. Nel primo caso è possibile trattare anche il partner".

Candida e dieta

"Anche se non ci sono ad oggi certe evidenze scientifiche di associazione tra determinati regimi alimentari e candidosi sappiamo che gli zuccheri posso svolgere un ruolo facilitatorio nelle infezioni da candida ricorrente" aggiunge la dottoressa Boero. "La presenza di elevati livelli di zucchero nel sangue è correlata con l'aumento del rischio di sviluppare di una infezione da candida. Lo zucchero aiuterebbe la candida a sopravvivere bene ed essere più aggressiva. Per questo in chi soffre di candidosi complicata è consigliato prediligere ingredienti a basso indice glicemico.  La supplementazione con probiotici come i lactobacilli (contenuti negli integratori o in alimenti come lo yogurt) è associata alla riduzione delle recidive, in accompagnamento alla terapia antimicotica. L'assunzione di probiotici influenza l'azione sul microbiota intestinale sanando, di conseguenza, anche quello vaginale. I prebiotici, inoltre, aiutano i probiotici e spesso vengono prescritti insieme: alcuni alimenti come cicoria, banana, carciofi, asparagi contengono una buona quantità di prebiotici e assumendo questi alimenti si aiuta la stimolazione al probiotico che agisce sia per ripristinare la flora, ma anche per rinforzarla e prevenire infezioni in casi complicati. Alimenti ricchi di vitamina C hanno un ruolo nel corretto funzionamento del sistema immunitario: sono ottime le fragole, ad esempio, perché non fanno salire la glicemia". 

L'intervistata

Veronica Boero è specialista in ginecologia e ostetricia alla Clinica Mangiagalli dell'Irccs Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e referente dell'ambulatorio di patologia vulvovaginale.

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