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Congedo mestruale: che cos'è e chi potrà usarlo

di Alice Dutto - 21.03.2017 - Scrivici

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Fonte: Pixabay
È in discussione la proposta di legge che prevede un massimo di tre giorni di riposo retribuiti al mese per le donne che soffrono di dismenorrea, e cioè di un ciclo doloroso. Ecco come funzionerà il permesso e chi potrà beneficiarne

Mestruazioni dolorose? Tra poco potrebbe esserci la possibilità di usufruire di uno speciale «congedo per le donne che soffrono di dismenorrea». La proposta di legge (qui il testo integrale), firmata dalle deputate del Partito Democratico Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato, e presentata alla Camera lo scorso 27 aprile, è attualmente all'esame della Commissione lavoro. L'obiettivo è istituire questo particolare permesso, che prevede tre giorni al mese di riposo per le donne durante il ciclo mestruale, a stipendio pieno.


Come funzionerà


Una norma che dà voce a un problema reale: «In Italia, i dati sulla dismenorrea sono allarmanti – si legge nel testo di legge – dal 60% al 90% delle donne soffre durante il ciclo mestruale e questo causa tassi dal 13% al 51% di assenteismo a scuola e dal 5% al 15% di assenteismo nel lavoro». Questo congedo, continua la proposta, «non può essere equiparato alle altre cause di impossibilità della prestazione lavorativa e la relativa indennità che spetta alla donna lavoratrice non può essere computata economicamente, né a fini retributivi né contributivi, all'indennità per malattia».


Le donne potranno usufruire del congedo solo presentando al datore di lavoro una certificazione medica specialistica che bisognerà rinnovare ogni anno, entro il 31 dicembre e presentare entro il 30 gennaio successivo.

Ne beneficeranno solo le donne lavoratrici «con contratti di lavoro subordinato o parasubordinato, a tempo pieno o parziale, a tempo indeterminato o determinato ovvero a progetto».


I precedenti


Nel nostro Paese, afferma l'Ansa, l'associazione “Monteleone Protezione civile” con sede a Briatico, nel Vibonese, ha adottato l'iniziativa lasciando le sue dipendenti nella più ampia autonomia: nel loro caso non serve nemmeno il certificato medico, ma basta una telefonata al datore di lavoro, senza mettersi in malattia, senza costi per lo Stato, né per l'Inps.

Lelia Zangara

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