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Fecondazione assistita, cosa prevede la legge italiana

Di Valentina Murelli
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04 Dicembre 2017
Sì all'eterologa, sì alla diagnosi preimpianto anche per coppie fertili portatrici di malattie genetiche, no alla PMA per coppie omosessuali e alla maternità surrogata. Negli anni, la legge 40  sulla fecondazione assistita ha subito molte modifiche: ecco come stanno oggi le cose e quali sono le prospettive per il futuro.

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A regolamentare il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) nel nostro paese è la Legge 40 del 2004. Una legge ampiamente contestata fin dall'inizio, tanto da essere oggetto, nel 2005, di un referendum abrogativo risultato senza esito per il mancato raggiungimento del quorum. Negli anni, la legge è stata sottoposta a varie e radicali modifiche in seguito a interventi da parte della Corte costituzionale, della Corte europea dei diritti dell'uomo o di singoli tribunali italiani.

 

Vediamo allora, punto per punto, cosa diceva la legge originaria e come stanno oggi le cose nel nostro paese.

 

Accesso alle tecniche di PMA

Secondo il testo originario della legge, l'accesso alla fecondazione assistita era riservato alle sole coppie sterili con componenti maggiorenni, di sesso diverso, coniugati o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambi viventi. L'infertilità o sterilità della coppia doveva essere certificata dal medico.

Nel 2015, però, una sentenza della Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di accesso alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili. "Divieto che era in evidente contrasto con la legittimità dell'interruzione terapeutica di gravidanza prevista dalla legge 194" sottolinea l'avvocato fiorentino Gianni Baldini, esperto di biodiritto e rappresentante di varie coppie e associazioni in numerose cause contro i divieti imposti dalla legge.

 

In pratica, prima del 2015 le coppie fertili portatrici di gravi malattie genetiche trasmissibili potevano decidere di interrompere l'eventuale gravidanza di un feto malato, ma non potevano accedere a tecniche per individuare embrioni sani da impiantare. Oggi non è più così.

 

Le tecniche di PMA rimangono precluse ai single, alle coppie omosessuali, alle cosiddette "mamme-nonne" (la legge non specifica un'età limite, ma i paletti del divieto sono fissati in corrispondenza di menopausa e andropausa). Vietata, inoltre, la fecondazione post mortem, cioè l'utilizzo degli spermatozoi di un marito o compagno deceduto.

 

Numero di embrioni impiantabili e conservazione di embrioni sovrannumerari
Secondo la versione originaria della legge 40, per ogni ciclo di fecondazione non si dovevano produrre più di tre embrioni, e tutti gli embrioni prodotti dovevano essere impiantati contemporaneamente. Da una parte, questo significava limitare la resa dei singoli cicli di fecondazione, perché si poteva tentare di fecondare al massimo tre ovociti per volta. Dall'altra, aumentava il rischio di gravidanze gemellari, che sono per definizione gravidanze più complicate.

 

Entrambi questi obblighi sono caduti con una sentenza della Corte costituzionale del 2009. Significa che oggi si possono produrre anche più di tre embrioni, ottimizzando così le procedure, ma non è necessario trasferirli tutti contemporaneamente: in genere, si preferisce trasferirne uno o al massimo due. Quelli prodotti in soprannumero e non impiantati possono essere crioconservati, cioè mantenuti congelati in azoto liquido.

 

Rimangono in vigore il divieto di utilizzo degli embrioni per fini di ricerca e sperimentazione e quello di clonazione degli embrioni

 

Diagnosi genetica preimpianto
La Legge 40 non la vietava esplicitamente, anche se il veto - poi caduto - era inizialmente contenuto nelle Linee guida emanate per la sua applicazione. Oggi la tecnica è consentita, sia per le coppie sterili, sia per quelle fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili. Si tratta in pratica di cercare eventuali anomalie genetiche o cromosomiche nei vari embrioni prodotti, al fine di individuare e impiantare in utero solo quelli sani.

 

Va detto però che, per quanto riguarda il settore pubblico, la possibilità di accesso a questa analisi è spesso più teorica che reale. Molti centri pubblici, infatti, non sono adeguatamente attrezzati per svolgere questo tipo di analisi, che viene dunque demandata alle strutture private, dove una diagnosi preimpianto può costare alcune migliaia di euro. In realtà, alcune sentenze hanno stabilito che se il centro pubblico non può offrire alla coppia questo servizio, dovrebbe comunque sostenerne i costi presso un centro privato, ma questi precedenti non garantiscono l'automaticità dell'iter.

In pratica, è possibile e non infrequente che, pur avendo i requisiti per accedervi, una coppia che richiede la diagnosi genetica preimpianto sia costretta a doverla effettuare in una struttura privata, a sue spese.

 

Fecondazione eterologa
Era seccamente vietata dalla legge 40, ma anche questo divieto è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, con una sentenza del 2014. "D'altra parte - sottolinea Baldini - se la sterilità è una malattia, con questo divieto la legge 40 impediva il ricorso alla terapia proprio per la sua forma più radicale, cioè la sterilità assoluta, che richiede il ricorso a gameti - ovociti o spermatozoi - esterni alla coppia". Senza contare l'elemento di discriminazione economica, perché chi se lo poteva permettere l'eterologa andava a farla all'estero, alimentando il fenomeno di turismo procreativo.

 

Un fenomeno che non si è del tutto esaurito: in Italia resta infatti molto difficile il ricorso all'ovodonazione, perché per varie ragioni sono molto poche, da noi, le donatrici di ovociti. I centri che effettuano fecondazione eterologa con ovociti donati possono farli arrivare dall'estero, ma alcune coppie preferiscono comunque recarsi direttamente in altri paesi.

 

L'accesso alla fecondazione eterologa è comunque consentito alle sole coppie eterosessuali, mentre è vietato alle coppie omosessuali

 

Dove farla
La legge prevede che gli interventi di PMA possano essere realizzati solo nelle strutture pubbliche e private autorizzate iscritte in un apposito registro dell'Istituto superiore di sanità.

 

Quanto costa
Da gennaio 2017, le procedure di PMA sono inserite nei nuovi LEA, i livelli essenziali di assistenza, secondo un regime di tipo ambulatoriale. Ma attenzione: "Nel caso di prestazioni ambulatoriali, i LEA diventano effettivi solo una volta che sono state definite le tariffe, e nel caso delle tecniche di PMA questo non è ancora successo". Significa che, di fatto, la PMA è ancora extra-LEA e ogni regione continua a regolarsi a sé, come è sempre avvenuto, con regioni che rimborsavano i servizi e altre che non le rimborsavano.

 

"A differenza di quanto accadeva in passato, però, praticamente non è più possibile per i cittadini di regioni che non rimborsavano queste prestazioni spostarsi in regioni che le rimborsavano per godere di questo beneficio" specifica l'avvocato. "Questo perché le regioni in rientro finanziario (per esempio tutte quelle del Sud) non possono rimborsare prestazioni sanitarie extra LEA, come sono ancora le prestazioni di PMA, fino ad approvazione delle tariffe".

 

Prospettive per il futuro - Il commento dell'avvocato Gianni Baldini
"Anche se sono stati fatti molti cambiamenti, l'impianto generale della Legge 40 rimane quello originario, cioè quello di un diritto 'pesante', fatto più per vietare che per regolamentare, e di fatto chiuso rispetto alle innovazioni tecnologiche che sono inevitabili in un campo come quello della riproduzione umana". Parola di Gianni Baldini, avvocato di Firenze, esperto di biodiritto e patrocinatore negli anni di varie cause (vinte) contro alcuni divieti imposti dalla Legge 40.

Dopo le modifiche che si sono susseguite negli anni, sarà inevitabile secondo Baldini mettere mano a una riforma complessiva della normativa, approvando una nuova legge che prenda atto delle innovazioni che già ci sono state, ma sia anche in grado di prendere posizione su alcune questioni che rimangono aperte. 

"Per esempio, quella relativa agli embrioni sovrannumerari congelati nei centri di ricerca. Al momento non si può fare altro che tenerli lì, anche se nessuno andrà mai a prenderli. Impossibile, invece, darli in adozione - come si può fare in Spagna - o donarli alla ricerca".

Per non parlare dell'eventuale possibilità di fecondazione eterologa per le coppie omosessuali. "Non si tratta di esprimere un giudizio sull'opportunità o meno che coppie omosessuali abbiano dei figli, ma arrivati a questo punto bisogna chiedersi se ha veramente senso vietare qualcosa che si può tranquillamente fare a Marsiglia, Salonicco, o Barcellona" afferma l'avvocato

O, ancora, la questione della diagnosi genetica preimpianto: "Sarebbe necessario che il legislatore presentasse un elenco delle malattie per le quali è possibile effettuare questa diagnosi, in modo che non ci sia discrezionalità tra centri diversi, ma neppure rischio di abusi, come potrebbe essere la selezione sessuale".

 

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