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Fecondazione assistita, evitare l'impianto di tre o più embrioni

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05 Marzo 2012
Secondo la Società europea di riproduzione umana ed embriologia, cresce il rischio di eventi avversi e non aumentano le probabilità di successo. Insomma meglio fermarsi a due embrioni
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In ogni ciclo di fecondazione assistita non dovrebbero essere impiantati più di due embrioni. Se si va oltre, non aumentano le probabilità di successo mentre crescono i rischi di eventi avversi perinatali.

E' questa la conclusione a cui è giunto uno studio prospettico condotto dall'Eshre (European Society of Human Reproduction and Embryology, la Società europea di riproduzione umana ed embriologia) su 124.148 cicli di procreazione assistita (e 33.514 bambini nati vivi) pubblicato sulla rivista The Lancet.

Come già indicato da precedenti studi, spiega l'Eshre, il trasferimento di due embrioni in pazienti con più o meno di 40 anni è quello con i tassi di nascita più alto, rispetto al trasferimento di un singolo embrione. E le chance di successo non aumentano con il trasferimento di più embrioni, mentre crescono i pericoli di eventi avversi. La conclusione dell'Eshre è quindi che dovrebbe essere evitato “il trasferimento di tre o più embrioni in utero. La decisione invece di impiantare uno o due embrioni dovrebbe essere basata su indicatori prognostici, come l'età della madre”.

Già nel 2008 l'Eshre aveva redatto un documento per ridurre l'incidenza di gravidanze plurigemellari, in cui il traferimento di un singolo embrione (set) in gruppi selezionati di pazienti era promosso come “il solo mezzo efficace per ridurre il tasso di gravidanze gemellari, associato ad una selezione degli embrioni di migliore qualità e un buon programma di crioconservazione”.

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