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Sentenze sulla legge 40

Fecondazione eterologa, i giudici: tutti hanno diritto a diventare genitori

fecondazione

11 Giugno 2014
Vietare la fecondazione eterologa, cioè con donatore esterno di ovuli o spermatozoi, significa colpire le coppie con problemi di salute e discriminare quelle economicamente più deboli. Questo è quanto espresso nella sentenza del 9 aprile scorso dei giudici della Corte costituzionale, di cui sono state depositate ieri le motivazioni

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Sono state depositate ieri le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, emessa il 9 aprile scorso, che ha dichiarato incostituzionale il divieto in Italia della fecondazione eterolloga, cioè con ovuli o spermatozoi di un donatore esterno, prevista dalla legge 40/2004.

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Nella sentenza i giudici scrivono che "impedire alla coppia sterile o infertile di utilizzare la tecnica di fecondazione eterologa è privo di adeguato fondamento costituzionale".

E si specifica che "la scelta della coppia di diventare genitori e di formare una famiglia che abbia anche dei figli costituisce espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi". Quindi la voglia di avere un figlio riguarda la sfera più intima della persona umana e non si può reprimere.

E la provenienza genetica non costituisce un requisito della famiglia stessa, come dimostra la regolamentazione dell'istituto di adozione.

Tra le altre motivazioni si legge anche che tale tecnica non comporta rischi per la salute dei donatori né dei donatari, purché eseguita in strutture specializzate. E come per la fecondazione omologa, "in materia di pratica terapeutica, la regola di fondo deve essere la autonomia e la responsabilità del medico, che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali”.

I giudici hanno anche definito la legge 40 irrazionale perché "la negazione assoluta del diritto a realizzare la genitorialità, alla formazione della famiglia con figli, con incidenza sul diritto alla salute" va a colpire le coppie affette dalle patologie più gravi e quindi è in contrasto con la ratio legis."

Inoltre questo divieto, secondo i giudici, introduce anche un elemento di discriminazione economica: l'eterologa di fatto viene impedita solo alle coppie che non possono permettersi di andare all'estero a fare questa terapia.

E ora L'Italia è pronta a partire. Infatti, pur venendo meno una legge, non si è creato nessun vuoto legislativo perché tutte le regole previste per la fecondazione omologa sono applicabili anche alla fecondazione di tipo eterologo.

E infatti sono sempre di più le coppie pronte ad accedere alla fecondazione eterologa. Lo riferisce Maria Elisabetta Coccia, presidente di Cecos Italia, che riunisce 16 centri per la procreazione medicalmente assistita.

"Noi siamo pronti" dice Coccia "sia sul piano tecnico che su quello normativo. Secondo noi le leggi ci sono già, possiamo raccogliere ovociti da donatrici che si sono sottoposte a procreazione assistita e ne hanno in sovrannumero, o chi li ha congelati e non li utilizza. Sulle banche del seme la questione è più complessa, ma oltre l'80% delle richieste di fecondazione eterologa sono femminili. Noi siamo pronti e attrezzati, ora aspettiamo solo il via libera del ministero".

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Ed è già nata anche la prima associazione di donatori volontari di gameti (ovociti o spermatozoi). Si chiama Associazione altruistica e gratuita di donazione dei gameti (Aidagg).

L'obiettivo dell'associazione è quello sia di informare le coppie fertili della possibilità di fare una donazione sia di vigilare su possibili abusi.

L'associazione ha anche stilato il vademecum per i donatori: potranno farlo uomini e donne tra i 25 e 35 anni, in buone condizioni di salute e in totale anonimato. Le donazioni saranno gratuite e volontarie, il numero di donazioni limitato e da ogni donatore non potranno risultare più di 6 gravidanze.

E per le coppie riceventi i gameti: non potranno scegliere il donatore e la donna non potrà avere più di 50 anni.

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