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PMA: "Non prendiamocela con noi stesse se non possiamo aver figli"

Di Sara De Giorgi
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1 agosto 2018
Quello della PMA (procreazione medicalmente assistita) può essere un percorso difficile e lungo. Abbiamo intervistato la scrittrice romana Debora Caruso, che ha pubblicato il libro "L'Aurora in un Diario. Il racconto della mia fecondazione assistita" per narrare la sua esperienza personale al riguardo e per incoraggiare le coppie che stanno per intraprendere il viaggio verso l'universo della PMA

Molte donne che desiderano la maternità ma non riescono ad avere figli si trovano, nella vita, ad avere a che fare con un percorso di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita). Spesso però il viaggio nell'universo della PMA può essere difficile e faticoso.

 

Ogni coppia affronta questa strada in maniera diversa. Validissimi sono i consigli delle donne che hanno intrapreso o terminato un percorso di PMA e che intendono far conoscere il modo in cui hanno svolto i vari trattamenti. A tal proposito abbiamo intervistato la scrittrice esordiente romana Debora Caruso, che ha pubblicato il libro L'Aurora in un Diario. Il racconto della mia fecondazione assistita (ilmiolibro self publishing, 12,75 euro) per narrare la sua esperienza personale al riguardo e per incoraggiare le coppie che stanno per intraprendere questa strada.

 

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L'Aurora in un Diario, un romanzo autobiografico sulla fecondazione assistita

 

Debora Caruso racconta di aver avuto l'idea di scrivere il libro L'Aurora in un Diario poiché sentiva la necessità di condividere con gli altri la sua esperienza. «Sono una persona molto riservata e autonoma, non è mia abitudine confidarmi con familiari o amici circa gli ostacoli che si presentano nella mia vita. Il libro nasce quindi dal bisogno di esternare, in primis a me stessa, le sensazioni che ho provato durante il mio primo ciclo di fecondazione assistita».

 

Il testo è nato dapprima come un diario personale, nel quale giorno dopo giorno la scrittrice annotava le esperienze e le emozioni vissute. In particolare, Debora spiega: «A scrittura ultimata ha pensato che se lo avessi lasciato chiuso in un cassetto, avrei continuato a non condividere i miei sentimenti con nessuno. Ho deciso quindi di pubblicarlo sia per vincere questa mia eccessiva riservatezza e autocontrollo, sia per dare un appoggio morale alle donne che stanno affrontando il mio stesso percorso. Il libro racconta del mio approccio al mondo della Procreazione Medicalmente Assistita, dalla scoperta dell'infertilità al completamento del primo ciclo di fecondazione».

 

 

Cosa vuol dire affrontare un percorso di PMA?

 

Quando si affronta un percorso di PMA ci si affida alla scienza per tentare di ottenere una gravidanza che in modo naturale non si riuscirebbe ad avere. Esistono varie tecniche di PMA (per citarne alcune: IUI, FIVET, ICSI, TESE) ed ognuna si applica in base al problema riscontrato.

 

«Nel mio caso i medici hanno optato per la FIVET (Fertilizzazione In Vitro con Embryo Transfer): si tratta di una fecondazione in vitro dell'ovulo con successivo trasferimento dell'embrione formato nell'utero della donna. Un percorso di PMA inizia con una consulenza nel centro medico scelto, durante la quale si riceve una lista di esami del sangue da effettuare e un piano terapeutico a base di ormoni da assumere in preparazione della procedura. A terapia ultimata si procede al prelievo degli ovociti prodotti dalla donna e alla fecondazione in vitro con il seme dell'uomo. Gli embrioni vengono tenuti in coltura per alcuni giorni per poi procedere con il trasferimento in utero degli embrioni sopravvissuti», ha raccontato Debora.

 

 

L'esperienza più emozionante e quella più difficile durante il percorso di PMA

 

L'esperienza più emozionante per la Caruso è stata sicuramente il momento in cui i medici hanno trasferito l'embrione in utero. «La procedura viene effettuata sotto controllo ecografico, quindi ho potuto vedere dal monitor una gocciolina luminosa, nella quale era contenuto l'embrione, che rotolava e si muoveva piano piano nella mia pancia. In quel momento le emozioni sono state tantissime e credo le più belle, finalmente stavo provando la sensazione di diventare mamma, di avere una minuscola vita dentro di me».

 

L'esperienza più difficile per Debora è stata invece accettare il fatto di non poter avere figli e di dover ricevere aiuto da qualcuno per riuscire in una cosa così naturale come la gravidanza.

 

«Ci si sente di colpo diverse e quasi affette da una malattia incurabile, ci si sente private delle emozioni che solo una mamma può provare. Anche se è stata l'esperienza più difficile in assoluto credo però che sia stata quella a me più utile: ho capito che è importantissimo e indispensabile elaborare e accettare questa situazione, tramutarla in una consapevolezza interiore per affrontare la PMA con una maggiore sicurezza e con serenità».

 

 

Autoironia prima di tutto. Ma anche autostima e conforto

 

Il libro non racconta un percorso di sola sofferenza: tra le righe del diario c'è una buona dose di autoironia, che le è stata di grande aiuto. «Ho iniziato a pensare che avrei potuto aiutare altre donne che stavano vivendo la mia stessa situazione. Il racconto della mia storia è stata una terapia per me e sicuramente sarà un supporto per le donne che stanno percorrendo una strada simile».

 

«Il messaggio che voglio trasmettere con il libro è un messaggio di autostima e di conforto: noi donne nasciamo già mamme anche se non abbiamo figli nostri. Non dobbiamo arrabbiarci con noi stesse se non possiamo averne. Noi siamo già madri: dei nostri compagni, dei nostri fratelli o sorelle e a volte siamo madri dei nostri stessi genitori. Non serve arrabbiarsi con il mondo o con se stesse se non si riescono ad avere dei figli, né sentirsi vittime», ha sostenuto.

 

 

Alcuni consigli per le coppie che stanno affrontando il percorso di PMA

 

Debora ha avuto modo di incontrare altre donne come lei e ha notato che in loro c'è molta rabbia: tante si sentono malate, demoralizzate, incapaci e a volte anche il rapporto di coppia ne risente. Ed è per questo motivo che il consiglio per tutte le donne e gli uomini in procinto di ricorrere alla PMA è quello di vivere questo percorso uniti, pensando a esso come qualcosa di bello.

 

«Ditevi: "Stiamo cercando di avere dei figli! Siamo solo un po’ più sfortunate delle altre coppie che ci riescono subito, ma raggiungere il risultato sarà sicuramente molto emozionante, forse anche di più". La sofferenza, la tristezza e la paura di non farcela ci saranno, è innegabile, ma non devono diventare una sensazione di fallimento: prima di iniziare questo percorso dovete essere emotivamente pronti a farlo e dovete mettere in conto il fatto che i figli potrebbero anche non arrivare mai. Se non sarete pronti emotivamente a questo, il senso di fallimento e di compassione sarà sempre lì a farvi compagnia», ha concluso.

 

Per maggiori informazioni, consultate la pagina Facebook del libro "L'Aurora in un Diario".