Infertilità

Un figlio in provetta, le risposte ai vostri dubbi

Di Franco Teruzzi
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5 giugno 2009
Le stimolazioni ormonali fanno ingrassare e causano sbalzi d'umore? Chi si sottopone a pma corre rischi per la salute? Perché ci sono così tanti parti gemellari? Ecco le risposte alle domande che tante donne si pongono prima di ricorrere alla fecondazione assistita.

I dubbi attorno alle tecniche di fecondazione assistita sono tanti. Come abbondano luoghi comuni e paure immotivate che spesso frenano le coppie (e soprattutto lei, sulla quale inevitabilmente ricade il compito di ‘rimediare’ a una infertilità di coppia) facendo perdere tempo prezioso. Abbiamo provato a selezionare le domande che tutte le donne, prima di affrontare in modo ‘medicalizzato’ i propri problemi di infertilità, in genere si pongono.

 

  • Le stimolazioni ormonali hanno effetti collaterali? È vero che fanno ingrassare e causano sbalzi di umore? Le stimolazioni ormonali possono causare disturbi come l’aumento di peso o oscillazioni dell’umore. Sono sintomi che variano da soggetto a soggetto e molto legati al dosaggio. Comunque, e non è scontato che si manifestino. In linea generale, è normale una condizione di ritenzione idrica (che può dare aumento di peso nell’ordine di 1-1,5 kg). Se il peso acquisito è maggiore è perché si possono avere cambiamenti nel desiderio/consumo di cibi particolari, come i carboidrati.

  • La donna che si sottopone a PMA corre rischi per la sua salute futura? Quanti cicli (con stimolazione ormonale) possono essere sopportati dall’organismo senza conseguenze pericolose? Gli studi a disposizione sulle patologie ormono-indotte sono finora rassicuranti. Ma occorrono ancora migliaia di donne da seguire nel tempo per avere numeri che confermino il dato. Precauzionalmente non si consiglia di fare più di 5 super-stimolazioni (quelle in cui si recuperano più di 10 oociti).

  • Dopo i 40 anni quali sono le percentuali i successo? La fertilità nella donna cala poco a poco fino ai 40 anni, ma dopo quell’età il calo diviene repentino fino ai 45 e quindi drastico dai 45 ai 50 circa. Le probabilità di successo della PMA sono strettamente correlate con questo calo e migliorerebbero con la donazione degli ovociti, tecnica proibita in Italia. Dopo i 45 anni la PMA può essere praticata, ma le probabilità di successo diventano esigue.

  • Dopo i 40 anni la PMA è più stressante a livello psicofisico? Lo stress della PMA dopo i 40 anni è sicuramente notevole. La maturità non aiuta a elaborare i fallimenti e ‘il poco tempo’ a disposizione rende tutto più frustrante.

  • Di quanti ovociti dispone una donna nel corso della sua vita? La sovrapproduzione per effetto delle stimolazioni ormonali può portare a una menopausa precoce? Il numero degli ovociti di ciascuna donna è determinato geneticamente. Che le stimolazioni ormonali della PMA possano accelerare il ‘consumo’ dei follicoli e quindi anticipare la menopausa è una paura diffusa e in linea teorica potrebbe avere un fondamento. Gli studi effettuati finora però dimostrano che l’età media in cui si manifesta la menopausa in donne sottoposte anche a più cicli di PMA è attorno ai 50 anni e comparabile con quella delle donne mai sottoposte a stimolazione ormonale. Anche i sintomi menopausali appaiono non correlati alle stimolazioni ovariche (Fonte: K Elder, T Mathews, E Kutner, E Kim, D Espenberg, M Faddy, R Gosden - Impact of gonadotrophin stimulation for assisted reproductive technology on ovarian ageing and menopause - Reproductive BioMedicine Online 2008 Vol. 16 No.5. 611­616).

  • Come ci si può preparare alla fecondazione assistita? Ci sono terapie di contorno che possono favorire l’esito di una PMA. In particolare si consiglia l’assunzione di integratori come l’acido folico e antiossidanti. Anche la pratica dell’agopuntura (fonte : Paulus et al, Fert Ster 2002, 2003 Stener-Victorin Hum Repr 2003) sembra dare effetti positivi nel favorire l’attecchimento dell’embrione. Dopo l’impianto dell’embrione anche una dieta senza alimenti fermentati (pane, pizza, dolci ecc.) può favorire l’attecchimento.

 

Le domande e risposte proseguono nella pagina seguente

 

  • Ci sono farmaci che interagiscono negativamente con la PMA? È difficile che ci siano interazioni negative dovute a farmaci. Tra quelli di uso comune bisogna porre attenzione a quelli contenenti cortisone (ad esempio alcuni antidolorifici, broncodilatatori, antistaminici). Chi fosse in cura regolare per patologie particolari (ad esempio malattie autoimmuni) deve naturalmente precisarlo prima della PMA.

  • Che cosa fare se dopo ripetuti tentativi non si resta incinta? Se gli embrioni si formano ma non attecchiscono, per esempio o altro ancora... Dopo il fallimento di un impianto si fa un esame isteroscopico con biopsia endometriale per escludere ostacoli anatomici o tessutali. Si indagano poi le patologie della coagulazione (trombofilia), la tolleranza al glucosio e la funzione tiroidea.

  • Si possono congelare gli ovociti? E quanto durano? È possibile, nonché promettente, congelare gli ovociti. L’Italia, anche in seguito ai limiti imposti dalla legge 40 per il congelamento degli embrioni, è all’avanguardia in questo campo e si stanno ottenendo ottimi risultati con la tecnica delle ‘vetrificazione’. Questa tecnica elimina l’acqua contenuta nella cellula e la sostituisce con un liquido apposito prima del congelamento istantaneo in azoto. Grazie a ciò la percentuale di sopravvivenza allo scongelamento è superiore al 70%. Si consiglia il loro utilizzo entro i 5 anni dal congelamento.

  • Il fatto che lo spermatozoo che feconda l’ovocita (specialmente con la tecnica Icsi) sia scelto dal biologo casualmente incide sulla salute del feto? Ci sono cioè maggiori rischi di aborto spontaneo, problemi fetali, o di figli con problemi genetici con la PMA? La percentuale di malformazioni congenite è di circa il 2%. I nati dopo ICSI presentano un aumento del rischio relativo di alcune patologie malformative. Questo si traduce in un aumento del rischio assoluto di circa 1.2% ( cioè sale a circa il 3.2%). Sono gravidanze mediamente più soggette a complicanze. Il punto è: è la tecnica che espone a rischi maggiori? O non è piuttosto la popolazione in cui la metodica viene utilizzata a essere a maggior rischio? Probabilmente è quest’ultimo fattore quello determinante (basti pensare all’età media dei pazienti, alle dispermie gravi a causa delle quali non potrebbero riprodursi, alle patologie ginecologiche associate: miomi, dismetabolismi ecc).

  • È vero che ci sono altissime probabilità di parto gemellare? La gravidanza gemellare è ritenuta la complicanza più frequente nella PMA. I dati (fonte: Registro Europeo sui Concepimenti Assistiti ESHRE) dicono che in Italia nel 2001 su 100 parti da PMA circa il 22% erano gemellari e di questi meno del 3% plurigemellari (nelle gravidanze normali i gemelli sono l’1,25%). Ma dal 2004 i gemelli sono aumentati in maniera significativa, in seguito al divieto di congelamento embrionario e all’obbligo del simultaneo impianto di tutti gli embrioni ottenuti. Una quota rilevante di gemelli non è censita a livello del registro nazionale della PMA poiché nati con l’uso di terapie ormonali effettuate da parte di medici non specializzati (la semplice induzione dell’ovulazione non è considerata assistenza alla fecondazione e quindi qualunque medico, in teoria, può somministrare gli ormoni necessari).

 

(Con la collaborazione di Luciana De Lauretis, responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assisitita dell’Istituto Clinico Città Studi)