Il reportage

Vado negli Usa e affitto l'utero

usa
08 Luglio 2008
Negli Stati Uniti le coppie senza figli possono rivolgersi ad agenzie, medici, madri in affitto, donatori di sperma e ovuli. L'industria della fecondazione assistita vanta un fatturato annuo di diversi miliardi di dollari, nel 2000 sono venuti al mondo 35mila bambini.
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Cocktail chimico quotidiano

Sono passati quasi due anni da quando Marco Serra ha fatto l'ultima iniezione a sua moglie Michaela. C'erano periodi in cui le faceva un'iniezione al giorno - nella coscia, nella pancia, nel sedere.

Inseminazione artificiale negli Stati Uniti? E' permesso quasi tutto

A volte quando Michaela rincasava dal lavoro apriva la porta spingendola col sedere e diceva: "Caro, dov'è la mia dose?" Marco in genere era già in corridoio ad aspettarla con la siringa in una mano e la medicina miracolosa nell'altra. Così, con brevi interruzioni, è andata avanti per quasi dieci anni, fino al settembre 2001. Poi alla fine Michaela ha deciso non prenderla più.

La sostanza era legale - Lupron, Pergonal, Fertinex. In fondo non è proibito restare incinte con l'aiuto dell'industria farmaceutica. Se si tratta di sterilità, negli Stati Uniti è permesso quasi tutto. I coniugi Serra dopo quattro inseminazioni artificiali, otto tentativi di fertilizzazione in vitro (IVF), un trasferimento di citoplasma e una donatrice di ovuli, sono ancora senza figli - e con circa 250.000 dollari in meno. In compenso hanno prodotto nove embrioni che sono custoditi congelati in un laboratorio. Per questo servizio pagano 500 dollari all'anno. Ciò che verrà fatto con gli embrioni è per ora oggetto di discussione tra i due coniugi.

Michaela Serra ha 48 anni. Da fuori non si vedono le torture che ha inflitto al proprio corpo. È magrissima e ha di nuovo la taglia 40 anziché la 46 che portava quando "prendeva il Lupron ed è lievitata come una torta". Parla con la concentrazione di una donna con un'agenda fitta di appuntamenti, e guadagna a sufficienza da non indebitarsi nel tentativo di avere un figlio proprio. Michaela Serra a Manhattan ha un ottimo nome come kinesioterapeuta, che ha tuttavia chiesto non fosse reso noto in questo articolo. Marco Serra, anche lui di 48 anni, aspetta ancora di sfondare come scrittore, per cui il suo contributo all'economia familiare è piuttosto ridotto.

Felicità su misura?

Bisogna essere stati in una sala d'aspetto di New York per capire come il desiderio di avere un bambino si possa trasformare nella pretesa di avere la felicità fatta su misura.

Negli Usa ci sono oltre 400 cliniche per la procreazione assistita

Avvocatesse, giornaliste, agenti di borsa o donne benestanti con quattro incarichi onorifici: tutte qui per il prelievo di ovuli o per l'esame del sangue, tutte sulla soglia o oltre i 40 anni, tutte pompate di ormoni, tutte con la stessa sicurezza negli occhi.

Negli Stati Uniti ci sono oltre 400 cliniche per la procreazione assistita. In nessun altro luogo l'affluenza potrebbe essere altrettanto alta e l'attesa grande come a New York, dove le persone sono più impazienti che altrove. Si offre di tutto: su internet le donne sole o le coppie lesbiche possono scegliere gli spermatozoi, classificati per caratteristiche genetiche, quoziente intellettivo e carattere del donatore, che vengono poi consegnati dai corrieri in una notte, motivo per cui si parla anche di "overnight-male", l'uomo di una notte.

Se si cercano degli ovuli stranieri invece, nelle cliniche universitarie le studentesse vendono i propri ovuli per 7mila dollari o più. Le agenzie forniscono le madri in affitto nel caso in cui la cliente non possa - o non voglia - partorire. Costo: circa 50.000 dollari. Per chi cerca una variante più economica, è possibile "adottare" ossia, per "soli" 3.000 dollari, farsi impiantare l'embrione di un'altra coppia.

35mila americani concepiti artificialmente

Gli Stati Uniti sono l'unico Paese in cui la "procreazione assistita" è regolata principalmente dalle leggi di mercato. L'industria della procreazione ha un fatturato annuo di vari miliardi di dollari. Circa 100mila volte, nel 2000, sono stati impiegati dei tecnici della riproduzione artificiale, e 35mila bambini sono venuti al mondo con la fecondazione artificiale, donazione di ovuli, donazione di sperma o madri in affitto.

Circa 6 milioni di uomini e donne americane sono afflitti da problemi di infertilità

Ciò rappresenta sinora solo l'1% delle nascite annuali Usa, ma l'industria della procreazione è in crescita. Questo perché circa sei milioni di uomini e donne americani sono afflitti da infecondità. Inoltre le donne in carriera continuano a rimandare la gravidanza, andando a formare un parco clienti pressoché sterminato. Le severe leggi straniere garantiscono inoltre a questo mercato un afflusso crescente di clienti internazionali, soprattutto giapponesi, tedeschi, italiani, latino-americani e russi.

Leggi anche: Le tecniche di procreazione medicalmente assistita vietate in Italia

Il reportage prosegue nella seconda pagina

Genitori sempre più vecchi

Sono le dieci di venerdì mattina. Nel Center for Women's Reproductive Care, a Broadway, Mark Sauer incontra due collaboratrici. Sauer è uno dei guru della medicina riproduttiva, sprezzante verso i tabù e la bioetica.

L'uomo ha il desiderio naturale di avere un erede

Nel 1991 Mark Sauer è finito per la prima volta in prima pagina per aver aiutato Jonie Mosby Mitchell a restare incinta con iniezioni di ormoni, donazione di ovulo e fertilizzazione in vitro - la fusione in fiala di ovulo e spermatozoi e l'impianto dell'embrione così ottenuto nell'utero -. Jonie Mosby Mitchell aveva 52 anni.

Oggi in Sauer si insinua talvolta il dubbio che il fatto che i genitori siano già pensionati quando i figli cominciano ad andare a scuola non sia forse il presupposto per una famiglia felice. "Ma l'uomo", dice laconicamente il dottore, "ha l'inalienabile necessità di avere un erede".

Sauer cura ogni anno circa 150 clienti sterili - oppure persone che dopo un paio d'anni di vani tentativi di sesso non protetto hanno perso la pazienza. I coniugi Serra si sono rivolti per la prima volta a Sauer nel 2000. Michaela aveva già 45 anni, si era già sottoposta a sette cicli di IVF ed era pronta al passo successivo: rimanere incinta di un bimbo concepito nella capsula di Petri con il seme di Marco e l'ovulo di una donatrice. Costo: circa 20.000 dollari.

Un privilegio per ricchi?

Se si fossero rivolti a Sauer un anno prima avrebbero potuto scegliere un'opzione più economica: embrioni fatti in casa. Le casse previdenziali americane infatti, se lo fanno, sostengono le spese solo per il primo ciclo di IVF. Donazione di ovulo, madri in affitto e altri sussidi sono a spese del singolo. Il presunto "diritto alla procreazione" è dunque diventato un privilegio per ricchi. Ciò aveva suscitato già da tempo le ire di Mark Sauer, che si colloca politicamente tra le file dei liberali.

Un giorno, ritrovandosi con degli ovuli destinati a una donna che all'ultimo momento non si era presentata, ha ordinato un paio di provette a una banca del seme e ha fatto unire ovulo e spermatozoi nella capsula di Petri. Per la scelta dei criteri si è limitato ad opzioni grossolane: biondo con occhi azzurri o capelli neri e occhi scuri. Sauer offriva poi in "adozione" questi embrioni a coppie benestanti. I futuri genitori non avevano la possibilità di scegliere in modo più dettagliato le caratteristiche genetiche e pagavano solo i costi del trasferimento di questo germoglio di vita nell'utero della donna: 2.700 dollari. Si trattava, per così dire, di modelli preconfezionati.

Facciamo tutto il possibile

Sauer, beninteso, non aveva commesso alcun reato.

Negli Usa le leggi sulla fecondazione assistita sono poco restrittive

Negli Stati Uniti non c'è nessuna legge e nessun tribunale che impediscano ai medici di creare embrioni a proprio piacimento, a condizione che abbiano il beneplacito della donatrice dell'ovulo.

"Fondamentalmente se un esperimento ha funzionato sugli animali, viene provato anche su una donna", scrive Lori Andrews, docente di diritto e cronista critica dell'industria americana della procreazione. Si trattava di "imparare facendo", indipendentemente dal fatto che si trattasse di stimolazione ovarica, iniezione intracitoplasmica dello sperma (ICSI), come viene chiamato in gergo tecnico l'introduzione di un singolo spermatozoo nell'ovulo, o di trasferimento dell'embrione. I legislatori dei singoli Stati non hanno imposto pressoché alcun limite alla medicina riproduttiva.

Nel 1978, poco dopo la nascita di Louise Brown, la prima bimba nata da IVF, il Parlamento dell'Illinois emanò una "legge intimidatoria" che imponeva a tutti i medici l'obbligo di assistenza agli embrioni che producevano mediante IVF. Un tribunale federale poco dopo decretò questa legge anticostituzionale; da allora gli Stati federali procedono, in materia di medicina della procreazione, in base a due principi. Primo: facciamo il possibile. Secondo: di eventuali problemi se ne occuperanno i tribunali.

Parti plurigemellari alle stelle

Una conseguenza di questa politica del lassismo è la rapidissima crescita delle gravidanze plurigemellari. Negli Stati Uniti non c'è alcuna legge che limita il numero degli embrioni che possono essere impiantati in una paziente di IVF. Quanti più, tanto meglio, diceva inizialmente il motto. Anche oggi si impiantano solitamente, anche in donne avanti con l'età, cinque o sei embrioni secondo l'idea che almeno uno riuscirà.

È normale impiantare cinque o sei embrioni nelle donne più anziane

Le conseguenze in parte tragiche delle gravidanze plurigemellari indotte artificialmente sono evidenti nelle sale parto, dove vengono curati i bambini nati prematuri e con danni gravi per la salute, o nelle cliniche e studi medici dove le donne vanno per la "riduzione selettiva", che prevede l'uccisione di uno o più embrioni in modo tale che gli altri abbiano maggiori probabilità di svilupparsi correttamente.

Il reportage si conclude nella terza pagina

Donatrici di ovuli e madri in affitto

Wilshire Boulevard è la strada dei "negozi" di bambini di Los Angeles. Tra le palme e i prati perfettamente curati si nasconde, al numero 5455, il CHA Fertility Center del Doktor Thomas Kim, che offre non solo la fertilizzazione in vitro, ma anche la modernissima tecnica del congelamento.

Mio marito voleva che la donatrice avesse gli occhi verdi come i miei

Un paio di isolati più avanti, al numero 5757, si trova l'ufficio di Growing Generations, un'agenzia per chi desidera avere figli dedicata agli omosessuali. Al numero 4727, interno 600, c'è la targa di Shelley Smith, M. F. C. C., un'abbreviazione che sta per Marriage, Family and Child Counselor, "Consulenza per Matrimonio, Famiglia e Figli". Shelley Smith procura donatrici di ovuli e madri in affitto.

Tredici anni fa in sogno ha avuto l'ispirazione di rinunciare alla carriera poco brillante di attrice televisiva per darsi al commercio di ovuli. Ha messo un annuncio su un giornale per attori e ha trovato le prime donatrici. Alcuni medici erano pronti a consigliare alle coppie senza figli di rivolgersi a lei. La situazione giuridica allora era ancora "un po' confusa". Le donatrici di Shelley Smith sottoscrivevano il giorno della donazione un documento che le imponeva di rinunciare al diritto di provvedere ai potenziali bambini che sarebbero nati dal suo ovulo. Gli acquirenti dal canto loro rinunciavano per iscritto che si sarebbero presi cura del bambino.

I coniugi Serra hanno saputo dell'agenzia della Smith tramite amici. Per tre mesi avevano studiato su internet decine di atti; ognuno conteneva una foto della potenziale donatrice e informazioni sulla sua struttura fisica, provenienza etnica, formazione scolastica, anamnesi, hobby e una valutazione psicologica.

"Mio marito voleva che la donatrice avesse gli occhi verdi come i miei" dice Michaela Serra. "Io volevo che fosse intelligente". Alla fine la scelta è caduta su una donna dagli occhi verdi del Minnesota di origini tedesco-portoghesi-francesi che qui chiamiamo Tiffany per motivi di anonimato. Nel questionario, alla voce "I miei libri preferiti" non aveva messo la Bibbia come molte altre candidate, ma lo scrittore Paolo Coelho. Le preferenze letterarie non si ereditano geneticamente, ma Marco Serra l'ha trovato comunque tranquillizzante.

AAA donatrici cercasi

Negli Stati Uniti il commercio di parti del corpo è vietato, ma spermatozoi e ovuli non rientrano sotto questa legge.

Gli ovuli di donne belle e intelligenti arrivano a costare anche 50 mila dollari

Per la vendita di ovuli Shelley Smith calcola 9mila dollari, di cui 5mila vanno alla "donatrice" e 4mila alla sua agenzia - per spese legali, assicurazione, valutazione psicologica e medica delle donatrici. È un prezzo conveniente se si pensa che le coppie che cercano autonomamente delle donatrici mettendo annunci sui giornali studenteschi delle università di èlite offrono, a donne particolarmente belle e intelligenti, somme fino a 50mila dollari.

Nonostante questi lauti onorari, la American Society for Reproductive Medicine (ASRM) continua ad usare l'eufemismo "donatrice" e suggerisce un modello contrattuale in cui la donatrice non viene ricompensata solo per gli ovuli ma anche per "il dispendio di tempo, i disturbi affrontati e il rischio".

Ed effettivamente la procedura può essere dolorosa e pericolosa: la donatrice deve sincronizzare il proprio ciclo con quello della destinataria dell'ovulo, il che avviene solitamente mediante menopausa indotta artificialmente. Poi, come la paziente di IVF, deve sovrastimolare le ovaie con iniezioni di ormoni che le fanno spesso gonfiare notevolmente il basso ventre.

L'ultima iniezione serve a indurre l'ovulazione. Tutto ciò avviene senza alcuna assistenza medica, e la donatrice deve farsi da sola le iniezioni. 36 ore dopo va in una clinica dove, mentre è sotto un leggero sedativo, le vengono aspirati gli ovuli. L'ASRM consiglia di non ripetere questa procedura per più di sei volte. Le possibili conseguenze sono ancora sconosciute.

Secondo Shelley Smith le donatrici di ovuli sono giovani donne consapevoli che fanno del bene e che vogliono provare qualcosa di fuori dalla norma. Dice che per lei è stato imbarazzante dover istituire, poco tempo fa, una "premier category" fatta di candidate "accuratamente selezionate" la cui "donazione" ha portato più volte alla gravidanza. L'onorario per queste donatrici è di 7.500 dollari. Ciò non si addice del tutto allo spirito della ditta, ma la Smith aveva paura, a fronte dell'esplosione dei prezzi sul mercato, di apparire improvvisamente come un'opzione sottocosto.

La ragione come sempre si vede dal successo. "Le ragazze Premier vanno a ruba tra le clienti." 300 piccole schede con tanto di fototessera, caratteristiche di discendenza e massa corporea sono affisse alla "parete donatrici" dell'agenzia, suddivise per categoria "bionda", "bruna", "asiatica", "afroamericana", e "premier". Sembra la raccolta di foto dell'ultimo anno delle superiori, con Shelley Smith come direttrice materna e con il fiuto per gli affari. "Anche quando comprate una macchina volete prima vedere la scheda tecnica e sapere di quali accessoria sia dotata."

Maschietto o femminuccia?

All'Huntington Reproductive Center di Los Angeles i medici hanno tolto a Tiffany, la donatrice dei Serra, 12 ovuli. Nove li hanno fecondati con il seme del Signor Serra, tre per sicurezza le hanno trattate con un secondo metodo, ossia prelevandogli il citoplasma, la sostanza contenuta nella cellula. Questo è stato aspirato in una pipetta che conteneva il seme di Marco, poi il tutto è stato iniettato in un ovulo di Michaela per ringiovanirlo. Nella capsula di Petri c'erano adesso degli ovuli fecondati cui avevano contribuito tre persone.

Con un contributo aggiuntivo si può scegliere il sesso del bambino

Marco Serra ha richiesto alla clinica la selezione del sesso del nascituro a una tariffa aggiuntiva di 250 dollari. "Preferisci una bambina o un bambino?", ha chiesto alla moglie. Lei era seduta sulla sedia del ginecologo, ancora leggermente sotto sedativo dopo il prelievo dell'ovulo, e ha detto solamente: "Fai come vuoi". "Vorremmo avere un maschietto", ha detto Marco Serra all'embriologo. La gravidanza però non è andata in porto: dei tre ovuli "ringiovaniti" fecondati neanche uno è sopravvissuto al trattamento.

Nel frattempo la Food and Drug Administration ha posto dei limiti al trasferimento di citoplasma, con grande rabbia dei medici impegnati nel campo della fecondazione assistita. Un paio di giorni dopo a Michaela Serra sono stati impiantati tre degli embrioni prodotti "convenzionalmente", prodotto degli ovuli di Tiffany e del seme di suo marito. "Vieni a trovarci", aveva detto la coppia alla donatrice al momento di separarsi "quando avremo un bambino". Il trasferimento embrionale dell'Huntington Reproductive Center però non è andato a buon fine. Adesso i coniugi Serra vogliono fare l'ultimo tentativo: la madre in affitto.