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Maternità surrogata

Utero in affitto, coppia assolta. “Sono genitori tecnologici”

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09 Aprile 2014
Una coppia che aveva ottenuto la trascrizione in Italia dell’atto di nascita di un bimbo nato in India attraverso la maternità surrogata è stata assolta dall’accusa di alterazione di stato. Per il gup : “Con l’avanzamento della tecnologia, l’attribuzione della maternità e della paternità non è più un fatto naturale ma un fatto istituzionale”

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La scienza cambia il concetto di maternità, e quindi anche la legge deve prenderne atto. Così il gup di Milano, Gennaro Mastrangelo, ha assolto dall’accusa di “alterazione di stato” una coppia che aveva ottenuto la trascrizione in Italia dell’atto di nascita di un bimbo nato in India attraverso la maternità surrogata, e diventato figlio dei due attraverso l’atto burocratico. (Leggi Fecondazione assistita all'estero)

I due milanesi, lui 48enne e le 54enne sterile per le cure oncologiche alle quali era stata sottoposta, nel dicembre 2011 avevano deciso, spiega il giudice nelle motivazioni, “di recarsi in India per procedere a fecondazione eterologa con materiale genetico donato dall’uomo e donazione anonima dell’ovocita” da parte di una donna indiana, mentre una terza donna, sempre indiana, ha portato avanti la gravidanza.

Quando il bimbo è nato, i due milanese l’hanno riportato in Italia, dichiarando però alle autorità che il piccolo era figlio naturale della 54enne: una “dichiarazione mendace”, questa, per la quale i due sono stati condannati a un anno e quattro mesi (con la sospensione della pena), mentre sono stati assolti dalle altre accuse: il bambino, dunque, resterà loro figlio a tutti gli effetti, dato che anche il Tribunale per i Minorenni di Milano ha bloccato la procedura di adottabilità aperta quando la vicenda è finita in Procura. (Potrebbe interessarti Legge 40, bocciato il divieto di fecondazione eterologa: è anticostituzionale)

Nelle motivazioni per l’assoluzione, il giudice sottolinea che “con l’avanzamento della tecnologia si è assistito all’avveramento della profezia di quel giurista inglese che, nella seconda metà dell’800, delineando le linee evolutive del diritto, coniò la famosa espressione ‘from status to contract’”, e anche il diritto di famiglia “è stato investito dalla dissociazione tra il dato naturale della procreazione e la contrattualizzazione delle forme di procreazione, quest’ultimo fenomeno variamente normato dai sistemi giuridici nazionali”. (Fecondazione assistita, le tecniche vietate in Italia)

Ecco quindi, sostiene il gup, che “la stessa definizione della maternità è ormai controversa”, e che “il dibattito intorno all’applicazione delle scoperte tecnologiche in materia di filiazione è assolutamente aperto nell’opinione pubblica, nelle scienze e nella bioetica”. Ma le “possibilità offerte dalla scienza in questa materia sono talmente vaste da potersi immaginare esiti tali da cancellare qualunque considerazione dei diritti del nascituro, che potrebbe diventare strumento per la soddisfazione del desiderio di genitorialità”.

Ad ogni modo, per via del progresso scientifico, secondo il giudice ormai viviamo in un mondo nel quale “l’attribuzione della maternità e della paternità non è più un fatto naturale ma un fatto istituzionale, dipendendo dalle scelte del legislatore” e “mettendo, come ha messo, il diritto con le spalle al muro, nella penosa scelta di tutelare il minore e di non privarlo dei suoi genitori ‘tecnologici’”. (Leggi anche Fecondazione assistita nella mente e nell'anima)

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