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Fecondazione eterologa: cos’è, chi può accedervi e come funziona in Italia

di Francesca De Ruvo - 27.05.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Dal 2014 in Italia è possibile ricorrere alla fecondazione eterologa: una grande opportunità per le coppie infertili che sognano di avere un figlio

La fecondazione eterologa è una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA) a cui si può ricorrere in caso di infertilità assoluta e che prevede l'utilizzo di gameti (il seme maschile e/o l'ovulo femminile) provenienti da un donatore esterno alla coppia. Con la legge 40 del 2004, che regola la PMA in Italia, la fecondazione eterologa era stata vietata, ma sette anni fa la sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale ha sancito la piena legittimità di questa pratica medica. Dal 2014 ad oggi, sono migliaia le coppie che nuovamente nel nostro paese hanno potuto coronare il sogno di diventare genitori grazie alla fecondazione eterologa.

In questo articolo

Cos’è la fecondazione eterologa

Per alcune coppie il desidero di avere un figlio è davvero grande, ma esistono situazioni che di fatto rendono estremamente complessa la procreazione. In caso di sterilità comprovata, di uno oppure di entrambi i membri della coppia, si può ricorrere alla fecondazione eterologa.

"La fecondazione eterologa è quel tipo di fecondazione mediante inseminazione intrauterina o in vitro dove uno o entrambi i gameti utilizzati non appartengono alla coppia, ma provengono da un donatore e/o da una donatrice" spiega il Dr. Filippo Maria Ubaldi, Presidente della Società italiana di Fertilità e Sterilità-Medicina della riproduzione (SIFES-MR). Grazie a questo tipo di fecondazione, è possibile quindi aiutare numerose coppie sterili a concepire un figlio.

Quando considerare la fecondazione eterologa

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l'infertilità come l'incapacità di concepire dopo 12/24 mesi di regolari rapporti sessuali mirati (nei giorni di maggiore fertilità) non protetti. Un problema che in Italia riguarda circa il 15-20% delle coppie.

"Se dopo l'iter diagnostico-terapeutico emerge che la coppia infertile non ha gameti o non ha gameti competenti che possano offrire ragionevoli probabilità di successo (superiori all'1-2%), si può proporre il ricorso alla fecondazione eterologa" spiega il Dr. Ubaldi.

In particolare, si utilizza il seme di un donatore quando non è possibile trovare spermatozoi nell'eiaculato e nemmeno dopo prelievo testicolare, mentre si utilizzano gli ovociti di una donatrice quando la donna:

  • ha un'età avanzata, sopra i 44 anni, per cui la qualità intrinseca degli ovociti non permette ragionevoli probabilità di successo;
  • presenta una menopausa precoce.

La fecondazione eterologa, in determinate situazioni, può essere proposta anche quando i gameti (maschili e/o femminili) sono portatori di una mutazione genetica.

Come avviene la fecondazione eterologa

Le procedure vengono scelte in base alle problematiche della coppia e si suddividono in due livelli a seconda del loro grado di complessità.

1° LIVELLO: l'inseminazione intrauterina

L'inseminazione intrauterina eterologa è consigliata quando vi è un problema di sterilità maschile e la partner femminile ha un'età inferiore ai 35 anni. Si esegue introducendo il liquido seminale del donatore nella cavità uterina, facilitando così l'incontro tra gli spermatozoi e l'ovocita all'interno della tuba. "Se dopo due o tre inseminazioni la donna non rimane in gravidanza, allora potrebbe esserci anche un fattore di infertilità femminile e si passa alla fecondazione in vitro" spiega Ubaldi.

2° LIVELLO: la fecondazione in vitro

Le tecniche di secondo livello sono più complesse. Prevedono la fecondazione in vitro e il successivo trasferimento dell'embrione nell'utero. In questo caso l'ovulo femminile e/o lo spermatozoo maschile provengono da un donatore. L'unione dei due gameti avviene "in provetta" e una volta ottenuto l'embrione questo verrà trasferito nell'utero della paziente.

L'Istituto Superiore di Sanità fornisce una mappa dettagliata dei centri autorizzati in cui è possibile eseguire le procedure di procreazione medicalmente assistita (sia omologhe che eterologhe).

Cosa prevede la legge italiana

Grazie alla fecondazione eterologa tantissime coppie hanno potuto realizzare il sogno di diventare genitori, ma questa opportunità per circa 10 anni è stata negata alle famiglie italiane. Infatti, come spiega il Dr. Ubaldi, "fino al 2004 la fecondazione eterologa veniva eseguita nel rispetto delle normative nazionali e internazionali, ma con l'approvazione della legge 40/2004 questa pratica è stata vietata".

Solo nel 2014 una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato finalmente illegittima la parte della legge 40 del 2004 in cui si vietava il ricorso a una donatrice o a un donatore di gameti nei casi di sterilità. Così, con la sentenza numero 162, la Consulta ha dato il via libera alla fecondazione eterologa anche in Italia e oggi si stima che proprio grazie a questa procedura nel nostro paese siano nati circa 10 mila bambini.

In particolare, secondo il registro PMA dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), sono stati 601 i bimbi nati grazie alla donazione dei gameti relativamente ai trattamenti eseguiti nel 2015; poi 1.457 nel 2016, 1.737 nel 2017 e 2.002 nel 2018. In totale, 5.797 bambini, guardando agli ultimi dati disponibili. Ma mancano ancora i dati del 2019 e del 2020, e secondo il Dr. Ubaldi è realistico pensare che siano nati almeno altri 2mila bambini l'anno grazie alla fecondazione eterologa. "Senza contare poi che le stime non includono i bambini nati dai trattamenti effettuati all'estero anche dopo il 2014 quando la procedura non era più vietata in Italia" precisa Ubaldi.

Insomma, si tratta di una tecnica ampiamente accettata e utilizzata nel nostro paese, prevista anche nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e inserita quindi tra le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale eroga in forma gratuita o con il pagamento di un ticket (per donne con meno di 43 anni e massimo per 3 cicli). Ma la fecondazione eterologa incontra ancora oggi alcuni ostacoli, primo fra tutti la mancanza di donatori che rende impossibile soddisfare tutte le richieste.

La mancanza di donatrici

"In Italia c'è carenza di donatrici e ciò è dovuto essenzialmente a due ragioni – spiega il Dr. Ubaldi – la prima è la mancanza di una cultura alla donazione; la seconda è che non esiste alcuna forma di rimborso, nemmeno per le spese mediche, a beneficio dei donatori".

Nel nostro paese, infatti, le donazioni sono a titolo volontario e gratuito e quindi reperire gameti, soprattutto quelli femminili, è difficile. "Mentre la donazione di liquido seminale è semplice e l'uomo deve investirvi al massimo mezza giornata di lavoro, la donazione di ovociti è molto più complessa. La donna deve sottoporsi a un numero maggiore di analisi, deve sottoporsi a 15 giorni di stimolazione ovarica, e infine deve subire un piccolo intervento chirurgico" precisa Ubaldi.  È quindi comprensibile perché sia necessario ricorrere a gameti provenienti da banche straniere, prevalentemente dalla Spagna, dalla Grecia e da alcuni paesi dell'est Europa, dove sono previsti rimborsi economici.

Cosa non è previsto dalla legge italiana

In Italia restano in vigore alcune limitazioni come:

  • la fecondazione se un componente della coppia è deceduto;
  • il ricorso alla maternità surrogata;
  • il ricorso alla fecondazione eterologa per le coppie dello stesso sesso o per i single.

I requisiti per la donazione dei gameti

Per la donazione dei gameti devono essere rispettati alcuni requisiti:

  • le donatrici devono avere un'età compresa tra i 20 e i 35 anni, mentre i donatori tra i 18 e 40 anni;
  • i donatori (sia uomini che donne) devono essere sottoposti a esami specifici per valutare la presenza di patologie infettive e genetiche;
  • non è consentita la donazione tra parenti fino al quarto grado;
  • esiste un limite massimo di dieci nati con gli stessi gameti;
  • anonimato del donatore.

Il contributo della donatrice/donatore è unicamente di tipo genetico, da un punto di vista legale il genitore è colui che ha espresso la volontà di ricorrere alla tecnica di fecondazione assistita. Il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto, né essere titolare di obblighi. Tutti i dati, comprese le informazioni genetiche, sono resi anonimi in modo tale che né il donatore né il ricevente siano identificabili nel rispetto dell'anonimato e delle disposizioni della privacy (Decreto legislativo n. 191/2007).

Linee guida per le coppie riceventi

  • Per le coppie candidate alla fecondazione eterologa deve essere accertata l'esistenza di una condizione di sterilità comprovata di uno o di entrambi i membri della coppia;
  • possono accedere alla fecondazione eterologa solo i richiedenti maggiorenni, sposati o conviventi in modo stabile;
  • i riceventi non possono scegliere in alcun modo le caratteristiche fisiche dei donatori, ma hanno il diritto di ricevere le loro informazioni sanitarie in caso di necessità.

In ogni caso, per l'assegnazione dei gameti, le linee guida per la fecondazione eterologa raccomandano che le caratteristiche fenotipiche del donatore (colore della pelle, colore degli occhi, ecc.) siano compatibili con quelle dei familiari. Bisogna quindi garantire alcuni criteri, come il rispetto dell'etnia e del gruppo sanguigno.

Controindicazioni e rischi

La fecondazione eterologa ha molto successo nel nostro paese soprattutto perché riesce a risolvere problematiche legate all'infertilità maschile, alla menopausa precoce, ma soprattutto alla ricerca di una gravidanza quando la donna ha più di 43-44 anni. "Bisogna però mettere in conto anche i possibili rischi derivanti da queste procedure" precisa Ubaldi, e continua "l'età media delle donne che scelgono un percorso di PMA eterologa è di 38,5 anni ed è in continua ascesa. Ottenere una gravidanza con la fecondazione eterologa è semplice perché si superano i problemi legati all'assenza o alla non competenza dei gameti. Ma le donne over 45 devono essere ben informate che una volta ottenuta la gravidanza, sono esposte ad un aumento significativo del rischio di alcune patologie ostetriche come diabete gestazionale, parto pretermine, rottura prematura delle membrane, e altre ancora. Per questo è importante che la donna faccia un check-up approfondito sul suo stato di salute generale, e che soprattutto venga trasferito un singolo embrione per ridurre al massimo l'incidenza di una gravidanza gemellare, che di per sé rappresenta un fattore di rischio per la salute della donna e dei nascituri".

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