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A che punto è la fertilità di una donna? Lo dice la riserva ovarica

Di Valentina Murelli
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12 settembre 2019
Se la gravidanza cercata non arriva, ci si può sottoporre a esami che stimano la riserva ovarica, cioè dicono quante chance ha ancora la donna di concepire

 

La stima della riserva ovarica, un'informazione importantissima

 

Oggi in Italia arriva sempre più tardi il momento in cui una donna comincia a cercare una gravidanza. A volte così tardi che la ricerca diventa problematica. “Per questo è importante avere ben presente il concetto di riserva ovarica, il patrimonio di ovociti che ogni donna ha dalla nascita e che giunge a maturazione alla pubertà” avverte Elena Zannoni, ginecologa dell'Unità di medicina della riproduzione dell'ospedale Humanitas di Rozzano.

 

 

 

Si tratta infatti di un patrimonio fisso, che con l'età inevitabilmente inizia a declinare. “Il declino comincia a partire dai 30-32 anni, diventa più importante dopo i 35-36 e decisamente massiccio dopo i 40” spiega la ginecologa. Ecco perché tra i primi esami che il ginecologo potrebbe richiedere alla donna ce ne sono alcuni che permettono proprio di stimare la riserva ovarica, come misura del potenziale riproduttivo femminile. “Questa stima rappresenta un’informazione importante per stabilire che cosa fare se una donna desidera un bambino” afferma il ginecologo Antonio La Marca, professore all'Università di Modena e Reggio Emilia. "Se è bassa, potrebbe essere il caso di accedere rapidamente a un percorso di PMA anche se non ci sono altri problemi di fertilità”.

 

 

Riserva ovarica, cos’è

 

“Tecnicamente, con questo termine ci riferiamo alla valutazione del numero di follicoli ovarici presenti nelle ovaie in un certo momento della vita della donna. Indica quindi a che punto si trova la donna nel suo periodo riproduttivo e all’incirca quanto può durare ancora questo periodo” chiarisce La Marca.

 

 

Come si valuta la riserva ovarica: i fattori di rischio per l'esaurimento precoce

 

“Ci sono degli esami specifici, ma in genere la prima cosa che fa lo specialista è interrogare la donna sulla storia clinica sua e della sua famiglia, per capire se ci sono dei fattori di rischio per un esaurimento precoce della riserva ovarica” afferma Zannoni. Succede per esempio se in famiglia c'è una storia di menopausa precoce, con la mamma, la nonna, una sorella o una zia materna che sono andate in menopausa prima dei 45 anni.

 

“Altri fattori di rischio personali – aggiunge la specialista – sono il fatto di aver sofferto di infiammazioni pelviche o aver subito interventi chirurgici a livello pelvico, per esempio la rimozione di cisti ovariche, che potrebbe aver comportato l'asportazione di una porzione di ovaio. Anche la rimozione dell'appendice può avere effetti sulla riserva ovarica, se avviene in emergenza e presenta un decorso complicato da infiammazione importante o sepsi”.

 

Infine, va ricordato che alcuni trattamenti farmacologici – in particolare chemioterapie contro il cancro – possono intaccare o distruggere la riserva ovarica.

 

 

 

 

Gli esami per misurare la riserva ovarica

 

Ci sono diversi marcatori che possono essere utilizzati per stimare la riserva ovarica, e in particolare:

 

  • conta ecografica dei follicoli antrali, i follicoli che presentano un diametro compreso tra i 2 e i 10 millimetri, presenti nelle ovaie. “Più ce ne sono, più la riserva ovarica è alta” spiega Zannoni, sottolineando che tendenzialmente si considera ancora buona una conta di almeno 10-12 follicoli nelle due ovaie. I follicoli antrali vengono valutati attraverso l’ecografia transvaginale nella fase iniziale del ciclo mestruale (generalmente tra il primo e il settimo giorno del ciclo). Questa ecografia permette inoltre di valutare la dimensione delle ovaie, “un'altra informazione indiretta sulla consistenza della riserva ovarica” chiarisce Zannoni.
  • Esami ematochimici cioè misurazione dei livelli dei alcuni ormoni nel sangue e in particolare ormone FSH (follicolostimolante), ormone LH (luteinizzante) ed estradiolo – che devono essere misurati in un momento ben preciso del ciclo, cioè al secondo o terzo giorno di flusso – e ormone AMH (antimulleriano), che può essere invece misurato in qualunque momento del ciclo. "Gli ormoni più rilevanti - precisa la ginecologa - sono due: l'AMH, che viene prodotto dalle cellule della granulosa dei follicoli ovarici, per cui è correlato in modo diretto con la riserva ovarica (più è alto il valore dell'ormone, maggiore sarà la riserva) e l'FSH, che è invece correlato in modo inverso (più alto il valore dell'ormone, più la riserva ovarica è bassa”.

 

“Questi marcatori possono essere presi in considerazioni singolarmente, perché già da soli possono dare informazioni utili sulla riserva ovarica, oppure possono essere integrati, per migliorare ulteriormente la capacità diagnostica” sottolinea La Marca.

 

 

Riserva ovarica, i valori

 

Ovviamente, la valutazione della riserva ovarica va fatta da uno specialista, nell’ambito di un’indagine e di un ragionamento complessivi sulla fertilità. “A titolo indicativo, situazioni con AMH inferiore a 1 nanogrammo per ml, FSH superiore a 10 unità per litro o con una conta dei follicoli antrali inferiore a 7-10 potrebbero essere indicative di una riserva ovarica in via di esaurimento, ma molto dipende anche dall'età e dalla storia clinica personale e familiare della donna. Bisogna parlarne con lo specialista!

 

 

La riserva ovarica in esaurimento può dare sintomi particolari?

 

“Può essere un segno un cambiamento consistente nei cicli mestruali, che magari diventano più ravvicinati o ritardati rispetto a prima” risponde Zannoni. “Ma attenzione: lo specialista sicuramente terrà conto di questa informazione per le sue valutazioni, ma non basta questo per dire che la riserva ovarica sta finendo. Ci sono donne con irregolarità mestruali ma una riserva ovarica perfetta e donne con mestruazioni ancora regolari che però stanno andando in menopausa”.

 

 

Cosa comporta una scarsa riserva ovarica

 

“Avere meno follicoli, e dunque una riserva ovarica che comincia a scarseggiare, significa che diminuiscono le chance di concepire naturalmente e di avere successo quando ci si avvicina a una tecnica di Pma” spiega Zannoni. “Questo anche perché spesso averne meno significa anche che cominciano a essere di qualità meno buona”.

 

 

Cosa fare se la riserva ovarica è scarsa

 

“Se la riserva ovarica è scarsa e la donna desidera un figlio, occorre valutare con uno specialista il percorso più adatto per ottimizzare le sue possibilità di riuscirci, il che potrebbe voler dire accedere tempestivamente a un percorso di Pma” spiega Zannoni.

 

Se invece la donna è giovane e non sta ancora cercando un figlio, potrebbe valutare la possibilità di una crioconservazione degli ovociti, il cosiddetto social egg freezing. “Può succedere per esempio nei casi di familiarità per la menopausa precoce. Se una giovane donna sa di correre questo rischio e gli esami confermano una scarsa riserva ovarica, il congelamento degli ovociti potrebbe essere una soluzione, pur sapendo che questo non rappresenta una garanzia assoluta di ottenere una gravidanza, se e quando la cercherà”.

 

E sapendo che si tratta di una tecnica costosa, intorno ai 3000-5000 euro. A meno che il congelamento degli ovociti non faccia parte di un percorso di preservazione della fertilità a seguito di trattamento chemioterapici per un tumore: in questo caso il costo è coperto infatti dal Servizio sanitario nazionale.

 

“Purtroppo – avverte Zannoni – non c'è molto altro che si possa fare se la riserva ovarica scarseggia: non ci sono integratori che possano dare una mano”.

 

 

Come preservarla

 

Come abbiamo detto, il patrimonio follicolare di partenza di una donna è stabilito fin dalla nascita (anzi, già in utero), e non si può fare nulla per incrementarlo. Si può però cercare di evitare che peggiori prima del previsto, seguendo un corretto stile di vita: “Seguire una dieta sana ed equilibrata, fare regolare attività fisica, non fumare, non fare uso di stupefacenti e non avere rapporti troppo promiscui, che favoriscono il rischio di malattia infiammatoria pelvica, sono tutti fattori che possono aiutare a mantenere in buona salute la riserva ovarica disponibile” conclude Zannoni.

 

 

 

 

E se la riserva ovarica è esaurita?

 

“In futuro la ricerca sulle cellule staminali potrebbe aprire nuove prospettive su questo fronte, ma per il momento non è possibile fare nulla” spiega La Marca. L’unica possibilità per avere una gravidanza è intraprendere un percorso di PMA con fecondazione eterologa, possibile in Italia dal 2014.