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Legge fecondazione assistita

Bimbo nato da ‘utero in affitto’ viene tolto ai genitori

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14 Novembre 2013
Una coppia di Crema vuole avere un bambino, purtroppo però il bimbo non arriva. Come tante altre coppie italiane, intraprende un 'viaggio della speranza' in Ucraina dove avrà un figlio grazie a un 'utero in affitto' (pratica vietata in Italia). Quando il bimbo è già con la coppia da un anno e mezzo, parte una segnalazione dell'anagrafe alla procura di Cremona. Il tribunale toglie il bimbo ai genitori, i genitori non sanno dove sia il bambino. Altri tribunali in precedenza si erano comportati diversamente

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La legge italiana vieta di far nascere un bambino da un ‘utero in affitto’. E per questo motivo, secondo quanto si legge sul corriere.it, una coppia italiana che si era avvalsa di questa pratica in Ucraina, pagando 30mila euro, si è vista togliere il bimbo che aveva già trascorso con loro un anno e mezzo dal tribunale di Cremona.

La coppia abita nei dintorni di Crema e si ritroverà a processo il 14 gennaio prossimo. I due avevano compiuto uno dei cosiddetti “viaggi della speranza” per chi non riesce ad avere figli: si erano rivolti al Biotexcom center di Kiev.

In Ucraina, si legge sul corriere.it, il seme dell’uomo era stato usato per fecondare l’ovulo di una donna donatrice, che poi per nove mesi aveva portato in grembo la nuova creatura. Quest’ultimo, un maschietto, alla nascita era stato registrato come figlio dei due cremaschi prima in Ucraina e poi in Italia; ma da noi ogni forma di fecondazione eterologa è proibita dalla legge, così l’addetto all’anagrafe del comune di residenza aveva notato che la “presunta” mamma non era mai stata incinta.

Da qui è partita la segnalazione alla procura di Cremona. Il test del dna ha fatto il resto e anche di più: non soltanto ha rivelato che la donna non era la madre naturale del bimbo, ma anche la paternità sarebbe dubbia.

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“Se così fosse, i nostri assistiti sarebbero stati truffati dalla clinica ucraina e sarebbero due volte vittime – dice al corriere.it l’avvocato Giovanni Passoni, uno dei difensori degli imputati. In seguito all’accertamento genetico, il tribunale civile ha anche separato bimbo e genitori. “I due imputati non possono incontrare il piccolo e non sanno nemmeno dov’è: è stato portato via in maniera traumatica, quando già il bimbo si era abituato a riconoscerli come papà e mamma” dice l’avvocato Cecilia Rizzica, altro legale della coppia.

Per altri casi del genere i tribunali d’Italia non si sono mossi in modo univoco. A Brescia, una coppia protagonista di una vicenda simile, è sì sotto processo ma almeno non gli sono stati tolti i bimbi (due gemelli), a Trieste invece il tribunale ha assolto con formula piena una i genitori diventati tali grazie all’‘utero in affitto’ .

Nel 2011 sono state ben 4 mila le coppie italiane che sono andate all’estero per sottoporsi a pratiche di fecondazione eterologa o di maternità surrogata, spesso incorrendo, come detto, in denunce e trafile giudiziarie, come afferma un’indagine pubblicata da Laura Berardi sul sito Quotidianosanità. Che per questa pratica ormai diffusa arriva a far ricorso al termine di "turismo procreativo".

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