Salute maschile

Fertilità maschile: 4 semplici regole per migliorarla

Di Valentina Murelli
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21 Settembre 2018
No al fumo e allo stress, sì a una dieta equilibrata e a controlli regolari. I consigli di Francesco Lombardo, andrologo, per promuovere la fertilità di lui. E dare il meglio durante eventuali trattamenti di PMA
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Sentiamo ripetere sempre più spesso che l'attenzione a un sano stile di vita è fondamentale per le donne che stanno pensando di avere un bambino o già cercano una gravidanza. Lo stesso, però, vale anche per lui. Lo stile di vita, infatti, influenza sia la fertilità maschile in generale, sia l'efficacia di alcune terapie proposte all'uomo in eventuali percorsi di PMA, procreazioni medicalmente assistita.

 

Lo ha ricordato il 14 settembre scorso a Padova il professor Francesco Lombardo, andrologo e docente di scienze e tecniche mediche applicate all'Università Sapienza di Roma, durante il convegno “We ART Merck, passato, presente e futuro in fertilità”.

 

1. Fumo, meglio evitare


Sotto accusa, per esempio, c'è il fumo di sigaretta, che impatta in modo molto negativo sulla salute degli spermatozoi. “Ma attenzione: vale anche per il consumo di hashish e marijuana che, per quanto in modo temporaneo, riducono la motilità degli spermatozoi interferendo con i meccanismi cellulari di produzione di energia”. Dunque, la prima buona regola da seguire per avere cura della propria fertilità è evitare di fumare.

 

“Questo vale a scopo preventivo – ha sottolineato Lombardo – ma anche se ci si sta sottoponendo a terapie nell'ambito di percorsi di PMA. Alcune di queste terapie sono infatti a base di farmaci antiossidanti, il cui effetto viene vanificato dall'azione della nicotina, che è un potente induttore della produzione di radicali liberi, che sono agenti ossidanti”.

 

2. Dieta: mediterranea è meglio, ma la regola è il buon senso


Al momento il tipo di dieta considerato più amico della cicogna è quella di tipo mediterraneo: “In effetti ci sono molti dati scientifici che sostengono un effetto positivo sulla fertilità di questa alimentazione” sottolinea Lombardo. Che tuttavia sottolinea in generale l'importanza del buon senso in ambito alimentare. “Si può introdurre qualunque alimenti, evitando eccessi. E se si seguono diete particolari, come veganesimo o vegetarianesimo, occorre stare attenti a eventuali carenze”.

 

Stessa indicazione per il consumo di alcol (comunque sempre più sconsigliato in generale, per la salute), da concedersi una tantum, con grande moderazione.

 

3. Bando allo stress


Altro nemico della fertilità è lo stress, sia nella forma cronica, sia in quella acuta. “Uno stress immediato porta a una scarica di adrenalina, che è l'ormone meno profertilità che esista” dichiara Lombardo. “E' l'ormone rilasciato in natura nelle situazioni di pericolo, quello che fa scappare la gazzella di fronte al leone. Di sicuro, in quei momenti la gazzella non sta pensando a riprodursi!”.

 

Una situazione di stress cronico tende inoltre a ripercuotersi sulla frequenza dei rapporti: può sembrare banale, ma la riduzione del numero dei rapporti non è una causa infrequente di ridotta fertilità.

 

4. L'importanza dei controlli


Stile di vita, però, non è solo quello che si mangia o quello che si respira. È anche seguire regolari controlli, fin dall'età pediatrica, per verificare che non ci siano problemi che a lungo andare potrebbero portare a infertilità, e non trovarsi immersi all'improvviso in situazioni critiche.

 

Nel bambino se ne occupa il pediatra durante i bilanci di salute, ma le cose si complicano a partire dall'adolescenza e all'inizio dell'età adulta. “A 18-20 anni molte ragazze hanno già incontrato un ginecologo e fatto magari un Pap-test e un'ecografia mammaria. Per i maschi, invece, l'andrologo rimane una figura sconosciuta e distante, da consultare solo se c'è qualche sintomo particolare”.

Lombardo consiglia dunque un controllo andrologico tra i 18 e i 20 anni, con esame del liquido seminale e un'ecografia testicolare. “Senza dimenticare l'autopalpazione del testicolo”.