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Il raschiamento dopo un aborto

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18 Marzo 2014
Il raschiamento – o meglio lo svuotamento e revisione uterina – è un piccolo intervento che prevede l’asportazione del prodotto del concepimento. Si fa in anestesia generale e dura pochi minuti, dopodiché si torna a casa in giornata.

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Che cos'è il raschiamento

Il cosiddetto raschiamento è un breve intervento per l’asportazione del prodotto del concepimento: si fa in sedazione profonda e dura pochi minuti. Si torna a casa in giornata. In realtà, l'espressione più corretta è svuotamento e revisione della cavità uterina.

 “In ambito ginecologico, raschiamento è un termine che si usa propriamente quando è necessaria una biopsia dell'endometrio - il tessuto di rivestimento dell'utero - per diagnosticare eventuali patologie o in caso di flusso particolarmente abbondante, che non risponde ai comuni trattamenti farmacologici” precisa Ferdinando Bombelli, Responsabile Sala Parto dell’U.O. di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Come si fa il ‘raschiamento’

Lo svuotamento uterino si fa in regime di day hospital, in sedazione farmacologica profonda (una sorta di anestesia generale, ma senza intubazione) e dura circa 10-15 minuti.

 

Se l’epoca gestazionale non è molto avanzata, il materiale ovulare viene rimosso con una cannula aspiratrice collegata ad una speciale pompa che crea il vuoto, dopodiché si controlla ecograficamente che non siano rimasti residui.

 

Se la gravidanza ha superato le 9-10 settimane, si somministrano in un primo momento prostaglandine vaginali, che, dilatando il canale cervicale e stimolando le contrazioni uterine, potrebbero portare ad un’espulsione spontanea; se ciò non avviene, si fa l’asportazione chirurgica.

 

Dopo la revisione uterina, si torna a casa in giornata, a meno che non compaiano febbre o altre complicanze, che sono però poco frequenti. Nei giorni successivi, si continuano ad avere perdite ematiche sempre più lievi, che si esauriscono in 7-10 giorni.

 

Se l’epoca gestazionale è precoce, si aspettano alcuni giorni prima di intervenire, perché potrebbe esserci un’espulsione spontanea

Se l’aborto spontaneo si è verificato in epoca precoce, entro le 8-9 settimane, il ginecologo consiglia in genere di non effettuare da subito la revisione, ma di aspettare anche fino a 2-3 settimane, perché in una buona percentuale di casi si ha un’espulsione spontanea dell’embrione. Se questo non avviene o se la donna non tollera un’attesa così lunga, si decide per la revisione chirurgica.

 

L’utilizzo del misoprostolo per l’espulsione ‘domestica’ del prodotto abortivo.

Da qualche anno, in molti paesi stranieri si è diffuso l’uso di un farmaco a base di misoprostolo per provocare l’espulsione ‘fai da te’ del prodotto del concepimento. Il misoprostolo è una prostaglandina sintetica che previene le ulcere gastriche indotte dall’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (i FANS), ma è anche in grado di provocare le contrazioni uterine e quindi di favorire l’espulsione dell’embrione in caso di aborto. In Italia il misoprostolo è stato approvato dal Ministero della Salute unicamente per la prevenzione delle ulcere gastriche, tuttavia può essere utilizzato, sotto la propria responsabilità, anche per espellere il prodotto abortivo prima del ricovero programmato per il raschiamento. Avverte però il dott. Bombelli: “Le donne non dovrebbero gestire in autonomia un evento del genere, che comporta comunque emorragie, dolori e altri possibili effetti collaterali, oltre ad un notevole coinvolgimento emotivo, specie se la gravidanza era stata molto desiderata.”

 

Dopo la revisione uterina, si controllano le beta hCG

Dopo circa 20 giorni dallo svuotamento uterino, anche se l’espulsione è avvenuta spontaneamente, è bene controllare i valori delle Beta hCG, per verificare che si siano azzerate completamente e che quindi l’attività ormonale legata alla gravidanza sia cessata del tutto.

 

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