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Psicologia

Infertilità, come reagire alla diagnosi

Di Valentina Murelli
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17 Novembre 2017
Per molte coppie l'infertilità rappresenta un crudele "sgambetto esistenziale". Rendersi consapevoli del percorso da fare, dialogare con il partner e cercare il confronto di coppie con esperienze simili possono aiutare ad affrontare la situazione. Anche in caso di fecondazione eterologa.

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"L'infertilità? Per molte coppie arriva come un inaspettato e crudele sgambetto esistenziale, capace di generare frustrazione, dolore, rabbia, ansia". Parole di Vincenza Zimbardi, psicologa dell'IVI, Istituto valenciano dell'infertilità, uno dei maggiori gruppi mondiali di medicina della riproduzione. Che ci racconta non solo quali sono le reazioni più comuni delle coppie alla diagnosi di infertilità, ma anche quali possono essere gli approcci utili per affrontare questa "crisi di vita".

 

Shock, senso di perdita, frustrazione
"La prima reazione è in genere di shock e incredulità", afferma Zimbardi. Magari per anni si è stati attenti a evitare una gravidanza, e quando si è deciso di "provarci" ci si aspettava che tutto sarebbe andato per il verso giusto, più o meno velocemente. Invece tutto si ferma, mettendo di fronte a scelte impreviste come per esempio quella di rivolgersi alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

 

"Spesso questo si accompagna a un profondo senso di perdita: di fiducia nel naturale ordine delle cose, e dunque nella vita, ma anche di autostima e del controllo sulla propria vita e sul proprio corpo, che viene messo nelle mani di altri" spiega la psicologa. A questo può aggiungersi il senso di colpa, per tutto: dai comportamenti che si sono avuti in passato, al fatto di aver magari aspettato 'troppo' prima di cercare un figlio o di rivolgersi a uno specialista per affrontare la questione".  

 

Molto frequente, inoltre, sentirsi sbagliati, fallimentari, inferiori rispetto a chi un figlio ce l'ha, o pensare che gli altri possano vedere in questo modo la coppia infertile.

Come cambia la coppia
Ma non è solo la percezione di sé a cambiare con la diagnosi di infertilità. Cambiano anche le dinamiche di coppia, oltre che quelle con amici e parenti. "Se per esempio la causa di infertilità è di origine femminile, la donna può temere che il compagno decida di lasciarla per realizzare il suo desiderio di paternità con un'altra donna" racconta Zimbardi. "In realtà, in questi casi il compagno si mostra in genere molto rassicurante, e prospetta una vita insieme anche senza bambini, ma la donna può percepire questa posizione non autentica e può addirittura sentire sminuito il proprio dolore".

 

Quando invece l'infertilità è di origine maschile, può succedere che si confonda fertilità con virilità e con potenza sessuale, il che provoca nell'uomo ulteriore rabbia, dolore e senso di perdita.

 

"Risultato di queste dinamiche è che possono aumentare i conflitti espliciti o, peggio, impliciti, all'interno della coppia, come pure i risentimenti sotterranei o manifesti nei confronti del partner infertile" sottolinea la psicologa, precisando che anche il sesso può risentirne. "Se viene percepito come privo della sua funzione procreativa, può essere vissuto come meccanico, arido e senza senso".

 

Come cambiano le relazioni sociali
Anche rispetto ai rapporti con parenti e amici possono cambiare molte cose. "All'improvviso, il mondo appare nettamente diviso tra la coppia, con le sue difficoltà di infertilità, e gli 'altri', coloro che sono riusciti facilmente ad avere bambini, dai quali non ci si sente assolutamente capiti". C'è come uno sdoppiamento, tra un mondo esterno che continua a vivere come se niente fosse, e un mondo interiore, avvitato sulle proprie sensazioni di sofferenze e disagio. Questo può portare a isolamento e solitudine.

 

La percezione del tempo
Un altro aspetto che si ritrova di frequente nelle coppie che hanno ricevuto diagnosi di infertilità o stanno seguendo un percorso di PMA è un netto cambiamento nella percezione dello scorrere del tempo, che da un lato sembra più inarrestabile e veloce di prima - sembra che non ci sarà più tempo per fare nulla, che la vita sia praticamente già finita - e dall'altro sembra non passare mai: se un trattamento richiede per esempio un mese di attesa, la percezione diventa quella di un'attesa infinita.

 

Quando l'unica possibilità è la fecondazione eterologa
Le dinamiche psicologiche ed emotive possono essere ancora più complicate quando emerge la necessità di rivolgersi a una fecondazione di tipo eterologo, nella quale cioè i gameti - spermatozoi o cellule uovo - vengono forniti da un donatore (o una donatrice) esterno alla coppia.

"Una delle reazioni più immediate è un sentimento di gelosia: si arriva a pensare che il partner faccio il figlio con un altro uomo o un'altra donna", dichiara la psicologa Vincenza Zimbardi. Ovviamente non è così: "L'unica cosa che arriva alla coppia da quella persona, di cui non si saprà più nulla, è una cellula”.

Certo, considerato che questa cellula è depositaria di metà dell'informazione genetica di un individuo, ci può essere l'idea di non trasmettere niente di 'biologico' a un figlio, ma in realtà non tutta la biologia è genetica. "Negli ultimi anni abbiamo scoperto che sono importantissimi anche i meccanismi epigenetici, quelli che rendono conto del rapporto tra geni e ambiente e dipendono appunto dalle caratteristiche dell'ambiente in cui avviene lo sviluppo fetale" sottolinea la psicologa.

Per ambiente si intendono varie cose: dall'ambiente uterino, determinato appunto dalla madre ricevente anche se l'ovulo fecondato non è il suo, al contesto familiare in cui quel bambino verrà al mondo. Sappiamo, per esempio, che è molto importante per lo sviluppo fetale la qualità dello stile di vita di mamma e papà: in questo senso è evidente che il papà può svolgere un ruolo fondamentale anche se lo spermatozoo che ha fecondato l'ovulo della mamma non era suo.

"Non solo: quando chiediamo alle coppie che si trovano davanti alla scelta di una fecondazione eterologa che cosa intendano per legame genetico, ci accorgiamo che quello che vorrebbero trasmettere sono aspetti e caratteristiche - dalla passioni per lo sport a quella per lo studio o gli animali - che poco hanno a che fare con la genetica e molto con l'ambiente e il contesto sociale e culturale".

 

Infertilità e difficoltà psicologiche: tre consigli per superarle
Se le "tempeste" emotive e psicologiche sono spesso inevitabili a fronte di una diagnosi di infertilità, questo non significa che non possano essere affrontate e superate. Ecco come farlo, con i consigli di Vincenza Zimbardi:

 

1. Rendersi consapevoli della situazione e del percorso da fare. "Il paziente con infertilità deve essere protagonista del proprio problema e della propria cura" spiega la psicologa. "Significa non nascondersi e informarsi tantissimo - Internet offre molte occasioni in questo senso - per raggiungere la maggiore consapevolezza possibile".
 

2. Aprisi al confronto all'interno della coppia. "È molto importante riuscire a comunicare in modo efficace, senza timore di esporsi per quello che si sente, per raccogliere tutte le risorse utili per affrontare il percorso scelto". A volte, per riuscirci può essere rivolgersi a uno psicoterapeuta o a un counselor, che può dare spunti di riflessione utili per capire meglio cose che appaiono terrificanti o confuse. "Alla fine, spesso si scopre che non lo sono così tanto" rassicura la psicologa.

 

3. Cercare il confronto con altre coppie che hanno avuto esperienze simili. “Molto utili per esempio sono i gruppi di automutoaiuto: vedere che chi ha avuto i miei stessi problemi è riuscito a superarli e che possono esserci serenità o accettazione è un grande incoraggiamento".