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Salute donne

Infertilità femminile, quando il problema è la tiroide

Di Valentina Murelli
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28 Maggio 2018
Se non sono opportunamente controllati con terapie specifiche, i disturbi della tiroide possono interferire con la fertilità, o causare complicazioni della gravidanza. Come capire se c’è qualcosa che non va e come intervenire

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La tiroide è una piccola ghiandola molto importante per l’organismo: regola infatti i suoi vari metabolismi ed è coinvolta nei meccanismi della fertilità, oltre che nell’adattamento del corpo della donna alla maternità quando la gravidanza parte. nostrofiglio.it ne ha parlato con la ginecologa Rossella Nappi, responsabile del centro di PMA del Policlinico San Matteo di Pavia, professoressa universitaria e specialista anche in endocrinologia.

 

Che rapporto c’è tra tiroide, ovulazione e fertilità?
“Negli ultimi anni è diventato sempre più chiaro quanto sia importante avere una funzionalità tiroidea nella norma per favorire una funzione ovulatoria regolare” afferma Nappi. Del resto si è scoperto che la tiroide può influire sulla fertilità attraverso diversi meccanismi.

 

“Per prima cosa c’è il fatto che gli ormoni tiroidei modulano la ciclicità mestruale, per esempio influenzando la prolattina. Se questo ormone, prodotto dall’ipofisi, viene rilasciato in modo anomalo, l’effetto può essere il blocco dell’ovulazione, oppure una minor ricettività dell’endometrio (la mucosa che riveste l’interno dell’utero) all’impianto dell’embrione”.

 

Ma non solo: “Gli ormoni tiroidei regolano anche la fisiologia degli ovociti” precisa la specialista.

 

Quali sono i possibili effetti di una disfunzione della tiroide sulla fertilità?
Dipende dalla tipologia del disturbo. In genere in caso di ipertiroidismo (quando la ghiandola funziona troppo) non ci sono effetti particolari. “La fertilità è tendenzialmente conservata, anche se possono esserci mestruazioni più ravvicinate e abbondanti” spiega Nappi.

 

Diverso il caso dell’ipotiroidismo (quando la ghiandola funziona meno di quanto dovrebbe): “Le donne ipotiroidee possono avere cicli irregolari e scarsi, con mancanza dell’ovulazione”.

 

E ancora: se sono presenti anticorpi anti-tiroide, come nel caso della tiroidite di Hashimoto, la situazione infiammatoria che si genera potrebbe interferire con i meccanismi di impianto dell’embrione e formazione della placenta. Per questo alcuni specialisti ritengono che le malattie tiroidee possano essere implicate in un maggior rischio di aborto. Ma attenzione, non significa che tutte le donne che hanno qualche disfunzione tiroidea andranno incontro a poliabortività: molte di loro riusciranno ad avere comunque gravidanze normali. “E’ vero però che alcuni studi mettono in relazione l’aborto con la presenza di questi anticorpi nelle prime fasi della gravidanza”.

 

Infine, un altro meccanismo per cui la donna con disturbi della tiroide potrebbe avere problemi di fertilità riguarda l’invecchiamento precoce delle ovaie. “Anche in questo caso, non significa che tutte le donne con disfunzioni tiroidee vanno in menopausa precoce, anche perché l’età della menopausa dipende molto da fattori genetici ed ereditari” tranquillizza Nappi. “Allo stesso tempo, però, è vero che nelle donne che vanno incontro ad una perdita precoce della fertilità fino alla menopausa anticipata, o hanno difficoltà a produrre un buon numero di ovociti in seguito a stimolazione ovarica, è più frequente trovare problemi alla tiroide rispetto a donne che non hanno segni di invecchiamento precoce delle ovaie”.

 

Infertilità: come ci si accorge che il problema è la tiroide?
“I sintomi classici dell’ipotiroidismo (stanchezza, gonfiore, aumento di peso, umore tendenzialmente depresso) o dell’ipertiroidismo (iperattività, nervosismo, insonnia, perdita di peso), insieme a eventuali alterazioni nel ritmo delle mestruazioni, possono guidare il medico a sospettare un coinvolgimento della tiroide” spiega Nappi. Per fare chiarezza, si fanno poi alcuni esami specifici relativi agli ormoni tiroidei e agli anticorpi anti-tiroide.

 

Salute tiroide: gli esami da fare per controllare
Fino a non molto tempo fa l’esame d’elezione era il dosaggio dell’ormone TSH, ormone tireostimolante o tireotropo: se il TSH era sopra un certo valore si interveniva con la terapia. Ora le nuove linee guida dell’American Thyroid Association, pubblicate nel 2017, indicano un percorso un po’ più complesso, ma più accurato.

 

Il punto non è valutare solo se il TSH supera una certa soglia, ma anche quanto si avvicini alla soglia stessa. “Se anche senza superarlo, il valore del TSH si avvicina molto al limite superiore dell’intervallo di riferimento indicato dal laboratorio nel quale è stata fatta l’analisi, le linee guida suggeriscono di procedere con la ricerca di anticorpi contro la tiroide, in particolare anticorpi anti-TPO, che denotano uno stato di infiammazione cronica della ghiandola” spiega Nappi. “In caso di positività agli anticorpi, il ginecologo, in previsione di una gravidanza o nelle sue fasi iniziali può prescrivere una piccola quota di ormoni tiroidei anche se il TSH formalmente rientra nel range indicato come normale”.

 

L’esame del TSH e degli anticorpi anti-TPO è a carico delle pazienti: non fa parte della batteria di esami pre-concezionali previsti dai livelli essenziali di assistenza, né rientra negli esami passati dal servizio sanitario nazionale nell’ambito delle indagini da eseguire in caso di sospetta infertilità.

 

La necessità del dosaggio di altri ormoni tiroidei, come la tiroxina libera (fT4), in genere viene valutata caso per caso ed è sempre meglio lavorare “a quattro mani” con lo specialista endocrinologo.

 

Malattie della tiroide, terapie e fertilità
I problemi di fertilità si verificano se eventuali disfunzioni della tiroide non sono ben controllate. D’altra parte, una terapia ben seguita riduce il rischio di questi problemi. Per l’ipotirodisimo, il farmaco d’elezione è la levotiroxina, in compresse o in forma liquida. Per l’ipertiroidismo, invece, si ricorre a farmaci tireostatici come il metimazolo e il propiltiouracile.

 

I farmaci per la tiroide sono sicuri in gravidanza?
La levotiroxina, farmaco utilizzato per la terapia dell’ipotiroidismo, è considerato sicuro in gravidanza. “Durante la gestazione, le sue dosi vanno adattate in base ai valori di TSH e al peso preso via via dalla mamma” afferma Rossella Nappi.

Con i farmaci per l’ipertiroidismo, invece, bisogna seguire qualche cautela in più, perché hanno un profilo di rischio per il feto differente. “Nel primo trimestre va utilizzato il propiltiouracile, mentre nel secondo e terzo trimestre si può passare al metimazolo” precisa la specialista.

 

Come prendersi cura della tiroide: l’importanza dello iodio
Fondamentale, per un buon funzionamento della tiroide, è un adeguato apporto di iodio, un elemento che rientra nella composizione degli ormoni tiroidei. “La dose adeguata è di 100-200 microgrammi al giorno” chiarisce Nappi. In genere non ci sono problemi a raggiungerla, se si segue un’alimentazione adeguata e si utilizza sale iodato. In ogni caso, si ricorda che lo iodio è presente in molti integratori della gravidanza e con il ginecologo si valuterà l’eventuale bisogno di integrazioni specifiche.

 

Tiroide e gravidanza

Non solo fertilità: se non opportunamente controllati, i disturbi della tiroide possono avere effetto anche sull’andamento della gravidanza. In particolare, ipotiroidismo e presenza di anticorpi anti-TPO potrebbero essere implicati, oltre che nel rischio di aborto, in anomalie dello sviluppo e della funzionalità della placenta, il che potrebbe esporre le donne che ne soffrono a un maggior rischio di eventi come pre-eclampsia e ritardo di crescita fetale. “Queste pazienti devono quindi seguire qualche controllo ostetrico in più, per valutare con attenzione la crescita fetale e la funzionalità placentare”.

 

In caso di ipertirodismo, un problema potrebbe essere legato all’assunzione di farmaci betabloccanti, utili per tenere sotto controllo la tachicardia dovuta al disturbo. “Questi farmaci potrebbero comportare un ritardo di crescita fetale, per cui è necessario tenere sotto controllo la crescita con frequenti ecografie”. Un altro problema può riguardare la presenza di particolari anticorpi chiamati TRAb. “Queste molecole possono passare la placenta e raggiungere il feto, interferendo con lo sviluppo del cuore. In questi casi, quindi, si tiene sotto controllo anche lo sviluppo cardiaco del bambino in utero, anche con ecocardiografie fetali”.

 

 

Infertilità o sterilità
Oggi si sente parlare molto più frequentemente di infertilità che di sterilità, e i due termini sono generalmente usati come sinonimi. A voler essere proprio precisi, però, indicano condizioni leggermente differenti e l’uso del termine infertilità è stato sollecitato dal fatto che la  sterilità in inglese si chiama infertility.

Tecnicamente, per sterilità si intende l’incapacità di concepire, mentre per infertilità si intende l’incapacità di portare a termine una gravidanza e di partorire figli sani e capaci di sopravvivere: in questo caso può anche esserci concepimento ma, per esempio, non c’è attecchimento dell’embrione o si va incontro ad aborti ripetuti.