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Infertilità maschile, tutti gli esami da fare per la diagnosi

Di Cristina Ferrario Daniela Ovadia
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02 Maggio 2013 | Aggiornato il 14 Giugno 2018
Il test da fare in prima battuta per individuare eventuali cause di infertilità è lo spermiogramma. In alcuni casi possono essere consigliati anche dosaggi ormonali, ecocolordoppler di scroto o testicoli e test genetici

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Se il bambino tanto atteso non arriva, comincia per la coppia un percorso di indagini per individuare le possibili cause di questa condizione, non solo nella donna ma anche nell’uomo.

 

Infertilità o sterilità
Oggi si sente parlare molto più frequentemente di infertilità che di sterilità, e i due termini sono generalmente usati come sinonimi. A voler essere proprio precisi, però, indicano condizioni leggermente differenti e l’uso del termine infertilità è stato sollecitato dal fatto che la  sterilità in inglese si chiama infertility.

Tecnicamente, per sterilità si intende l’incapacità di concepire, mentre per infertilità si intende l’incapacità di portare a termine una gravidanza e di partorire figli sani e capaci di sopravvivere: in questo caso può anche esserci concepimento ma, per esempio, non c’è attecchimento dell’embrione o si va incontro ad aborti ripetuti.

 

Lo spermiogramma
Il primo passo è rappresentato dallo spermiogramma o analisi del liquido seminale, che viene analizzato al microscopio per individuare eventuali anomalie nel liquido stesso o negli spermatozoi. In particolare si valutano:

  • volume dell’eiaculato;
  • aspetto del liquido;
  • numero, motilità, morfologia e vitalità degli spermatozoi;
  • eventuale presenza di anticorpi diretti contro gli spermatozoi (MAR test, da Mixed Anti-globulin Reaction).

Anche se normale, lo spermiogramma viene in genere ripetuto dopo tre mesi. Un altro esame che viene spesso prescritto in prima battuta è l’analisi delle urine per rilevare eventuali infezioni come quella da Chlamydia.

 

In seconda battuta - sia per approfondire l’origine di eventuali anomalie emerse dallo spermiogramma, sia per cercare altre possibili cause nel caso in cui lo spermiogramma sia risultato normale – lo specialista andrologo potrà indicare altri esami e in particolare:

 

Valutazioni endocrinologiche
Si tratta del dosaggio di alcuni ormoni, come FSH, LH, testosterone, ai quali si può aggiungere inibina B, prolattina, estradiolo, ormoni tiroidei, globuline legate agli ormoni sessuali (SHBG).

 

Queste valutazioni sono essenziali nei casi di azoospermia o di grave oligospermia, per stabilire la causa della ridotta conta spermatica.

 

Ecocolordoppler scrotale o testicolare
Come ricorda il sito del Ministero della salute, si tratta di un “esame non invasivo, che permette di valutare in maniera completa tutte le caratteristiche dei testicoli”, riconoscendo dunque patologie responsabili di infertilità come il varicocele.

 

Ulteriori indagini sugli spermatozoi
Altre indagini più specifiche relative agli spermatozoi possono permettere di verificare se lo spermatozoo produce energia sufficiente per il suo tragitto verso il collo dell’utero, se è in grado di “attaccarsi” all’ovulo, se vi è una normale reazione acrosomiale, cioè se gli enzimi posti in cima alla testa dello spermatozoo e che servono a “sciogliere” la parete dell'ovulo per penetrarlo funzionano correttamente.

 

Test genetici e citogenetici
Utili per individuare eventuali anomalie genetiche o cromosomiche. Tra questi per esempio c'è il cariotipo.

 

Va comunque ricordato che circa il 30% dei casi di infertilità maschile risulta di tipo idiopatico, non è cioè possibile identificarne una causa.

 

 

(Revisione a cura di Valentina Murelli)

 

Con la consulenza del prof Carlo Flamigni, medico chirurgo, libero docente in Clinica ostetrica e ginecologica, membro del Comitato Nazionale di Bioetica