Infertilità

IVF, la fecondazione in vitro

Di Cristina Ferrario Daniela Ovadia
ivf
22 Maggio 2012
L’IVF fu originariamente sviluppata per l’infertilità di origine tubarica e il suo primo successo si registrò nel 1978, con la storica nascita di Louise Brown in Gran Bretagna. Da allora, le diverse tecniche di PMA hanno portato alla nascita di milioni di bambini nel mondo
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Il prototipo della PMA è l’IVF (in vitro fertilisation, o fecondazione in vitro, comunemente nota come la tecnica del “bimbo in provetta”).

L’IVF fu originariamente sviluppata per l’infertilità di origine tubarica e il suo primo successo si registrò nel 1978, con la storica nascita di Louise Brown in Gran Bretagna. Da allora, le diverse tecniche di PMA hanno avuto un rapido sviluppo e hanno portato alla nascita di milioni di bambini nel mondo, offrendo alle coppie con problemi di fertilità buone prospettive.

I candidati ideali per l'IVF

L’IVF è stata sviluppata per il trattamento dell’infertilità tubarica, in quanto consente di far avvenire la fecondazione al di fuori della sede “naturale”, rappresentata dalle tube di Falloppio. Oggi, tuttavia, è utilizzata per i casi di infertilità in cui gli altri trattamenti abbiano fallito. In ogni caso, il suo successo dipende fortemente da un’attenta selezione dei casi da trattare.

L’età della madre è un fattore importante per prevederne il successo; molti medici limitano il trattamento a donne di età non superiore ai 42 anni. In molti Paesi il rimborso per l’IVF è offerto per le donne di età inferiore ai 40 anni ritenute in grado di avere buone possibilità di rispondere in modo positivo al trattamento e molte Regioni italiane stanno ipotizzando di mettere regole analoghe.

Le probabilità di dare alla luce un bambino sano sono, per ogni ciclo (secondo dati raccolti dal Servizio sanitario britannico):

  • maggiori del 20% per donne di età compresa fra i 23 e i 35 anni;

  • 15% per donne di età compresa fra i 36 e i 38 anni;

  • 10% per donne di età superiore ai 39 anni;

  • 6% per donne di 40 anni e oltre.

Tali percentuali sono state inferiori in Italia, a causa di alcune restrizioni imposte dalla legge 40 del 2004. Dopo la sentenza 151 del 2009, pronunciata dalla Corte costituzionale, che ha di fatto smantellato alcune delle principali limitazioni imposte da quella legge, i tassi di successo si sono riavvicinati a quelli raggiunti all'estero.

L’IVF con donazione di ovulo (ancora oggi non consentita dalla legge italiana) è consigliata, secondo le linee guida internazionali, solo per le donne di età superiore ai 42 anni o con assenza di ovaie o di ovulazione (per via di interventi chirurgici o di chemioterapie pregresse).

L’IVF è più efficace nelle donne che sono state già gravide o che hanno già partorito un neonato vivo.

Le percentuali medie di successo in generale (cioè prendendo tutte le coppie che ricorrono all'IVF, ciascuna col proprio persorso e il proprio numero di tentativi) sono, sempre secondo dati del Servizio sanitario britannico :

  • 28% nelle donne sotto i 35 anni di età;

  • 22% nelle donne di 35-37 anni di età;

  • 17% nelle donne di 38-39 anni di età;

  • 10% nelle donne di 40-42 anni di età;

  • 4% nelle donne di 43-44 anni di età;

  • 1,5% nelle donne sopra i 44 anni di età.

I dati di successo italiani, sebbene ottenuti da rilevazioni parziali effettuate dall'Istituto superiore di sanità, sono oggi solo lievemente inferiori a quelli britannici, in parte per via del divieto che vige in Italia di eseguire trattamenti con seme da donatore.

I rischi dell'IVF

L’unico rischio legato a trattamento con IVF è costituito dai parti gemellari, soprattutto trigemellari. In questi casi, vi possono essere conseguenze sulla salute sia della madre sia dei feti. Nei parti multipli vi è un maggiore rischio di prematurità e di peso alla nascita inferiore rispetto alla norma.

La più grave complicanza della terapia con gonadotropine è l'iperstimolazione ovarica che, come indica il nome, è la malattia che si manifesta quando le ovaie sono eccessivamente stimolate. Sebbene nella maggioranza dei casi sia un disturbo di natura lieve e transitoria, nei casi gravi può essere pericolosa per la vita. Tali casi si verificano solo quando è stato somministrato anche hCG allo scopo di indurre l’ovulazione. Per questa ragione è obbligatorio fare le ecografie di controllo che evidenziano lo stato delle ovaie e la misurazione degli estrogeni nel sangue.

La forma live eis manifesta con gonfiore dell'addome e un lieve fastidio in sede pelvica. All'ecografia il medico verificherà la presenza di un ingrossamento delle ovaie, con cisti formate dai follicoli in via di sviluppo. La forma lieve è relativamente frequente, poiché si verifica nel 5–10% delle donne sottoposte a induzione dell’ovulazione. Non è grave e, di solito, si cura con il riposo e l’impiego di semplici analgesici per alleviare il dolore.

Nella forma moderata le cisti diventano più grandi e le ovaie possono presentarsi ingrossate con un diametro fino a 12 cm. Il fastidio addominale e il dolore sono più intensi e possono accompagnarsi a nausea, vomito e diarrea. L’aumento di peso è frequente (fino a 5 kg).

È una forma meno frequente rispetto a quella lieve, in quanto si riscontra nel 2-4% delle donne che si sottopongono alle cure ormonali per la procreazione assistita. Questa situazione richiede un attento controllo per evitare che progredisca verso la forma grave; si consiglia il riposo, ma non è necessario alcun trattamento specifico.

I casi di iperstimolazione ovarica grave sono rari, in quanto si verificano in meno del 2% delle donne sottoposte a induzione dell’ovulazione; tuttavia, la condizione può essere fatale e quindi deve essere identificata immediatamente. I sintomi consistono in ovaie molto ingrossate (più di 12 cm di diametro) che provocano distensione dell’addome, dolore addominale con nausea e vomito, accompagnati da aumento di peso di oltre 5 kg.

Può, inoltre, manifestarsi ascite, vale a dire accumulo di liquido entro la cavità peritoneale. Se si sviluppa una raccolta di liquido nel torace, la respirazione può diventare difficoltosa. La perdita di liquido attraverso i vasi sanguigni può far sì che la pressione arteriosa diminuisca drasticamente, compromettendo la funzione degli organi interni. Il sangue ispessito presenta, inoltre, una maggiore tendenza alla coagulazione, con conseguente aumento del rischio di trombosi. Queste alterazioni sono gravi e potenzialmente pericolose per la vita. Per questa ragione, la donna con sospetta iperstimolazione ovarica grave deve essere ricoverata in ospedale.

Se trattata, la malattia migliora nell’arco di alcuni giorni; tuttavia, se si verifica il concepimento, la malattia può peggiorare per l’effetto dell’hCG prodotto durante la gravidanza. I sintomi possono allora persistere per settimane nel corso della gravidanza.

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