Fertilità

Parte la campagna sull'endometriosi

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24 Febbraio 2009
Il ministero della Salute ha lanciato una campagna sull'endometriosi, una malattia del tessuto dell'utero molto diffusa ma ancora poco nota, che può avere gravi conseguenze sulla fertilità.
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Parte la prima campagna in Italia sull'endometriosi, una malattia del tessuto dell'utero diffusissima ma poco conosciuta, che può avere conseguenze sulla fertilità.

 

In Italia, sono affette da endometriosi più del 50% delle donne nella fascia di età 29-39 anni e lo 0,4% delle adolescenti.

 

“Preoccupa il lato invalidante della malattia, che rende difficile la vita quotidiana per tante donne e che in alcuni casi rischia di portare all'infertilità - ha detto il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, presentando la campagna oggi a Roma. Obiettivo della campagna, organizzata da ministero e ospedale Sant'Andrea di Roma, è portare alla luce una malattia vissuta in silenzio da 150 milioni di donne nel mondo, 14 milioni delle quali in Europa e tre milioni in Italia.

Un filmato di due minuti diffuso nei cinema fino al 16 marzo, il numero verde 800219992, il sito internet www.quellochenonsodime.it e quello del ministero (www.ministerosalute.it) sono gli strumenti della campagna, accanto a opuscoli e materiale informativo diffusi in tutta Italia con la collaborazione della Federazione italiana di ostetricia e ginecologia (Fiog).

 

  • Che cos’è l’endometriosi? E’ una malattia che può colpire le donne in età fertile a partire dall’adolescenza. Si parla di endometriosi quando un tessuto simile all’endometrio (tessuto che riveste la superficie interna dell’utero) si forma e cresce in una zona “anomala” cioè diversa dalla normale sede dell’utero (come ad esempio le ovaie, il peritoneo, i legamenti uterosacrali e il setto retto-vaginale).

 

Tale formazioni possono essere causa di dolore, di infiammazioni e di altri fastidi. É una malattia largamente sottovalutata in quanto solo una bassa percentuale di donne che ne soffre sa di esserne affetta.

 

  • Quali sono i sintomi? Infertilità, rapporti sessuali dolorosi, mestruazioni dolorose, dolore pelvico, stanchezza fisica, intestino irritabile, gonfiore addominale, stitichezza, nausea, cefalea. I sintomi possono diventare cronici e accompagnare la donna, specie durante le mestruazioni, per tutto il periodo riproduttivo. La gravità dei sintomi e le probabilità di diagnosi aumentano con l’età.

 

Da studi effettuati risulta che l’endometriosi è una malattia che ha una grande interferenza sulla qualità della vita, determinando: disturbi del sonno (81%); influenze negative sul lavoro (79%); rapporti sessuali dolorosi se non impossibili, con conseguenze nel rapporto di coppia (77%); influenza negativa sulla propria vita sociale (73%). Alcune donne dichiarano di provare almeno una di queste condizioni: depressione, frustrazione, rabbia (39%); ansia, nervosismo, affaticamento, sensazione di non essere aiutata (19%).

 

  • Perché è importante una diagnosi veloce? Una pronta diagnosi e il trattamento tempestivo possono migliorare la qualità di vita e prevenire l’infertilità che può insorgere nel 30-40% dei casi di endometriosi.

 

E’ stato appurato che la diagnosi certa arriva tardivamente, con un tempo medio superiore a nove anni. Le ragioni di tale ritardo sono dovute a varie cause tra cui le principali sono: le donne pensano che i dolori di cui soffrono sono normali; i trattamenti ormonali procurano sollievo temporaneo. Le diagnosi tardive si accompagnano spesso alla sottovalutazione dei sintomi denunciati dalle donne.

 

  • Come si cura l’endometriosi? In base all’incertezza sulle cause del dolore e alle differenze nella risposta alla terapia non è definibile un trattamento standard. La terapia (trattamenti farmacologici sintomatici, terapia medica ormonale e trattamento chirurgico laparoscopico-conservativo/radicale) mira ad alleviare la sintomatologia, favorire la fertilità ed eliminare l’endometriosi.

 

Sia dopo terapia medica che chirurgica è comunque possibile una recidiva della sintomatologia e/o delle lesioni.

(Fonte: ministero della salute)