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Fecondazione eterologa

Bimbo con due mamme: primo via libera in Italia

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07 Gennaio 2015
Un bambino nato in Spagna con l'inseminazione eterologa è stato riconosciuto anche in Italia – per la prima volta – come figlio di due donne, quella che lo ha partorito e la partner, ora diventata ex. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Torino, sezione famiglia, per “garantire la copertura giuridica a una situazione di fatto in essere da anni nell'esclusivo interesse del bambino”

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Un bambino nato in Spagna con l'inseminazione eterologa è stato riconosciuto anche in Italia – per la prima volta – come figlio di due donne, quella che lo ha partorito e la partner, ora diventata ex. La Corte d’appello di Torino, sezione famiglia, ha infatti accolto la loro richiesta e ribaltando la decisione del tribunale, ha ordinato all’ufficiale di stato civile del comune di trascrivere la nascita del bambino come figlio di entrambe per “garantire la copertura giuridica a una situazione di fatto in essere da anni nell'esclusivo interesse del bambino”.

 

Le due donne si erano sposate a Barcellona e poi avevano divorziato sempre in Spagna, chiedendo l’affidamento congiunto del bambino. Le due mamme sono indicate nello stato civile del Comune di Barcellona come madre A e madre B.  

 

Il Tribunale di Torino aveva invece respinto la richiesta di trascrivere questa situazione nell’anagrafe italiana, ritenendo la trascrizione “contraria all’ordine pubblico” inteso come insieme di principi desumibili dalla Costituzione e fondanti l’intero assetto ordinamentale, “fra i quali le norme in materia di filiazione che fanno espresso riferimento ai concetti di padre, madre, marito e moglie”. 

 

Le due donne non si sono però perse d'animo e hanno presentato appello alla decisione dei giudici di primo grado, ottenendo il ribaltamento della sentenza. 

 

Ai fini del riconoscimento o meno dei provvedimenti giurisdizionali stranieri, ragiona in premessa la Corte rifacendosi alla Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 1989 e al regolamento comunitario 2201 del 2003 , “il concetto di ordine pubblico deve essere declinato in funzione dell’interesse superiore del minore”. E “nel caso in questione non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica inesistente, ma di garantire la copertura giuridica a una situazione di fatto in essere da anni, nell’esclusivo interesse di un bambino cresciuto da due donne che la legge spagnola riconosce entrambe come madri”. 

 

La nozione di famiglia ha sì rilievo, ma “non tanto sul piano dei partner”, bensì “con riferimento alla posizione, allo status e alla tutela del figlio”, tanto che “non devono essere collegati fra loro il piano del legame fra i genitori e il piano del legame fra genitore e figli”. 

 

Questa è una linea, dicono i giudici, tracciata “in una fattispecie analoga” da “due recenti sentenze emesse nel giugno 2014 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo” di Strasburgo contro la Francia, condannata per “aver violato il diritto dei minori al rispetto della loro vita privata” quando “non ha trascritto il rapporto di filiazione tra un padre e i suoi figli biologici nati all’estero da una madre surrogata”.