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Diagnosi pre-impianto

Fecondazione assistita, la Consulta cancella il divieto di scegliere gli embrioni

Di Chiara Lupi
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12 Novembre 2015
La Corte Costituzionale ha stabilito che non è reato la selezione nei casi in cui sia esclusivamente finalizzata ad evitare l'impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili, e nello specifico le patologie rispondenti ai criteri di gravità previsti dalla legge 194 sull'aborto

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Cade il divieto assoluto di selezione degli embrioni senza eccezione: la Corte Costituzionale ha stabilito che non è reato la selezione nei casi in cui sia esclusivamente finalizzata ad evitare l'impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili, e nello specifico le patologie rispondenti ai criteri di gravità previsti dalla legge 194 sull'aborto. La sentenza, la 229/2015, depositata ieri, è stata redatta dal giudice Rosario Morelli.

 

La questione di costituzionalità era stata sollevata dal Tribunale di Napoli nell'ambito di un procedimento penale contro un gruppo di medici rinviati a giudizio con l'accusa di realizzare la produzione di embrioni umani con fini diversi da quelli previsti dalla legge 40, effettuando una selezione eugenetica e la soppressione di embrioni affetti da patologie. 

 

La Corte Costituzionale aveva già stabilito in una recente sentenza l'illegittimità costituzionale della legge 40 sulla fecondazione assistita nella parte in cui vietava l'accesso alla fecondazione e alla diagnosi pre-impianto alle coppie fertili affette da gravi patologie genetiche - e nello specifico dove sussistano le stesse condizioni che consentono l'aborto
terapeutico. Alla luce di questa decisione, "quanto è divenuto così lecito, per effetto" di questa pronuncia, "non può dunque - per il principio di non contraddizione  essere più attratto nella sfera del penalmente rilevante", si legge nella sentenza.

 

"La decisione rientra nel solco della altre sentenze della Consulta ed è coerenze con l'obiettivo di tutelare la salute psichica e fisica della donna a fronte di un affievolimento della tutela assoluta dell'embrione. E a questo proposito, è la prima volta, infatti, che viene toccato l'art. 13 della legge, che finora era rimasto immune e ritenuto una sorta di sancta-sanctorum della tutela dell'embrione," ha spiegato l'avvocato Gianni Baldini, che ha difeso i diritti di numerose coppie di fronte ai vincoli della legge 40 sulla fecondazione assistita. "Mi auguro che questa sentenza - ha aggiunto Baldini - sia l'anticamera di un'altra, attesa decisione: quella relativa agli embrioni sovrannumerari, affinché si trovi un bilanciamento con le esigenze della salute collettiva legate alla ricerca scientifica e gli embrioni possano essere destinati alla ricerca, anziché crioconservati per sempre". La Corte dovrebbe pronunciarsi su questo aspetto a fine marzo.

 

"Un altro colpo alla crudeltà della Legge 40. La sentenza della Consulta riafferma l'umanità della procreazione medicalmente assistita nel caso di malattie geneticamente trasmissibili, umanità negata attualmente dalla legge 40". Questo il commento della senatrice del Pd Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità."Solo chi ha paura del progresso e del rispetto delle persone, del loro diritto alla genitorialità e del diritto del nascituro alla salute - ha detto De Biasi - può alludere a una apertura all'eugenetica peraltro, ricordiamo, vietata dai protocolli internazionali ai quali l'Italia aderisce. Mi auguro che possa presto ripartire in Commissione Sanità del Senato il percorso di revisione della Legge 40, anche attraverso il Ddl di riforma a mia prima firma".

 

Di eugenetica ha parlato Eugenia Roccella, parlamentare di Area popolare. "La Corte Costituzionale conferma la posizione assunta con la precedente sentenza sull'accesso alla procreazione assistita da parte di coppie fertili, ma portatrici di patologie genetiche. In coerenza con quella decisione, dunque - sottolinea in una nota - non è reato selezionare gli embrioni affetti da patologie genetiche".

 

In teoria "niente di nuovo; resta però lo sconcerto - commenta - per la decisione della Consulta di aprire a forme di selezione a fini eugenetici, con la cancellazione del divieto esplicito previsto fino ad oggi dalla legge 40''. La Consulta ha invece ribadito, sottolinea la parlamentare, "il divieto di soppressione degli embrioni: specificando che 'la malformazione non ne giustifica solo per questo, un trattamento deteriore rispetto a quello degli embrioni sani', e ricorda l'esigenza di tutelare la dignità dell' embrione, che 'non è certamente riducibile a mero materiale biologico': un tentativo di moderare l'impianto eugenista della sentenza che appare davvero troppo timido''. "Niente di nuovo, comunque, nell'attuazione della Legge 40, e le attuali linee guida - ha concluso - continuano a restare valide''. 

 

Per quanto riguarda gli operatori, soddisfazione per la sentenza è stata espressa da Severino Antinori, uno dei pionieri della fecondazione assistita. "E'caduto uno dei punti piu' barbari della legge che impediva alle coppie di avere un figlio - ha commentato - finalmente viene riconosciuto un diritto ed ora non ci sarà più bisogno di andare all'estero per questo tipi di interventi". Per Antinori "altri punti vanno, tuttavia, rimossi come quello della ricerca sulle cellule staminali".


"Ora speriamo che l'accesso sia per le coppie infertili che per le coppie fertili a rischio di trasmissione di gravi malattie genetiche sia possibile nell'effettività e quindi nel Servizio sanitario," ha sottolineato invece Maria Paola Costantini, avvocato e referente di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato per le politiche relative alla Procreazione medicalmente
assistita (pma).