GIORNI FERTILI

Periodo fertile: che cos'è e come si calcola

Di Alice Dutto
periodofertile
10 Aprile 2019
I giorni fertili sono quelli in cui sono più alte le probabilità di concepire un bambino. Ecco come funziona il calcolo del periodo fertile e come fare a riconoscere i sintomi
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Tra un ciclo mestruale e l'altro c'è una finestra temporale che viene chiamata “periodo fertile” ed è il momento in cui è più facile restare incinte: «Questi giorni coincidono infatti con il momento dell'ovulazione» spiega Eleonora Iachini, ginecologa del Centro Medico Santagostino.

 

Quando inizia il periodo fertile

«Il tempo che intercorre dall'inizio delle mestruazioni fino all'ovulazione è di circa 14 giorni, ma esistono delle variazioni individuali che è importante considerare nel calcolare il periodo fertile. Ogni donna, infatti, ha un ciclo mestruale a sé e non tutti sono regolari».
 

 

Se si hanno cicli da 28 giorni (o anche 30), «il periodo fertile è verosimilmente prevedibile dopo circa 12-14 giorni dal primo giorno del ciclo. E circa 14 giorni dopo si avrà il nuovo ciclo».

Tuttavia, è possibile essere fertili anche 3-4 giorni prima rispetto all'ovulazione, proprio perché i cicli non sono sempre regolari e possono esserci delle variazioni da uno all'altro.


Quando inizia nei cicli irregolari


Se i cicli sono irregolari, è più difficile calcolarlo: ci si può aiutare con metodi naturali oppure anche attraverso l’uso di stick appositi».

 

Data questa premessa, è chiaro che conoscere le caratteristiche del proprio ciclo è molto importante nel caso in cui si stia cercando di avere un bambino.
 

 

Quanto dura l’ovulazione


L’ovulazione, intesa come il momento in cui il follicolo libera la cellula uovo (ovocita) dura solo un’ora. Una volta uscito dal follicolo, l’ovocita sopravvive nella tuba per circa 24 ore, che è il momento in cui può essere fecondato dagli spermatozoi. Se ciò non avviene, la cellula uovo si disgrega.

 

Il periodo fertile, quindi, nei cicli regolari avviene dal dodicesimo al quattordicesimo giorno dopo la fine dell’ultima mestruazione.

 

Quali sono i sintomi del periodo fertile

«Durante l'ovulazione il corpo della donna cambia, in quanto si prepara all'eventuale fecondazione e alla conseguente gravidanza» spiega la dottoressa.

Questi sono alcuni dei segnali che indicano che si è nel periodo fertile:

  • perdite vaginali più abbondanti, trasparenti e filanti;

  • sensazione di gonfiore o dolore al basso ventre (simil-mestruale);

  • maggiore tensione al seno;

  • aumento del desiderio sessuale;

  • sbalzi ormonali che possono portare ad ansia e nervosismo;

  • aumento dell'appetito.

«In alcune donne sono frequenti delle perdite marroni vaginali in corrispondenza dell’ovulazione: lo spotting in questo caso non è patologico».

 

Calcolo periodo fertile: i metodi naturali

«Per capire quando le probabilità di concepimento sono più alte, è necessario prendere confidenza con il proprio corpo e il proprio ciclo mestruale. Si possono individuare infatti dei cambiamenti a livello del muco cervicale e della temperatura basale che ci aiutano a identificare l’ovulazione».

 

1. Muco cervicale

«Dopo le mestruazioni in genere ci sono un paio di giorni asciutti senza perdite di muco e con una sensazione di secchezza vaginale. Circa 6-7 giorni prima dell’ovulazione compare del muco cervicale denso e appiccicoso/viscoso: questo coincide più o meno con la selezione del follicolo dominante che crescendo produce sempre più estrogeni che tra le varie azioni inducono la cervice a produrre muco cervicale».

 

«Con l’avvicinarsi dell’ovulazione questo muco diventa via via più filante ed elastico e si sente una sensazione di scivoloso a livello vaginale. L’aspetto di questo muco filante è simile alla chiara d’uovo e se lo si prende tra le dita si allunga di alcuni centimetri. Più si allunga e più vicina è l’ovulazione. I giorni di scivolosità rappresentano i giorni più fertili del ciclo mestruale. Dopo circa 4 giorni si può improvvisamente avere meno muco, che diventa al contempo nuovamente opaco e viscoso. L’evoluzione e il brusco cambiamento del muco cervicale sono caratteristiche che aiutano a definire il periodo fertile».

 

2. Temperatura basale

«Il metodo della temperatura basale si basa sul fatto che la temperatura corporea a riposo è più bassa durante la fase follicolare (prima dell’ovulazione) e si alza e rimane alta nella fase luteale (dopo l’ovulazione). La temperatura basale è la temperatura corporea a riposo e va misurata ogni giorni appena sveglia, prima di alzarsi e compiere qualsiasi attività. Varia leggermente da persona a persona: prima dell’ovulazione mediamente le donne hanno una temperatura compresa tra 35.5 e 36.5 gradi; dopo l’ovulazione mediamente a 36-37.2».

 

«È importante creare un grafico e inserire i dati ogni giorno per capire se stiamo andando o meno verso l’ovulazione: l’aumento della temperatura dopo l’ovulazione può essere graduale, o fare uno scalino netto. Ricordiamo anche che ci possono anche essere differenze tra un ciclo mestruale e l’altro. Inoltre la temperatura basale può essere influenzata da tanti fattori: dall’essere stanca, dal dormire troppo poco, dalle indisposizioni, dallo stress, dai viaggi e cambiamenti di abitudini. Ma anche il fumo di sigaretta, gli alcolici, oltre che i farmaci assunti, posso rendere questo metodo poco affidabile».

 

Quando avere rapporti nel periodo fertile se si vuole avere un bambino

Nell’ultima decade, sono emersi dati che, almeno in teoria, possono aiutare a stabilire la frequenza ottimale dei rapporti sessuali.

«Nel periodo fertile, se si cerca una gravidanza, si consiglia di avere rapporti a giorni alterni, mentre periodi di astinenza maggiori di 5 giorni possono ridurre la conta spermatica; avere rapporti quotidiani invece, essendo spesso necessario più di un mese per rimanere incinta, può diventare stressante e stufare anche le coppie più affiatate; l’intimità smette di essere un piacere spontaneo e diventa un compito da svolgere a ogni costo, perdendo l’istintività necessaria e aumentando anche lo stress».

 

Periodo fertile e ovaio policistico


«La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) colpisce l’8-10% delle donne in età fertile e spesso viene diagnosticata e trattata con forte ritardo. La sindrome si manifesta già in epoca puberale, con alterazioni dei flussi mestruali e sintomi come acne, sovrappeso, pelle grassa, eccesso di peli e caduta dei capelli».

Se ben curato, l’ovaio policistico non comporta particolari rischi né per la salute generale, né per la fertilità. «Se invece la patologia viene trascurata e la donna affetta aumenta di peso, ha periodi di prolungata amenorrea anovulatoria (assenza di ciclo mestruale con mancanza di ovulazione) e degenerazione micropolicistica spiccata delle ovaie, il disturbo può evolvere verso il diabete mellito, una delle forme di infertilità più difficilmente trattabili».

Con i cicli fortemente irregolari infatti è più difficile calcolare il periodo fertile, in più alcuni cicli potrebbero non essere utili per cercare la gravidanza in quanto anovulatori. «In tali casi la ricerca di gravidanza potrebbe richiedere più tempo del necessario per cui è importante rivolgersi al proprio ginecologo per capire come essere aiutati».

 

App per monitorare il ciclo

«Per chi ha dei cicli mestruali regolari, è di aiuto anche scaricare sul proprio smartphone delle app che tengono monitorati i cicli mestruali ed in base ai dati che inseriamo ci suggeriscono qual è il periodo fertile di ogni mese».

 

 

Periodo fertile dopo i 40 anni

«Dopo i 40 anni le regole per individuare il periodo fertile rimangono invariate, semplicemente dobbiamo ricordare che è più alta la probabilità che i cicli siano anovulatori (quindi non tutti i mesi potrebbero esser utili ai fini di ricerca della gravidanza) e che alcuni ovociti prodotti non siano ottimali in termini di qualità (quindi una volta fecondati potrebbero non dare inizio a una gravidanza)».

 

Periodo fertile dopo un aborto spontaneo

«Dopo un aborto spontaneo, è necessario attendere l’arrivo del ciclo mestruale spontaneo e si può tranquillamente provare a ricercare nuovamente la gravidanza se non sussistono dei fattori di rischio particolari che vengono valutati dal proprio ginecologo».