Aborto

Aborto spontaneo e morte in utero, perché le donne hanno bisogno di parlarne

Di Sara De Giorgi
donna
18 Marzo 2019
Aborto spontaneo e morte in utero sono eventi purtroppo comuni, ma esiste ancora un forte tabù che riguarda la perdita di un bambino durante la gravidanza. L'Organizzazione Mondiale della Sanità lo denuncia con un'inchiesta che invita le donne a condividere le loro esperienze a riguardo.
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La perdita di un bambino durante la gravidanza a causa di un aborto spontaneo o di morte in utero è ancora un argomento tabù in tutto il mondo

, legato - in alcuni casi - allo stigma e alla vergogna. Inoltre, molte donne continuano a non ricevere cure adeguate quando il loro bambino muore durante la gravidanza o il parto. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha voluto mettere in luce tutto, invitando le donne di tutto il mondo a condividere le loro esperienze al riguardo, con un articolo sul sito ufficiale.

 

Le stime del fenomeno


Secondo l'OMS, l'aborto spontaneo è una tra le cause più comuni di perdita del bambino durante la gravidanza. Le stime sono varie, anche se March of Dimes, un'organizzazione no profit americana che che si occupa di salute materna e infantile, ha affermato che il tasso di aborto spontaneo è del 10-15% nelle donne che sanno di essere incinte.


Per quanto riguarda la morte in utero, questa è definita in vari modi a seconda dei paesi, ma in generale quando un bambino muore prima delle 28 settimane di gravidanza si parla di aborto, mentre si parla di morte in utero dopo le 28 settimane, e i bambini colpiti sono definiti “nati morti”.

 

Come ha raccontato a nostrofiglio.it la ginecologa Laura Avagliano, esperta di morte fetale, "per le singole famiglie colpite da questo drammatico evento la settimana di gravidanza alla quale è avvenuto non cambia molto le cose. Che si tratti di quello che definiamo aborto spontaneo a 10 settimane, o di una morte in utero a 26, il fatto è che quella mamma e quel papà hanno perso il loro bambino”.

 

Le stime ufficiali parlano di circa 2,6 milioni di bambini colpiti ogni anno da morte in utero, con molti di questi decessi che – secondo l'OMS – sarebbero tuttavia prevenibili. Va detto però che non sempre aborti e morti in utero vengono sistematicamente registrati, anche nei paesi sviluppati, e questo indica che i numeri potrebbero essere anche più alti.

 

Esperienze diverse, ma simili, in tutto il mondo


Le donne hanno accesso, in tutto il mondo, a tipologie molto diverse di servizi sanitari: a volte molto ben organizzati, altre volte assolutamente carenti, con risorse e personale insufficiente.


“Anche se l'esperienza di perdere un bambino può essere differente a seconda del Paese, in tutto il mondo, lo stigma, la vergogna e il senso di colpa emergono comunque come temi comuni” si legge nell'articolo dell'OMS. In più, come dimostrano molti racconti riportati dall'OMS e anche dal sito mammenellarete.nostrofiglio.it, le donne che perdono i loro bambini spesso sono indotte a pensare di dovere rimanere in silenzio riguardo al loro dolore, sia perché l'aborto e la morte in uterosono considerati molto comuni, sia perché sono percepiti come inevitabili.

 

Le conseguenze psicologiche


Tutto ciò può comportare un grosso peso emotivo e psicologico per le donne. Alcune delle madri  che perdono il loro bambino in gravidanza possono manifestare in seguito problemi di salute mentale che durano mesi o anni, anche dopo aver avuto figli sani. Per superare queste difficoltà, a volte queste mamme possono condividere sui social le loro esperienze (lo hanno fatto anche personaggi famosi come Mark Zucherberg o Kimberly Van Der Beek,moglie dell'attore James Van Der Beek).

 

Aborto spontaneo: cause e prevenzione


Ci sono molte ragioni per cui può verificarsi un aborto, tra cui le anomalie fetali, problemi legati all'età della madre, infezioni, di cui molte sono prevenibili, come la malaria e la sifilide (diffuse in particolare in paesi a basso reddito) o rosolia da noi.

I consigli generali dell'OMS sulla prevenzione dell'aborto si focalizzano a livello individuale principalmente su:

  • sana alimentazione e attività fisica, anche per il mantenimento di un peso salutare;
  • assenza di fumo, droghe e alcol;
  • limitazione della caffeina;
  • controllo dello stress.

A livello generale e di sanità pubblica, le strategie indicate dall'OMS per ridurre il numero di aborti sono:

  • migliorare l'accesso all'assistenza prenatale, considerato che in alcune aree del mondo le donne non vedono un operatore sanitario fino a quando non giungono a uno stadio avanzato della gravidanza;
  • introdurre la continuità dell'assistenza da parte dell'ostetrica.

Si stima che il trattamento delle infezioni in gravidanza, il monitoraggio della frequenza cardiaca fetale e la sorveglianza della gravidanza, come parte di un pacchetto di assistenza integrato, potrebbero salvare 1,3 milioni di bambini, che altrimenti potrebbero nascere morti.

 

Condizione di vita delle donne e diritto alla saluta riproduttiva


Anche nel 2019, circa 200 milioni di donne che desidererebbero evitare una gravidanza non hanno accesso ai sistemi di contraccezione. E quando rimangono incinte, 30 milioni di loro non partoriscono in una struttura sanitaria e 45 milioni, invece, ricevono cure prenatali inadeguate o nulle. Ciò mette sia la madre sia il bambino a un rischio molto maggiore di complicazioni e di morte.

Le pratiche culturali come la mutilazione genitale femminile e il matrimonio infantile sono estremamente dannose per la salute sessuale e riproduttiva delle ragazze e per la salute dei loro bambini. Le madri adolescenti (di età compresa tra 10 e 19 anni) hanno molte più probabilità di contrarre infezioni rispetto alle donne di età compresa tra 20 e 24 anni.

Le mutilazioni genitali femminili aumentano invece il rischio di un travaglio prolungato e difficile, di emorragie e di gravi lacerazioni. Così è molto più probabile che il bambino abbia bisogno di rianimazione dopo il parto e che sia esposto ad un alto rischio di morte durante il travaglio o dopo la nascita.

Per tutti questi motivi, è fondamentale mettere le donne in grado di avere a disposizione tutte le cure necessarie: ciò è vitale perché la gravidanza sia un'esperienza positiva. Gli aspetti biomedici e fisiologici dell'assistenza devono essere uniti al supporto sociale, culturale, emotivo e psicologico.

 

Aborto e morte in utero, per rimuovere il tabù è importante parlare


Molte donne che hanno vissuto un aborto spontaneo o una morte in utero riferiscono di non essersi sentite ascoltate e trattate in modo adeguato né da parte degli operatori sanitari né da parte di parenti e amici, e questo può avere ripercussioni negative sull'elaborazione del lutto.


Per aiutare ad elaborare il lutto della perdita di un bimbo occorre che il personale sanitario mostri sensibilità ed empatia, capisca come si sentono i genitori, fornisca informazioni chiare e che intuisca che i genitori potrebbero aver bisogno di un sostegno specifico. Fornire un'assistenza basata sui diritti umani, che sia rispettosa delle caratteristiche socio-culturali dei genitori e dignitosa, è un requisito indispensabile nell'ambito delle competenze cliniche delle cure materne e neonatali.


Infine, per amici e parenti: può essere difficile sapere cosa dire quando qualcuno che si conosce bene perde un bambino in gravidanza, ma la sensibilità e l'empatia possono fornire sempre supporto. Importante è lasciare lo spazio alle persone di raccontare come si sentono. Ecco i consigli dell'OMS in merito.


3 cose da non dire mai a una mamma che ha perso il suo bambino


- Tutto accade per una ragione, le cose dovevano andare così
- Almeno sai che puoi restare incinta
- Almeno hai già un altro bambino sano

3 cose che puoi dire a una mamma che ha perso il suo bambino


- Mi dispiace molto, posso immaginare quanto tu ti senta triste
- Come ti senti?
- Mi dispiace davvero molto per la tua perdita

 

 

 

Ecco alcune storie da Mammenellarete.nostrofiglio.it:

 

Portavo avanti un gravidanza gemellare. Erano due femminucce: fu bellissimo fino al 2 settembre, giorno della morfologica. Giorno che non dimenticherò mai. La ginecologa mise la sonda per l'ecografia e rimase in silenzio, i suoi occhi si riempiono di lacrime e lì ci fu il gelo. Fu il buio più totale. Pensai che era finito tutto. La piccolina in basso non c’era più. Provai tanto dolore. L'altra bimba venne al mondo prematura: una piccola guerriera di solo 2 chili con una grinta di una leonessa. Adesso ha due anni ed è di una vivacità e solarità uniche. Ma io ho un angelo in cielo e uno in terra. Tanti ti dicono "ma era soltanto un feto di 26 settimane": per me era semplicemente mia figlia!

Alla diciassettesima settimana i medici mi dissero che la mia bambina aveva una sindrome genetica rara. Io e mio marito decidemmo, ovviamente, di portare avanti la gravidanza. Io ero felice e aspettavo l'arrivo della piccola. Purtroppo, un giorno, durante un'ecografia, il dottore mi disse le tremende parole: "Non c'è battito". Ho partorito la mia Ginevra nel silenzio d'una stanza d'ospedale. Ora la bimba riposa nel cimitero della nostra città. Io e il papà la ameremo sempre.

Non dimenticherò mai quella ecografia di controllo a 12 settimane e quell’espressione del dottore quando mi disse: “Signora, mi dispiace la gravidanza si è fermata, non c’è battito”. Ricordo le lacrime, lo sguardo intriso di dolore di mio marito e i miei singhiozzi. La vita certamente continua e l’unica cosa bella è che in tutto questo marasma di emozioni e in questo mare di dolore ho avuto la fortuna di avere un marito strepitoso, una famiglia amorevole e degli amici davvero tosti. E di questo sarò loro eternamente grata. “Sii grata per le sfide, stanno creando la tua forza”.

Avevo due maschietti di tre e di un anno, quando mi accorsi di essere di nuovo incinta. I medici mi dissero in seguito che era una femminuccia. Ma la mia gioia durò poco, perché purtroppo alla 27esima settimana di gravidanza la persi. Fu un dolore incredibile. Dopo rimasi di nuovo incinta di una bimba, Chiara, che nacque dopo nove mesi. Ma non potrò mai dimenticare la mia piccola Giulia.

 

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