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Sviluppo embrionale

Fecondazione naturale, lo sviluppo dell'embrione

Di Cristina Ferrario Daniela Ovadia
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02 Maggio 2013 | Aggiornato il 11 Gennaio 2018
L'uovo fecondato viene chiamato zigote: immediatamente, questa cellula inizia a dividersi per dare origine all'embrione.

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La fecondazione avviene, di solito, in una delle tube di Falloppio. È un processo complesso, ma sostanzialmente consiste nella penetrazione di uno spermatozoo in una cellula uovo. Quello che si ottiene è una nuova cellula chiamata zigote, nella quale si ricostituisce il corredo cromosomico normale per l'essere umano, costituito da 46 cromosomi: 23 provenienti dallo spermatozoo e 23 dall'ovocita, per un totale di 23 coppie di cromosomi (i gameti, infatti, presentano solo metà corredo cromosomico).

Lo zigote inizia immediatamente a dividersi per dare origine all'embrione.

 

La divisione dell'embrione

Nei primi giorni di sviluppo, lo zigote si divide rapidamente, raddoppiando di volta in volta il suo numero di cellule, inizialmente chiamati blastomeri, mentre l'embrione in formazione prosegue il suo viaggio verso l'utero. Da una cellula si passa a due cellule, quindi a quattro, otto, 16 e 32. Allo stadio di 16 cellule si ha la cosiddetta morula, che entra nell'utero circa tre giorni dopo la fecondazione.

Non appena giunta nell'utero, la morula sviluppa una cavità, formando uno strato interno ed uno esterno di cellule. Lo strato esterno è chiamato trofoblasto e andrà a formare la placenta. Lo strato interno è chiamato embrioblasto e andrà a formare l'embrione. Ora la morula è denominata blastocisti.

Circa sette giorni dopo la fecondazione, la blastocisti si fissa all'endometrio, il tessuto che riveste l'interno del corpo dell'utero. Il trofoblasto ora cresce rapidamente, traendo nutrimento dal liquido ricco di glicogeno (uno zucchero complesso) secreto dalle ghiandole endometriali, che si erano formate sotto l'influenza del progesterone prodotto dal corpo luteo. Il trofoblasto si suddivide in due strati, uno dei quali forma proiezioni che invadono l'endometrio in modo da fissare saldamente la blastocisti all'interno dell'utero. Tutto questo processo prende il nome di impianto.

Il trofoblasto e il tessuto che lo circonda, contenente l'embrione, prendono il nome di corion. Quest'ultimo, in seguito, si svilupperà per dar luogo alla placenta, che mette in relazione il feto in crescita con il sistema circolatorio della madre.

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Consulenza del prof Carlo Flamigni, medico chirurgo, libero docente in Clinica ostetrica e ginecologica, membro del Comitato Nazionale di Bioetica.