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Gravidanza dopo un trapianto: un sogno possibile

di Francesca De Ruvo - 02.10.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La gravidanza dopo un trapianto d'organo non è più un tabù, né tantomeno un sogno irrealizzabile. Ce lo dimostra l'esperienza di moltissime donne 

In questo articolo

Risale al 1958 il primo caso di gravidanza dopo un trapianto di rene. Oggi, sessantacinque anni dopo, la gravidanza in donne trapiantate è una realtà sempre più diffusa, in particolare in coloro che hanno subito un trapianto di rene o di fegato. Più rari, invece, i casi di gravidanza dopo un trapianto di cuore, di polmone o addirittura di utero. Ma la medicina non si ferma e continua a fare enormi passi avanti per permettere alle donne di realizzare il sogno della maternità.

Il sogno della gravidanza dopo un trapianto

Al giorno d'oggi un trapianto d'organo non pregiudica necessariamente il progetto di "metter su famiglia". Certo, la gravidanza dopo un trapianto presenta possibili rischi e complicazioni in più rispetto a una gestazione in condizioni normali, ma ciò non deve necessariamente scoraggiare le future mamme. La parola d'ordine in questi casi è: pianificare.

Le linee guida nazionali e internazionali sconsigliano la gravidanza nei 12 mesi successivi al trapianto, ma a distanza di 1-2 anni dall'intervento è possibile iniziare pianificare la gravidanza con l'aiuto di esperti. Come consiglia l'Istituto Superiore di Sanità, infatti, occorre capire quale sia il momento più opportuno per il concepimento. Una funzione stabile d'organo, una terapia immunosoppressiva al dosaggio di mantenimento e l'assenza di infezioni o di altre complicazioni costituiscono la premessa per una gravidanza sicura.

Ma vediamo in dettaglio cosa dice la letteratura scientifica finora disponibile.

Il trapianto di fegato

Tutti i più recenti studi scientifici dimostrano che diventare mamma dopo un trapianto di fegato è assolutamente possibile. Secondo i risultati di una metanalisi del 2021, pubblicata sull'American Journal of Gastroenterology, la gravidanza dopo un trapianto di fegato è sicura, ma può comportare un rischio più elevato di complicanze quali:

Nel 2022 alcuni ricercatori italiani hanno indagato la sicurezza e le complicanze della gravidanza dopo un trapianto di fegato analizzando i dati di 14 Centri Trapianti del nostro paese.

Dalla ricerca, pubblicata sulla rivista Digestive and Liver Disease, emerge che tra il 1990 e il 2018 nel nostro paese si sono verificate 62 gravidanze in sessanta donne e il tasso di bimbi nati vivi è del 100%. Un risultato che dà molta speranza alle donne trapiantate. Lo studio ha evidenziato inoltre che poco meno della metà dei bambini sono nati prematuramente e che 8 neonati su 62 avevano un basso peso alla nascita, confermando le problematiche già note delle gravidanze post trapianto.

Il trapianto di rene

Nelle pazienti con insufficienza renale cronica in stato terminale il trapianto di rene è la terapia d'elezione. Rispetto alla dialisi, il trapianto garantisce innegabili vantaggi sia in termini di sopravvivenza sia in termini di qualità di vita. Dopo il trapianto di rene, infatti, migliorano sia il profilo ormonale, sia la regolarità del ciclo ed è quindi possibile provare a concepire un figlio.

La prima gravidanza dopo un trapianto di rene è avvenuta nel 1958 e da allora ci sono state migliaia di gravidanze in pazienti trapiantate. Ciononostante, la gravidanza nelle donne sottoposte a trapianto rimane una condizione ad alto rischio di complicazioni sia per la mamma che per il feto.

Un'analisi della letteratura scientifica, pubblicata su BMC Nephrology nel 2019, ha esaminato gli esiti di circa 6700 gravidanze in oltre quattromila donne sottoposte a trapianto di rene in tutto il mondo. Il tasso dei bimbi nati vivi è addirittura superiore rispetto alla media della popolazione generale, ma la gravidanza dopo un trapianto renale comporta un aumento del rischio di:

  • preeclampsia;
  • diabete gestazionale;
  • necessità di ricorrere al taglio cesareo;
  • ipertensione;
  • prematurità;
  • basso peso alla nascita.

Il progetto di una gravidanza nel post trapianto richiede quindi un approccio multidisciplinare da parte di diversi specialisti: il nefrologo, il ginecologo ed il neonatologo. Secondo le Linee Guida rene e gravidanza della Società Italiana di Nefrologia, se la donna presenta pressione arteriosa normale, terapia immunosoppressiva a dosaggio di mantenimento e nessuna evidenza di rigetto nei 6 mesi precedenti, allora si trova nelle condizioni ottimali per iniziare a programmare una gravidanza.

Il trapianto di cuore

Oggi una donna che ha subito un intervento così delicato come un trapianto di cuore può andare incontro in modo sicuro a una gravidanza. Anche in questo caso, però, non vanno sottovalutati i rischi sia per la madre che per il nascituro. La gravidanza dopo un trapianto di cuore può infatti esporre la madre a rischi emodinamici e immunologici e il neonato agli effetti tossici della terapia immunosoppressiva e al rischio di cardiopatia ereditaria.

Nel 2018 alcuni ricercatori dell'Ospedale Niguarda di Milano hanno pubblicato sulla rivista scientifica Transplantationun un articolo in cui descrivono i casi di 17 gravidanze da 11 donne sottoposte a trapianto di cuore nel loro centro. In tutto sono 12 le gravidanze portate a termine con successo tra il 1985 e il 2016. In nessun caso sono registrate complicazioni come ipertensione di nuova insorgenza, diabete o iperglicemia, preeclampsia, o infezioni gravi e non ci stati nemmeno episodi di rigetto gravi. Come negli altri casi di gravidanza dopo un trapianto di organo, una buona parte dei bimbi nati era di piccole dimensioni rispetto all'età gestazionale. Nessuno dei neonati, comunque, presentava difetti congeniti. Nonostante i rischi, quindi, la gravidanza è ben tollerata nelle donne trapiantate. Le gravidanze successive sono però sconsigliate a causa di ulteriori rischi emodinamici e immunologici.

Il trapianto di utero

Arriviamo infine a uno dei casi più particolari: la gravidanza dopo un trapianto di utero. Era il 2014 quando, per la prima volta nella storia della medicina, una donna che aveva subito un trapianto di utero ha dato alla luce un bambino sano dopo una gravidanza regolare. Il caso è stato descritto e pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet.

E non si può non citare la storia di Alessandra, la bimba nata nel settembre del 2022 dalla donna che ha ricevuto il primo trapianto di utero realizzato in Italia.

Si tratta della prima nascita di questo tipo nel nostro Paese e del sesto caso al mondo di gravidanza portata a termine con successo dopo un trapianto di utero da donatrice deceduta. La madre era nata priva di utero a causa di una rata patologia congenita, la sindrome di Rokitansky.

Ma cosa sappiamo finora dei bimbi nati dopo un trapianto di utero? La letteratura scientifica è chiaramente ancora poco corposa, ma iniziano a emergere alcuni dati. Nel 2022, per esempio, sulla rivista BJOG – International Journal of Obstetrics and Gynaecology è stata pubblicata una ricerca che descrive lo stato di salute fino ai primi due anni di vita di 14 bimbi nati in seguito a trapianto di utero. I bimbi, nati con taglio cesareo verso la 36/37 settimana, avevano un peso medio alla nascita di 2940 grammi. Secondo i ricercatori, tutti i bambini avevano raggiunto gli obiettivi di sviluppo e comportamento stabiliti dall'American Academy of Pediatrics.

La terapia immunosoppressiva in gravidanza

Le donne trapiantate devono fare uso di farmaci immunosoppressori, utilizzati per evitare il fenomeno del rigetto dell'organo trapiantato. La terapia con immunosoppressori va continuata anche durante la gravidanza, ma alcuni farmaci andranno sostituiti (come il Micofenolato) per via del rischio di malformazioni fetali.

Bisogna poi tenere in considerazione che questi farmaci limitano l'attività del sistema immunitario e ciò comporta un aumento del rischio, sia per la futura mamma che per il feto, di contrarre infezioni. Come precisa l'Istituto Superiore di sanità "La scoperta e la cura immediata delle infezioni in qualsiasi sede è fondamentale per la sopravvivenza del trapianto e per il benessere del feto".

Il parto

Il maggior rischio di complicazioni per la donna trapiantata e per il neonato, fa sì che la gravidanza dopo un trapianto rientri nelle gravidanze considerate a rischio. Ciò significa che la gestazione deve essere seguita da una squadra di specialisti che comprenda:

  • trapiantologo;
  • ostetrico;
  • anestesista;
  • infettivologo;
  • neonatologo.

L'assistenza di un'equipe specializzata e il rispetto di tutti i protocolli fanno sì che anche la gravidanza dopo un trapianto possa essere vissuta serenamente dalla futura mamma.

In assenza di complicazioni materne e/o fetali che indichino la necessità di un parto anticipato o urgente, la donna può partorire per via vaginale. Durante il travaglio può essere praticata l'analgesia e il taglio cesareo può essere effettuato mediante anestesia spinale.

L'allattamento

L'allattamento nelle donne trapiantate in cura con farmaci immunosoppressori è ancora argomento di dibattito. È consentito alle madri che assumono cortisone e ciclosporina mentre non è certo che sia privo di rischi per le donne in cura con tacrolimus perché questo farmaco può interferire sul sistema immunitario del neonato.

La raccomandazione generale, quindi, è di evitare l'allattamento se non diversamente indicato dal proprio medico.

Altre fonti utilizzate:

Istituto Superiore di Sanità, Trapianto e Gravidanza, 2022

Rivista Trapianti, Sicurezza e complicanze della gravidanza dopo trapianto di fegato: evidenze da uno studio multicentrico italiano, 2022

Associazione Nazionale Trapiantati di Rene, Gravidanza dopo il trapianto di rene, 2014

Ministero della Salute, Centro Nazionale Trapianti, 2022

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