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L’effetto dei pesticidi sulla fertilità maschile e femminile

di Francesca De Ruvo - 21.12.2021 - Scrivici

pesticidi
Fonte: Shutterstock
L'esposizione ai pesticidi può essere molto dannosa per gli esseri umani e può incidere sulla fertilità sia maschile che femminile

La problematica dell'infertilità è sempre più diffusa, tanto che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riguarda circa il 15% delle coppie in età fertile che vivono nei paesi occidentali. La fertilità sia femminile che maschile ha alcuni nemici che rischiano di peggiorarla o, in alcuni casi, di comprometterla e tra questi ci sono anche i famosi pesticidi. Negli ultimi anni, infatti, moltissimi studi hanno dimostrato che l'esposizione ai pesticidi può ridurre il numero degli spermatozoi e può influenzare negativamente la riserva ovarica delle donne.

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Pesticidi e altri fattori ambientali possono influenzare la fertilità

Non è di certo una novità: l'ambiente in cui viviamo può avere delle ripercussioni anche molto importanti sulla salute, pensiamo semplicemente egli effetti negativi dello smog presente nelle nostre città. In particolare, come riporta il Ministero della Salute, "alcuni fattori ambientali, soprattutto nelle fasi della vita più delicate, come lo sviluppo intrauterino, l'infanzia e l'adolescenza, in cui l'organismo è in continuo cambiamento, possono determinare non solo infertilità nella vita adulta ma anche essere la causa di alcune patologie andrologiche e ginecologiche, come anche di alcuni tumori e malformazioni del sistema riproduttivo".

Tra i fattori ambientali maggiormente coinvolti vi sono gli interferenti endocrini, sostanze insidiose potenzialmente in grado di alterare la funzionalità del sistema endocrino causando effetti avversi sulla nostra salute e che su quella dei nostri figli. Si tratta di un ampio gruppo di sostanze chimiche che comprende anche i famosi pesticidi.

Sempre secondo il Ministero della Salute, una recente stima ha calcolato che, in assenza di azioni per la riduzione del rischio, l'esposizione a interferenti endocrini, tra cui appunto troviamo anche i pesticidi, contribuisce per almeno il 20% all'incidenza di malattie riproduttive, quali endometriosi, infertilità maschile e criptorchidismo.

Gli effetti sulla salute degli interferenti endocrini

L'Istituto Superiore di Sanità definisce gli interferenti endocrini "sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie". Si tratta appunto di sostanze, circa 800, molto pericolose per la salute perché possono causare:

  • diminuzione della fertilità maschile e femminile,
  • endometriosi, gravidanza extrauterina, parto pretermine;
  • aumentato rischio di criptorchidismo e ipospadia;
  • diabete e alcune forme di obesità;
  • elevato rischio di tumori;
  • deficit cognitivi e disturbi comportamentali,
  • patologie neurodegenerative,
  • disfunzioni ormonali (specie alla tiroide) sviluppo puberale precoce.

Fortunatamente, l'Unione Europea considera particolarmente importante individuare gli interferenti endocrini presenti nel mercato europeo e ne controlla quindi la possibile contaminazione dell'ambiente e degli alimenti al fine di proteggere i cittadini.

Pesticidi e fertilità: cosa sappiamo finora?

I pesticidi, o meglio prodotti fitosanitari, sono sostanze chimiche (sia naturali che prodotte industrialmente) che vengono utilizzate in agricoltura per eliminare tutto ciò che danneggia le coltivazioni o che compromette la produttività del terreno e la qualità del raccolto. Come spiega l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), i pesticidi per poter funzionare devono essere in grado di interferire con le funzioni degli organismi nocivi che vanno a colpire che, però, sono spesso presenti anche negli animali e nell'uomo. Ecco il motivo per cui la maggior parte dei pesticidi può avere effetti tossici anche su soggetti che non sono il loro diretto bersaglio.

Gli effetti dei pesticidi sull'uomo sono difficili da valutare, ma negli anni sempre più studi hanno dimostrato che queste sostanze possono influire negativamente sulla salute del sistema riproduttivo sia maschile che femminile. Vediamo allora cosa dice la scienza sul rapporto tra pesticidi e fertilità.

I pesticidi mettono a rischio la fertilità maschile

Se confrontassimo il numero e la qualità degli spermatozoi nella popolazione maschile con i valori rilevati circa 25 anni fa, scopriremmo che, in media, i valori si sono abbassati in misura significativa. In particolare, secondo la Società Italiana di Andrologia, in Italia gli spermatozoi si sono ridotti di circa il 30%. Tra le cause responsabili del peggioramento della fertilità maschile bisogna inserire anche l'inquinamento dell'ambiente e il contatto con sostanze chimiche come i pesticidi. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Human Reproduction Update, infatti, i tassi di fertilità più bassi si registrano proprio nelle aree in cui si rilevano concentrazioni elevate di pesticidi, ma anche di PFAS, metalli pesanti, ftalati e diossine, che rientrano tutti fra gli interferenti endocrini.

I danni collegati all'esposizione ai pesticidi sono particolarmente frequenti nei lavoratori dell'agricoltura che sono direttamente esposti a queste sostanze, ma anche nel resto della popolazione è possibile rilevare quantità significative di pesticidi assunti tramite l'alimentazione.

Una ricerca pubblicata nel 2015 mette in luce per la prima volta una possibile correlazione (da approfondire) tra il consumo di cibi con un'elevata concentrazione di pesticidi e i problemi di fertilità maschile. Prima di allora l'effetto negativo di queste sostanze sulla qualità dello sperma era stato documentato solo in soggetti esposti per motivi professionali. Gli autori dello studio hanno scoperto che i pesticidi che ingeriamo consumando frutta e verdura compromettono seriamente la qualità degli spermatozoi. Attenzione, però, questi risultati non devono scoraggiare rispetto al consumo di frutta e verdura in generale. Come precisa Jorge Chavarro, a capo della ricerca, "abbiamo scoperto che consumare più frutta e verdura con pochi residui di pesticidi è stato benefico. L'importante è scegliere prodotti che ne contengano meno e di cui è nota l'origine".

Va detto anche che quest'ultimo studio è stato condotto negli Stati Uniti, dove la legislazione in materia di pesticidi è meno "stringente" rispetto a quella dell'Unione Europea.

Pesticidi e fertilità femminile

Gli effetti negativi dei pesticidi purtroppo non risparmiano nemmeno le donne. Secondo una revisione della letteratura scientifica l'esposizione ai pesticidi può essere associata a disturbi del ciclo mestruale, endometriosi e ridotta fertilità. Nella quasi totalità dei casi, però, gli effetti sono stati riscontrati nelle donne esposte per motivi professionali ai pesticidi.

Secondo altri studi, tra cui uno pubblicato quest'anno, i pesticidi, e più in generale gli interferenti endocrini, sarebbero dannosi per le donne di tutte le età perché sono in grado di influenzare la riserva ovarica femminile, causando addirittura una menopausa precoce.

Infine, i pesticidi potrebbero avere effetti avversi anche nelle donne che si sottopongono a percorsi di procreazione medicalmente assistita (PMA). Secondo uno studio condotto dalla Harvard University di Boston (USA), e promosso dal National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS), potrebbe esserci una correlazione tra il consumo di frutta e verdura anche con basse dosi residue di pesticidi e una minore probabilità di successo dei trattamenti per l'infertilità.

La ricerca è stata condotta a Boston, presso un centro di riproduzione assistita ed ha coinvolto 325 donne, facenti parte dello studio Environment and Reproductive Health (EARTH) che hanno completato un questionario sulla loro dieta, prima di sottoporsi a cicli trattamento per la riproduzione assistita, tra il 2007 e il 2016. I risultati dello studio indicano che le donne che mangiavano abitualmente frutta e verdura con elevati residui di pesticidi avevano il 18% in meno di probabilità di rimanere incinta e il 26% in meno di portarla a termine.

La ricerca, come precisano gli stessi autori, presenta comunque alcuni limiti e le conclusioni non sono generalizzabili alle donne che concepiscono spontaneamente. Come dicevamo poco sopra, inoltre, si tratta di studi condotti sulla popolazione americana che è esposta a limiti differenti in materia di pesticidi rispetto a quelli previsti in Europa.

Chi è più esposto agli effetti dei pesticidi?

I soggetti che sono maggiormente esposti ai rischi dei pesticidi sono coloro che per motivi di lavoro sono a contatto con queste sostanze, quindi i lavoratori e le lavoratrici delle aziende produttrici di prodotti fitosanitari e chi lavora nei terreni agricoli. Come riporta il Ministero della salute "è indispensabile, quindi, rispettare e far rispettare le condizioni di lavoro che garantiscono la sicurezza di lavoratori e lavoratrici ed è, inoltre, consigliabile effettuare delle visite andrologiche e ginecologiche periodiche per monitorare l'effetto di tali sostanze chimiche sullo stato di salute riproduttiva".

Come evitare il contatto con i pesticidi

La fertilità, sia femminile che maschile, è un bene prezioso e deve essere tutelato da fattori di rischio come il fumo, l'alcol, le droghe, le malattie sessualmente trasmissibili e anche dagli interferenti endocrini tra cui pesticidi, microplastiche e metalli pesanti. Secondo l'Associazione Culturale Pediatri per proteggere i bambini, ma anche gli adulti, dagli effetti tossici dei pesticidi, è importante:

  • evitare l'uso dei pesticidi, se non strettamente necessario come unica possibilità di intervento;
  • tenere lontane le donne in gravidanza da questi prodotti;
  • conservare i pesticidi nei contenitori originari;
  • scegliere procedure non chimiche per il controllo dei parassiti nell'igiene della casa;
  • non utilizzare pesticidi nel proprio giardino.

E per quanto riguarda i residui su frutta e verdura?

I residui presenti in frutta e verdura, essendo in quantità davvero ridotte, non danno rischi di intossicazione immediata, ma potrebbero avere degli effetti sulla salute per via dell'ingestione prolungata (esposizione cronica). Questa spaventosa eventualità è però prevenuta grazie alla legislazione in atto nel nostro paese e negli altri stati europei. La legge in vigore in materia di sicurezza dei pesticidi in Europa, infatti, è davvero molto rigida e obbliga a verificare, con controlli a campione, che i residui presenti sugli alimenti siano di molto inferiori alle soglie di sicurezza. 

Secondo gli ultimi dati dell'EFSA sui residui di pesticidi, in Italia il 98,8% dei campioni era privo di residui di pesticidi o comunque sotto il limite massimo (molto più rigido in Europa rispetto agli USA); mentre solo l'1,1% è risultato non conforme.

Inoltre, secondo le linee guida italiane per una sana alimentazione, la preoccupazione del consumatore italiano relativamente all'esposizione da residui di pesticidi è eccessiva rispetto al rischio effettivo. Come riportato nelle linee guida, infatti, l'esposizione ai singoli fitofarmaci, anche nei gruppi di popolazione più esposti, è inferiore al 20% della Dose Giornaliera Ammissibile (DGA), ossia a quella quantità di una sostanza che le persone possono consumare tutti i giorni per tutta la vita senza che questo determini rischi per la salute. Per giunta, questi limiti sono predisposti prudenzialmente molto più bassi del livello che potrebbe realmente essere pericoloso per la salute. Come consumatori possiamo comunque ridurre ulteriormente il rischio di esposizione ai pesticidi con alcuni semplici gesti come:

  • lavare accuratamente frutta e verdura;
  • variare le scelte alimentari.

Anche acquistare prodotti provenienti da agricoltura biologica può essere un modo per evitare il rischio, davvero minimo, di ingerire pesticidi.

Altre fonti utilizzate per l'articolo: materiale informativo dell'Associazione Medici per l'Ambiente; decalogo dell'Istituto Superiore di Sanità sugli interferenti endocrini.

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