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La tv uccide gli spermatozoi. Meglio l'attività fisica

Di Nostrofiglio Redazione
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5 febbraio 2013
Chi guarda tanta televisione ha meno spermatozoi rispetto a chi pratica sport. Il 44% in meno. Questo il risultato di una ricerca pubblicata su British Journal of Sports Medicine.

Tempi duri per gli uomini sedentari. Chi guarda la televisione per più di 20 ore alla settimana ha la metà degli spermatozoi degli uomini che si astengono dal guardare il piccolo schermo. Questo il risultato di una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori americani della Harvard School of Public Health e pubblicata su British Journal of Sports Medicine.

 

Lo studio è stato condotto su campioni di sperma di 222 giovani, di età compresa tra i 18 e i 22 anni, a cui hanno posto domande specifiche sul loro stile di vita. Più delle metà degli uomini presi in esame era normopeso e uno su quattro partecipanti era fumatore.

 

 

L'esercizio fisico? E' importante

Dallo studio è emerso che gli uomini che praticano sport per 15 o più ore alla settimana hanno una concentrazione di spermatozoi del 73% superiore a chi pratica meno di cinque ore alla settimana. E l’esercizio fisico, anche se influenza il numero di spermatozoi, non ha però dimostrato effetti su motilità, forma e volume del campione di sperma.

 

Fare attività fisica non sempre migliora la qualità del seme maschile. E’ importante notare che altre ricerche hanno in passato suggerito che il troppo esercizio può esser invece dannoso. Questo studio, del resto, non ha preso in esame il tipo e l’intensità dell’attività fisica dei partecipanti alla ricerca” sostiene il dottor Allan Pacey, andrologo e docente presso l'Università di Sheffield.

 

Perché il numero di spermatozoi è importante? E' uno dei parametri che i medici studiano per valutare un problema di fertilità. Ma averne un numero basso non significa che non si possono avere figli. "Pochi spermatozoi, insieme a problemi nella loro capacità di muoversi e nella forma, sono collegati a una minore probabilità di concepire, anche se non tutti sono d’accordo" spiega Audrey Gaskins, autrice dello studio.