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Tiroidite di Hashimoto e infertilità: qual è il legame?

di Francesca De Ruvo - 02.07.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La tiroidite di Hashimoto è una delle più comuni patologie tiroidee. Può causare, mestruazioni irregolari, cicli anovulatori e infertilità

Quando la gravidanza che tanto si desidera non arriva potrebbe essere "colpa" della tiroide: la ghiandola a forma di farfalla che si trova alla base del collo, appena sopra la clavicola. Proprio così, perché i disturbi del funzionamento della tiroide, tra cui la tiroidite di Hashimoto, possono causare infertilità più spesso di quanto si possa pensare! La sindrome di Hashimoto è una malattia cronica della tiroide che può causare ipotiroidismo o, più raramente, ipertiroidismo. Questa patologia se non trattata può ridurre le possibilità di restare incinta e provocare gravi complicazioni a una eventuale gravidanza.

Vediamo tutto ciò che c'è da sapere sulla tiroidite di Hashimoto e sul suo legame con la fertilità femminile.

In questo articolo

Cos’è la tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto o tiroidite cronica autoimmune, descritta per la prima volta dallo specialista Hakaru Hashimoto nel 1912, è tra le più comuni e frequenti patologie tiroidee. Si stima infatti che colpisca circa il 5-15% delle donne, causando, quando non trattata, cicli mestruali irregolari e cicli anovulatori, interferendo così con la fertilità. Nella tiroidite di Hashimoto il difetto è nel sistema immunitario che non riconosce più la tiroide come parte dell'organismo e la attacca, producendo anticorpi contro quest'organo. La diretta conseguenza è che la tiroide si infiamma e viene compromessa la sua capacità di produrre ormoni.

Quali sono le cause della tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto colpisce prevalentemente le donne e le sue cause vanno ricercate in una predisposizione genetica alla malattia. Sono maggiormente predisposti a sviluppare la malattia anche i pazienti con alcune particolari patologie su base autoimmune come:

  • la celiachia;
  • il diabete;
  • la vitiligine.

Inoltre, la tiroidite di Hashimoto si verifica più frequentemente nelle persone con malattie genetiche quali la sindrome di Down, la sindrome di Turner e la sindrome di Klinefelter.

I sintomi più comuni

Di per sé la tiroidite di Hashimoto non causa sintomi, almeno in uno stadio iniziale. Successivamente, però, può comparire ipotiroidismo primario che porta con sé sintomi come:

  • apatia;
  • stanchezza;
  • aumento di peso;
  • perdita di capelli;
  • difficoltà nella concentrazione;
  • ritenzione idrica
  • stitichezza.

La malattia può portare anche a manifestazioni più gravi come:

  • disturbi mestruali, con mestruazioni irregolari e/o abbondanti;
  • difficoltà a restare incinta, proprio per via dell'irregolarità mestruale o dei cicli anovulatori;
  • problemi durante la gravidanza legati allo sviluppo del feto, e un aumentato rischio di aborto spontaneo.

L'ipotiroidismo però non è sempre presente e in alcuni casi può anche presentarsi senza alcun sintomo.

Più raro, invece, è l'ipertiroidismo legato alla tiroidite di Hashimoto. L'ipertiroidismo può causare:

  • nervosismo;
  • sudorazione eccessiva;
  • tremori;
  • ansia;
  • perdita di peso;
  • tachicardia.

In entrambi i casi è importante diagnosticare quanto prima il disturbo e iniziare così il trattamento giusto.

Come si diagnostica la tiroidite di Hashimoto

Partiamo col dire che la diagnosi della tiroidite di Hashimoto non è affatto semplice e possono essere necessari diversi accertamenti, come indicato anche dalle nuove linee guida dell'American Thyroid Association pubblicate nel 2017. Il primo step che farà il medico sarà quello di ripercorrere la storia clinica della paziente e della sua famiglia con una accurata anamnesi, a cui seguirà un esame obiettivo per valutare la presenza di noduli o di tumefazioni della tiroide.

Sarà poi necessario eseguire altri accertamenti come:

ANALISI DEL SANGUE: le linee guida suggeriscono di procedere con la ricerca di anticorpi contro la tiroide, in particolare si verifica la presenza di anticorpi anti-tireoperossidasi (TPO) e anti-Tireoglobulina (TG), fattori principali per la diagnosi di tiroidite di Hashimoto. Per valutare la funzionalità della tiroide e l'eventuale ipotiroidismo si esegue anche il dosaggio degli ormoni tiroidei (T3, T4 e TSH). L'ormone tireostimolante (TSH) è il migliore indicatore per capire come sta funzionando la tiroide. Poiché il suo compito è proprio quello di stimolare la tiroide, la presenza nel sangue sarà:

  • alta, nei casi di ipotiroidismo;
  • bassa, nei casi di ipertiroidismo.

ECOGRAFIA: per valutare la morfologia e il volume della tiroide, oltre a verificare la presenza di noduli tiroidei, tipici della tiroidite di Hashimoto.

Cosa fare in caso di tiroidite di Hashimoto

Generalmente la tiroidite di Hashimoto non prevede un trattamento. Diventa però necessario intervenire con una terapia ormonale sostitutiva a base di levotiroxina quando la tiroidite sfocia in ipotiroidismo.

L'ipotiroidismo è una patologia che rallenta il funzionamento della tiroide a causa di una scarsa presenza di ormoni tiroidei. È una condizione da non sottovalutare perché se non trattato può portare ad alterazioni del ciclo mestruale, a un maggior rischio di aborto spontaneo (poliabortività), ansia, depressione, problemi cardiaci e anche al rallentamento delle funzioni mentali.

Hashimoto e infertilità

La tiroidite di Hashimoto può far sì che la tiroide sia meno attiva del solito: in questi casi si parla di ipotiroidismo. Se si instaura l'ipotiroidismo è importantissimo ripristinare i normali livelli ormonali perché bassi livelli di ormone tiroideo possono influenzare molti aspetti del ciclo mestruale e dell'ovulazione.

Le conseguenze sono:

  • cicli anovulatori;
  • rilascio irregolare dell'uovo;
  • bassa temperatura corporea basale;
  • riduzione delle possibilità di impianto dell'embrione.

Tutte condizioni che possono interferire con la fertilità e rendere quindi difficile il concepimento. Ecco perché, secondo un recente studio, sarebbe consigliabile eseguire una valutazione della funzione tiroidea in tutte le donne che richiedono un parere medico per l'infertilità.

Inoltre, sarebbe sempre opportuno anche controllare la funzionalità della tiroide di tutte le donne che desiderano una gravidanza. Per fortuna, sempre più ginecologi decidono di controllare la funzionalità della tiroide delle proprie pazienti in fase pre-concezionale, la strategia migliore per evitare anche possibili danni al feto in caso di ipotiroidismo non trattato.

Hashimoto e gravidanza

Le donne che cercano una gravidanza e sono affette da tiroidite di Hashimoto devono comunicarlo al proprio medico che consiglierà loro di eseguire il dosaggio degli ormoni tiroidei. Un ipotiroidismo non diagnosticato durante la gestazione può essere potenzialmente molto pericoloso per la donna, ma anche e soprattutto per il suo bambino.

Come ricorda la Società Italiana di Endocrinologia, l'ipotoroidismo è una condizione associata a un maggior rischio di:

Oltre ad altri rischi legati allo sviluppo del feto.

Infatti, durante il primo trimestre di gravidanza è la futura mamma, con i propri ormoni tiroidei, a fornire al feto tutto l'ormone tiroideo di cui ha bisogno. Quindi se una donna ha poco ormone tiroideo, anche il suo bambino può soffrire la mancanza di ormone in un momento davvero critico in cui è in corso lo sviluppo del cervello. Questo può avere ripercussioni negative sullo sviluppo mentale del bambino.

Se l'ipotiroidismo viene diagnosticato proprio prima della gravidanza, è bene che venga iniziato il trattamento e siano ripristinati normali valori ormonali prima di provare ad avere un bambino. In ogni caso, l'ipotiroidismo dovuto alla tiroidite di Hashimoto, non rappresenta una controindicazione alla gravidanza. Basterà semplicemente seguire la giusta cura, che è generalmente la stessa che si seguiva prima del concepimento. La tiroidite può essere tenuta sotto controllo senza causare rischi alla mamma e al suo piccolino.

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