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Transfer embrionario: di cosa si tratta

di Simona Bianchi - 10.03.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Il transfer embrionario consiste nel trasferire l'embrione dal laboratorio all'utero della madre. Cosa sapere, come viene effettuato e quando farlo

In questo articolo

Transfer embrionario: di cosa si tratta

Il transfer embrionario è una delle fasi più importanti del percorso della procreazione medicalmente assistita. Si tratta del trasferimento dell'embrione, attraverso tecniche di fecondazione in vitro, all'interno dell'utero della futura madre. Come spiega il sito dell'Humanitas, al fine di ridurre al massimo la possibilità di gravidanze gemellari, il Practice Committee of the Society for Assisted Reproductive Technology e il Practice Committee of the American Society for Reproductive Medicine (Fertil Steril 2013;99:44-6), suggeriscono di trasferire 2 embrioni nelle pazienti di età inferiore a 38 anni con buona prognosi e in condizioni particolari di 1 solo embrione. Il trasferimento avviene in una sala dedicata per garantire il massimo delle precauzioni ambientali necessarie a fare in modo che l'impianto dei singoli embrioni conservi il massimo del potenziale. Viene utilizzato un sottile catetere che, sotto controllo ecografico transaddominale, deposita gli embrioni nella cavità uterina. Si tratta di un procedimento indolore che non necessita di anestesia.

Come viene effettuato il transfer embrionario

Generalmente il transfer embrionario viene effettuato tra le 48 e le 72 ore dopo la fecondazione in vitro, quando l'embrione è a uno stadio ancora "primordiale" ed è composto da 4-8 cellule. È possibile anche realizzare questa procedura posticipandola di qualche giorno, in particolare nel momento in cui l'embrione abbia raggiunto lo stadio di blastocisti. Questa ipotesi viene di solito proposta alle coppie che hanno già effettuato, senza successo, diverse procedure di ICSI o FIVET con un trasferimento embrionale durante la seconda o la terza giornata, perché consente di adattare i tempi della fecondazione in vitro a quelli del concepimento per via naturale, aumentando di conseguenza le percentuali di successo. Il processo è assolutamente indolore per la paziente. Uno o più embrioni dopo essere stati immessi in un liquido di coltura vengono aspirati con un piccolo catetere che in seguito viene inserito nel collo dell'utero.

Il medico procederà a rilasciare gli embrioni nella cavità uterina.

Cosa sapere sul transfer embrionario

Il transfer embrionario è una procedura di per sé semplice, simile a un controllo ginecologico di routine. Alla futura madre può essere richiesto di arrivare nel laboratorio con una vescica moderatamente piena per facilitare la visione ecoguidata della cannula per il trasferimento. È consigliabile che la donna arrivi accompagnata dal partner che potrebbe seguire tutto lo svolgimento della procedura. Dopo il trasferimento, si suggeriscono alcuni minuti di riposo, dopodiché sarà consentito riprendere le attività quotidiane, evitando sforzi inutili.

Come si decide il transfer embrionario

Dopo una valutazione della qualità dell'embrione durante la fase di coltura, si può decidere di effettuare il trasferimento embrionario. Questo avviene dopo la coltura per cinque giorni, fino allo stadio di blastocisti, procedura che consente di selezionare gli embrioni che hanno maggiori capacità di attecchimento nell'utero. Il trasferimento in questa fase riproduce quanto avviene durante il concepimento. In genere, in una paziente giovane circa il 50% degli embrioni evolve a blastocisti e, qualora durante la coltura, esistano più blastocisti è comunque possibile selezionare le migliori per aumentare le chance di attecchimento. Secondo alcuni studi clinici, la percentuale di gravidanza raggiunge il 70%. In questo modo, pur riducendo il numero di embrioni da trasferire all'interno dell'utero materno, si continua a mantenere elevata la probabilità di ottenere una gravidanza, riducendo i rischi correlati a una gravidanza multipla.

Quantità di embrioni e riduzione dei rischi

Solitmente il transfer embrionale prevede il trasferimento di uno o due embrioni, ma ogni caso dipende da una serie di fattori come l'età, il numero di figli precedenti, eventuali patologie uterine o qualità dell'embrione. Il trasferimento di un singolo embrione di alta qualità nella fase di blastocisti, cioè tra il 5 ° e il 6 ° giorno di coltura, può avere più successo rispetto al trasferimento di tre embrioni in terza giornata.

Il trasferimento di un singolo embrione evitare gestazioni gemellari con conseguenti rischi per la salute della madre e del futuro bambino. Tra questi ci sono la pre-eclampsia, complicazioni del parto, nascite premature e di basso peso, diabete gestazionale o emorragie. Nella decisione finale sul numero di embrioni da trasferire, si tiene conto del desiderio della paziente, dopo averla accuratamente informato dei possibili rischi e benefici di tutte le opzioni.

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