Malattie a trasmissione sessuale

Adolescenti e Aids: le cose fondamentale da sapere

Di Valentina Murelli
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29 novembre 2019
Il primo dicembre è la Giornata mondiale contro l'AIDS. È l'occasione per fare il punto sulle conoscenze imprescindibili per i più giovani (e non solo) con gli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità.

Come si trasmette il virus dell'HIV e come si effettua il test dell'HIV: sono gli ambiti principali sui quali richiedono informazioni gli adolescenti e i giovani che si rivolgono al Telefono Verde AIDS e IST (infezioni sessualmente trasmesse), servizio nazionale di counselling telefonico dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

 

A raccontare a nostrofiglio.it gli ultimissimi dati del servizio è la responsabile Anna Maria Luzi, ricercatrice ISS a capo anche del portale Uniti contro l'AIDS.

 

“Dal primo gennaio al 20 novembre 2019 abbiamo ricevuto 1243 telefonate da giovani e giovanissimi tra i 15 e i 24 anni, per un totale di oltre 4700 quesiti. Vogliono sapere soprattutto quali sono le vie di trasmissione del virus, dove può essere effettuato il test, se è anonimo o gratuito”. Dall'analisi delle domande emergono anche le false credenze che ancora molti giovani hanno rispetto soprattutto alle modalità di trasmissione. “Per esempio alcuni credono, erroneamente, che il contagio possa avvenire attraverso baci, abbracci o strette di mano, condivisione di biancheria e stoviglie, frequentazione di bagni pubblici o servizi come estetista e barbiere”.

 

800 861 061: numero verde AIDS e IST
Si tratta di un servizio di counselling telefonico sull'infezione da HIV, sull'AIDS e sulle altre infezioni sessualmente trasmesse (malattie come gonorrea, sifilide, epatite B e C, herpes, candida e clamidia). Si può chiamare il numero verde dal lunedì al venerdì, dalle 13 alle 18. Un consulente in materia legale è disponibile il lunedì e il giovedì, dalle 14 alle 18.

ATTENZIONE: Per la giornata mondiale contro l'AIDS, il telefono verde sarà eccezionalmente attivo anche domenica 1 dicembre 2019, dalle 10 alle 18.
 

In occasione della Giornata mondiale contro l'AIDS, che come ogni anno si celebra il primo dicembre, vale dunque la pena ricordare le cose fondamentali da sapere su questa malattia.

 

 

1 L'AIDS fa meno paura, ma non bisogna abbassare la guardia

 


“Oggi, giustamente, si sente parlare molto di terapie contro l'AIDS, di profilassi pre o post-esposizione, di ricerca su un vaccino. Questo ci porta spesso a pensare che l'AIDS non sia più un problema, ma non è affatto così” afferma Barbara Suligoi, responsabile del Centro operativo AIDS dell'Istituto Superiore di Sanità.

 

“La realtà è che l'HIV non è affatto scomparso: nel 2018 ci sono state 2847 nuove diagnosi di infezione: significa poco meno di otto nuove diagnosi al giorno. Tra l'altro, la fascia d'età maggiormente interessata da queste diagnosi è stata quella compresa tra i 25 e i 29 anni, il che suggerisce che l'infezione molto probabilmente è avvenuta prima, tra i 15 e i 24 anni”.

 

 

 

 


2 Dall'AIDS non si guarisce

 

Per fortuna oggi sono disponibili terapie molto efficaci, con combinazioni di farmaci antiretrovirali che permettono di ridurre la quantità di virus circolante nell'organismo. “Ma attenzione – precisa Suligoi – per quanto siano importantissime, va chiarito che queste terapie non eliminano del tutto il virus, e vanno assunte per tutta la vita, con il loro inevitabile corredo di effetti collaterali”. Ragione in più per impegnarsi il più possibile a prevenire l'infezione.

 

 

3 La modalità principale di trasmissione è per via sessuale

 

Come spiegato nelle Faq su AIDS e HIV del Ministero della Salute, ci sono tre vie di trasmissione del virus:

 

  • sessuale, cioè attraverso rapporti etero o omosessuali non protetti da un efficace metodo di prevenzione. In particolare, la trasmissione può avvenire sia attraverso rapporti vaginali o anali, sia attraverso rapporti orali che portino la bocca in contatto con i liquidi genitali del partner;
  • ematica, cioè con lo scambio di siringhe per l'uso di droghe o trasfusioni di sangue contaminato;
  • verticale, cioè da madre a neonato soprattutto durante la gravidanza e al momento del parto.

 

Oggi nel nostro paese la principale via di trasmissione è quella sessuale. “Ovviamente, il rischio è maggiore quanto più elevato è il numero di partner, ma bisogna ricordare che anche un solo rapporto non protetto con un partner sieropositivo può essere sufficiente a contrarre l'infezione”.

 

 

 

 

4 Prevenire è possibile, ecco come

 

Lo strumento principe per la prevenzione dell'infezione da HIV è il preservativo, maschile o femminile. Nel caso di rapporti orali, oltre al preservativo si può utilizzare anche il cosiddetto dental dam, una sorta di fazzolettino in lattice (lo stesso che usano i dentisti per isolare il campo d'azione).

 

“Tra l'altro, il preservativo è fondamentale nella prevenzione anche delle altre infezioni a trasmissione sessuale, oggi in aumento tra giovani e giovanissimi” afferma Suligoi. “Si tratta di malattie curabili, certo, ma che possono comportare pesanti conseguenze negative. La clamidia, per esempio, può portare a infertilità femminile, mentre l'infezione da parte di alcuni ceppi di HPV è associata allo sviluppo di alcuni tipi di tumori, come il cancro della cervice uterina, dell'ano, della gola”.

 

 

 

Purtroppo, l'uso del preservativo non è così diffuso e costante come dovrebbe. Secondo i dati dello Studio nazionale fertilità, circa il 25% dei ragazzi si affida al coito interrotto e l'11% al calcolo dei giorni fertili, mentre un ragazzo su dieci non usa alcun metodo. “In parte c'è una questione di costi, che potrebbero essere elevati per molti adolescenti – sottolinea Suligoi – ma in realtà dalle nostre indagini emerge che specialmente i giovanissimi provano diffidenza nei confronti del preservativo, perché lo ritengono un segno di sfiducia nei confronti del partner".

 

"Invece - prosegue Suligoi - dovrebbe passare il messaggio che usare il preservativo è un gesto di rispetto verso sé stessi e verso il partner. Perché in queste situazioni ci si protegge in due”.

Oltre al preservativo, esistono altre strategie di prevenzione dall'infezione, di tipo farmacologico. Si tratta in particolare di:

 

  • - profilassi pre-esposizione (PrEP), che consiste nell’assumere una combinazione di farmaci attivi contro l'HIV prima dei rapporti sessuali;
  • profilassi post-esposizione (PEP), che consiste in un trattamento preventivo con farmaci antivirali da assumere per circa un mese dopo un possibile rapporto a rischio.

 

“Si tratta di strumenti molto importanti, ma attenzione: non devono essere considerati alternativi al preservativo” sottolinea Luzi. “Al contrario, l'opportunità di usarli deve essere valutata insieme al medico infettivologo, nell'ambito di un più ampio discorso sulle strategie di prevenzione e in seguito a un attento ragionamento sullo stile di vita”.

 

 

 

 

5 Come NON si trasmette l'HIV

 

Di nuovo ci viene in aiuto un materiale informativo del Ministero della Salute. Il virus dell'HIV NON si trasmette:

 

  • attraverso saliva, lacrime, sudore, urine, punture di zanzare
  • condividendo le stesse stoviglie, bagni, palestre, piscine e altri luoghi di convivenza;
  • attraverso baci e carezze.

 

 

6 Il test dell'HIV, importanza e condizioni

 


Fare il test dell'HIV dopo rapporti sessuali potenzialmente a rischio è importante, perché in caso di sieropositività si può iniziare immediatamente il percorso terapeutico (e prima si iniziano i trattamenti, meglio è). Inoltre, si possono prendere tutte le precauzioni necessarie per evitare la trasmissione dell'infezione ad altri partner.

 

Il test può essere fatto anche in forma anonima in ospedale o in laboratori accreditati previo prelievo di sangue. In molti centri viene effettuato gratuitamente. Inoltre, è possibile anche acquistare un autotest in farmacia, da effettuare su saliva o su una goccia di sangue prelevata dal dito.

 

Una delle questione critiche riguardo il test dell'HIV riguarda l'accessibilità al test stesso da parte di minorenni. “In generale, la legge italiana prevede che per i trattamenti sanitari – dunque anche per il test diagnostico dell'HIV – dei minori sia necessario il consenso di un genitore o di un tutore” spiega l'avvocato Matteo Schwarz, consulente legale del telefono verde AIDS e IST.

 

Se da un lato questo è a garanzia del diritto del genitori a essere informato e partecipe ai trattamenti sanitari del figlio, dall'altro è chiaro che può rappresentare un problema. Di fronte alla richiesta di coinvolgere i genitori, infatti, molti ragazzi minorenni che pure si sono preoccupati di avvicinarsi a una struttura per richiedere un test possono tirarsi indietro. “Per esempio può succedere nel caso di ragazzi omosessuali che non hanno ancora affrontato in famiglia il tema dell'orientamento sessuale e non se la sentono di farlo proprio in concomitanza con la richiesta di effettuare un test dell'HIV” racconta Schwarz.

 

“Spesso gli operatori pubblici riescono ad aggirare la situazione richiedendo l'intervento del giudice tutelare, ma ci sono stati casi in cui hanno deciso di assumersi autonomamente la responsabilità di far effettuare comunque il test al ragazzo, magari perché lo hanno considerato particolarmente a rischio e hanno temuto di perdere il contatto in caso di allontanamento”.

 

"In futuro, tuttavia, la situazione potrebbe cambiare perché un recente parere del Garante per l'infanzia potrebbe aprire la strada a modifiche della legge" afferma Schwarz. Secondo questo parere, espresso nel febbraio 2019, dovrebbe essere possibile ipotizzare un percorso di diagnosi ed eventualmente terapia (per esempio con profilassi post-esposizione) anche senza genitori, ma a tre condizioni:

 

  1. che il percorso avvenga tutto in centri pubblici, all'interno cioè del Servizio sanitario nazionale;
  2. che in caso di diagnosi di sieropositività ci sia un percorso di accompagnamento del minore nella comunicazione alla famiglia e di accompagnamento della famiglia nel percorso terapeutico successivo (compresi gli aspetti psicologici);
  3. che allo stesso tempo vengano sviluppati e diffusi dalle istituzioni strumenti informativi di sensibilizzazione sull'argomento, come percorsi di educazione alla sessualità e all'affettività.

 

L'indicazione che Schwarz dà a ragazzi che possano trovarsi in una condizione di dubbio è quello di “rivolgersi a un centro diagnostico pubblico per fare un primo colloquio con un operatore specializzato. Lì si potrà anche valutare che in realtà non c'è stata esposizione a un comportamento a rischio e allora si coglierà l'occasione per fare informazione, in un'ottica di prevenzione. In caso di contrario, si cercheranno di concordare insieme le modalità di accesso al test, cercando il più possibile di coinvolgere la famiglia”.

 

Per i minori, invece, è sicuramente meglio evitare l'utilizzo di un autotest da farmacia. E' vero che può essere più semplice procurarsene uno, inviando ad acquistarlo un amico maggiorenne, ma certo non è opportuno gestire in solitudine l'attesa del risultato e un eventuale riscontro positivo, con indicazione di sieropositività.

 

 

7 Il ruolo dei genitori? Anche in questo caso è molto importante!

 

“Spesso – afferma Luzi – le famiglie italiane non affrontano il tema della salute sessuale e dell'educazione sessuale, ritenendo che debba essere affrontato 'fuori casa' e demandandolo quindi a istituzioni come le scuole. Sarebbe utile invece essere in prima linea anche in questo caso. È molto importante che i genitori riescano a costruire con i figli una relazione entro la quale parlare anche di questi temi, perché non è detto che i giovani riescano a trovare altrove informazioni corrette. Non sempre le scuole attuano programmi di educazione affettiva e sessuale e quando i ragazzi non hanno riferimenti certi si trovano a cercare informazioni su Internet, dove non sempre sono di buona qualità”.

 

Proprio per questo motivo, l'équipe del Telefono verde sta programmando, in collaborazione con il Ministero della Salute, di dedicare alcune ore di counselling durante la settimana alla settimana proprio ai genitori, per supportarli nell'affrontare con i figli aspetti legati alla salute sessuale.