Speciale adozione

L'adozione a distanza

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20 Giugno 2013
Un altro modo per 'fare famiglia' è l'adozione a distanza. Il sostegno non è rivolto ai minori senza famiglia, ma è una sorta di 'adozione' alla famiglia. Si provvede al loro sostentamento e all'istruzione a seconda delle condizioni del Paese.
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Esistono altri modi per ‘adottare’ un bambino e per essere famiglia: l’adozione a distanza, ad esempio. «Preferiamo chiamarlo sostegno a distanza, per evidenziare le grandi differenze con l’adozione in senso stretto», spiega Caterina Montaldo di Terre des Hommes, onlus italiana impegnata in tutto il mondo a difesa dei bambini (qui i dettagli http://www.terredeshommes.it/chi-siamo/).

Nonostante la crisi, ci sono buone notizie: «L’Italia si conferma un Paese generoso: il sostegno a distanza è ancora oggi considerato uno dei pilastri della solidarietà e anche se abbiamo persone che chiedono di poter ridurre i contributi economici, non abbiamo subìto l’arresto delle richieste. Il contributo economico che chiediamo per poter portare avanti i nostri progetti con i bambini dei Paesi in cui operiamo è di 300 euro l’anno: in questo modo si contribuisce a sostenere il minore e la sua famiglia all’accesso ai servizi. Il sostegno infatti non è rivolto a minori senza famiglia, ma è una sorta di ‘adozione’ della famiglia: con i soldi raccolti, si provvede al loro sostentamento, al miglioramento delle condizioni igieniche o dell’istruzione, a seconda delle situazioni che variano molto da Paese a Paese. Negli ultimi anni ci siamo dedicati alle bambine, alla lotta contro la violenza fisica e psicologica delle piccole specie in quelle realtà dove una figlia femmina è ancora vissuta come una disgrazia o come una mera forza lavoro in casa da sfruttare».

Gli italiani sono generosi: dopo il terremoto di Haiti, in molti hanno risposto all’appello di Terre des Hommes. Varie adozioni a distanza sono state fatte a favore di bambini brasiliani e poi in Medio Oriente, dove l’incandescente situazione in Libia e Siria ha generato molte emergenze. «Sostenere a distanza un bambino significa garantirgli un futuro migliore nella famiglia e nel Paese in cui è nato – conclude Caterina Montaldo - : per questo chiediamo un impegno a medio-lungo termine, utile a far completare il ciclo della scuola elementare». E per chi non può permettersi il contributo minimo ma vuole ugualmente dare una mano? «Abbiamo pensato a una nuova forma di sostegno a distanza, da far viaggiare on line, sui social network, all’insegna della condivisione e della partecipazione. Abbiamo creato moltiplicamore.org, la prima piattaforma online al mondo dedicata al sostegno a distanza collettivo realizzata da Seed. In questo modo – spiega Caterina Montaldo – è possibile attivare un sostegno a distanza di gruppo, oltre che individuale. Basta solo accedere al sito, devolvere un importo iniziale minimo, diffondere la notizia tra gli amici e invitarli a contribuire anche con una piccola somma fino al raggiungimento di quella necessaria».

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"Io, messa al mondo, ho avuto la possibilità di essere stata adottata, di essere amata , di essere felice e oggi di dare a mia volta la vita. Grazie alla mia famiglia e grazie ai miei genitori biologici, perché se mia mamma avesse abortito questo non ci sarebbe stato. Non ci sarei io, non ci sarebbe Mattia e neppure il bimbo che porto in grembo." Leggi la storia di questa dolce futura mamma sulla sua adozione