violenza sulle donne e sui minori

Violenza sulle donne: da una storia vera all'Associazione "Insieme a Marianna"

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22 Novembre 2018 | Aggiornato il 25 Novembre 2018
Si chiama “Insieme a Marianna”, dal nome di Marianna Manduca, madre di tre bambini, assassinata dal marito nel 2007 dopo un lungo periodo di violenze e minacce e 12 denunce rimaste inascoltate. Una vicenda molto toccante, una storia di sofferenza ma anche di amore e di coraggio, dalla quale è stato tratto il film “I nostri figli”, che Rai Uno trasmetterà il prossimo 6 dicembre. Ne parliamo con Paola e Carmelo, genitori adottivi dei figli di Marianna e tra i fondatori dell’Associazione
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Una delle tante storie di femminicidio. Purtroppo. Una vicenda che risale al 2007, che ha avuto il suo triste epilogo nell’assassinio di una donna, mamma di tre bambini piccoli di 3, 5 e 6 anni.


Perché parlarne ancora oggi, a distanza di tanti anni, con tutte le storie di femminicidio che troppo spesso continuano ad occupare le pagine dei giornali? Perché quella di Marianna Manduca, pur così triste e dolorosa, è una storia bellissima, che ha come protagonisti persone comuni, eroi quotidiani che con amore e con coraggio hanno accolto tre figli rimasti improvvisamente senza

genitori. E che per loro hanno condotto una battaglia giudiziaria contro lo Stato, fino ad ottenerne la condanna per l’inerzia di una Procura rimasta sorda di fronte alle numerose denunce presentate da Marianna verso il proprio marito aggressore. E perché da quella vicenda è nata “Insieme a Marianna”, Associazione onlus che si propone di diffondere, soprattutto tra le scuole, la cultura della non violenza, del rispetto dell’identità di genere, della protezione dei più deboli.

La storia di Marianna e dei suoi tre figli


Il nome di Marianna Manduca diventa tristemente famoso il 3 ottobre del 2007, giorno in cui la donna viene barbaramente uccisa a coltellate dal marito a Palagonia, piccolo paese della Sicilia. Dopo un anno in cui aveva presentato ben 12 querele alla magistratura, rimaste tutte inascoltate, nello strenuo tentativo di difendere la propria vita e il proprio diritto ad essere rispettata come donna e come persona.


“La notizia ci è arrivata per telefono la sera stessa, mentre eravamo tranquillamente seduti sul divano” raccontano Carmelo Calì, cugino di Marianna, e sua moglie Paola Giulianelli. “Siamo rimasti scioccati anche se non sapevamo nulla della sua vita e dei suoi figli, perché, abitando lontani, non c’erano occasioni per incontrarci. Già il giorno dopo l’assassinio, siamo stati contattati da un’assistente sociale che ci informava che Marianna aveva lasciato tre figli e, vista l’indisponibilità da parte di altri familiari a prendersene cura, eravamo rimasti gli ultimi parenti che venivano interpellati prima che i bambini fossero affidati ad una casa famiglia. Avevamo già tre figli piccoli, tutti maschi, con i tanti problemi di una famiglia numerosa, ma non ce la siamo sentita di lasciare che tre bambini già così provati dalla vita subissero altre sofferenze. Non ci abbiamo riflettuto più di tanto: il 4 stesso avevamo già l’autorizzazione del tribunale di Catania per andare a prendere i bambini e il 9 li abbiamo portati con noi  a Senigallia, dove viviamo.


I primi tempi non sono stati facili, perché abbiamo dovuto riorganizzare tutta la nostra vita sotto ogni punto di vista, da quello economico a quello logistico a quello psicologico, ma ce l’abbiamo fatta e oggi siamo una famiglia felice, con le gioie e le preoccupazioni, le soddisfazioni e le difficoltà di tutte le famiglie”.

La battaglia giudiziaria


La storia di Marianna è balzata agli onori della cronaca anche a causa della vicenda giudiziaria che ne è seguita.
Dopo la separazione dal marito, Marianna aveva subito più volte minacce e violenze da parte dell’uomo, tutte puntualmente denunciate all’autorità giudiziaria e tutte puntualmente rimaste inascoltate. Non solo: nonostante il tribunale avesse inizialmente affidato i bambini alla mamma, il padre, in uno dei giorni a lui assegnati, non riportò i figli alla ex moglie e li trattenne con sé per mesi, fino all’udienza successiva in cui i bambini, ormai ‘addestrati’ da un lungo lavaggio del cervello, si rifiutarono addirittura di vedere la mamma, inducendo il giudice ad affidare i bambini al padre. Ci sono voluti altri mesi di lotte per la povera Marianna per riuscire a ribaltare la sentenza e farsi riconoscere l’affidamento dei suoi tre figli: purtroppo non ha fatto in tempo a realizzare il suo sogno di portarli via con sé a Milano, perché sei coltellate le hanno tarpato le ali per sempre.


“Inizialmente della vicenda giudiziaria noi non sapevamo nulla, poi l’avvocato di Marianna ci ha inviato la documentazione ed il suo ultimo memoriale, dove più volte la donna manifestava la sua paura per la propria incolumità e la speranza che qualcuno la ascoltasse” commentano Carmelo e Paola.
“Non avevamo alcuna intenzione di intraprendere azioni giudiziarie, perché eravamo già troppo presi dalla gestione quotidiana dei nostri figli e non potevamo permetterci le spese legali per sostenere una battaglia giudiziaria che si presentava lunga e difficoltosa. Poi abbiamo conosciuto uno studio legale che ha preso a cuore la nostra vicenda e si è offerto di difendere la causa dei bambini a titolo gratuito. Fino ad oggi siamo riusciti ad avere dallo Stato il riconoscimento dei danni patrimoniali a favore dei tre ragazzi, ma è nostra intenzione andare avanti per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale, affinché finalmente Marianna ottenga quella giustizia che in vita non le è stata riconosciuta”. 

L’Associazione “Insieme a Marianna”


"Dopo tutto quel che abbiamo conosciuto e vissuto sulla nostra pelle in questi anni, creare l’Associazione ci è sembrata la cosa più naturale da fare” dice Carmelo Calì, che dell’Associazione è Presidente. “Il nostro scopo non è solo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza sulle donne e sui minori, ma è soprattutto quello di cercare di cambiare la mentalità partendo dai bambini e dai ragazzi, cioè da coloro che un giorno saranno mogli e mariti, madri e padri. Vogliamo inculcare in loro i concetti che uomini e donne sono diversi per natura, ma uguali devono essere i diritti e il rispetto. A cominciare dall’ambiente familiare, dove non esistono compiti ‘da femmine’ e ‘da maschi’ ma la condivisione e la cooperazione; dove non deve esistere violenza fisica e verbale per avere ragione sull’altro ma il libero confronto e il ragionamento; dove nessuno è un ‘oggetto’ o un 'possesso' nelle mani di un altro ma tutti sono persone con una loro dignità e  libertà.


Proprio perché siamo fermamente convinti che è solo intervenendo sulle  coscienze in formazione che si può cambiare una cultura, prevediamo molti incontri nelle scuole". E a due scuole, di Palagonia e Senigallia, è rivolto il primo progetto dell’Associazione “Dai tu un nome alla violenza” con il quale, dopo incontri formativi con psicologi, esponenti delle forze dell’ordine, assistenti sociali, avvocati, proponiamo ai ragazzi di raccontare - attraverso un testo, un articolo, un trailer, un disegno o qualunque altra forma espressiva vorranno adottare - che cos’è per loro la violenza, come nasce e come vincerla. Le opere migliori saranno premiate nel corso della manifestazione conclusiva che si svolgerà nella prossima primavera.   
L'Associazione si propone anche di affiancare in sede processuale le donne ed i minori vittime di violenza.   


"Marianna ha sacrificato la sua vita, ma ci ha regalato i suoi tre figli e ci ha fatto diventare le persone che siamo. Di questo le saremo sempre grati e faremo di tutto per portare avanti i valori per i quali lei ha combattuto. Perché la sua sofferenza venga risparmiata ad altri ‘deboli’ che avranno la sfortuna di vivere esperienze simili" concludono  Paola e Carmelo.   

In onda il 6 dicembre su Rai Uno il film “I nostri figli”
La storia di Marianna Manduca, dei suoi tre figli, dei suoi genitori adottivi e della battaglia giudiziaria condotta da Carmelo Calì con i suoi avvocati è raccontata  nel film “ I nostri figli”, scritto dallo sceneggiatore Mauro Caporiccio e dal regista Andrea Porporati ed interpretato da Vanessa Incontrada e Giorgio Pasotti, che la RAI manderà in onda il prossimo 6 dicembre su Rai Uno .