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Affido familiare e figli naturali

Affido familiare e figli naturali: cosa c'è da sapere

Di Rosy Maderloni
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02 Febbraio 2018
Quando si decide di ospitare temporaneamente in casa un minore che necessita di una nuova serenità e un clima famigliare si va incontro a un'esperienza delicata, ma che può rivelarsi straordinaria: è importante sapere però come aiutare i propri figli naturali a entrare al meglio in relazione con il nuovo arrivato

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Nel nostro Paese, secondo i dati del Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, sono oltre 20mila i minori che vivono temporaneamente lontano dai propri genitori, divisi tra l'arrivo in comunità e l'affido a parenti o a famiglie affidatarie.
 

Situazioni di povertà educativa, fragilità psicologica o dipendenze da risolvere sono le ragioni principali per cui si rende necessario un allontanamento.  Nell'affido una nuova famiglia si rende disponibile a prendersi cura di un bambino, mentre i suoi genitori sono inseriti in un percorso di recupero. Un'esperienza importante anche per chi ha già un figlio e voglia accogliere un bambino per un periodo. Ne abbiamo parlato con la referente affido di Ai.Bi Associazione Amici dei BambiniMaria Galeazzo e Lisa Trasforini, psicologa e consulente nelle équipe di lavoro dell'associazione.

 

Affido: gli step per le famiglie con figli
 

«In Italia la norma precisa soltanto che occorre essere maggiorenni - premette Maria Galeazzo - per cui persone single, coppie sposate e non, con o senza figli possono intraprendere il percorso per l'affido con le realtà e le istituzioni legittime. La modalità di approccio e formazione per le persone interessate all'affido può essere varia, ma in linea di massima è buona prassi avviare un momento di formazione e di conoscenza reciproca: è importante che le famiglie siano consapevoli dell'esperienza che andranno a vivere e che gli operatori abbiano più informazioni per fare "buoni" "abbinamenti" minore-famiglia.

 

In Ai.Bi. sono previsti 3 passaggi:

  1. Momento informativo: è un primo appuntamento in cui si spiega in cosa consiste questa esperienza e si ascolta la testimonianza di famiglie affidatarie.
  2. Percorso di approfondimento: più incontri in cui si stimolano delle riflessioni affinché la famiglia possa capire bene che tipo di esperienza andrà a vivere. Qui sono presentate anche le varie tipologie di affido: part time, residenziali, per le vacanze oppure la Pronta accoglienza.
  3. Percorso di conoscenza/maturazione: qui si entra in una conoscenza ulteriore da parte di un’equipe di tecnici per cogliere la disponibilità profonda della persona che si rende disponibile per l'affido (risorse emozionati e affettive, di relazioni famigliari)».

 

 

«Quando ci sono figli naturali, questo è il primo momento per un loro coinvolgimento attivo - precisa la psicologa Trasforini -: i figli già presenti della coppia vanno coinvolti sempre, quando si tratta di affido. Saranno (più o meno direttamente) sentiti dai 7/8 anni, perché questa è l'età in cui il bambino inizia ad avere un pensiero più astratto (ma non si tratta di un dato rigido). Questo perché la scelta dell'affido deve vedere tutelati i diritti di tutte le persone coinvolte, ma soprattutto dei più piccoli, sia del bambino che necessita di una nuova famiglia, sia dei figli naturali di chi si approccia all'affido».

 

«Il modo in cui i genitori parlano dei propri figli è importantissimo: l'indole, il carattere e l'età sono aspetti che consideriamo per trovare gli abbinamenti migliori possibili in base al progetto che pensiamo per ciascuna situazione. Difficilmente, ad esempio, porteremo un preadolescente nella casa dove ci sono già dei coetanei, vista la delicatezza di quest'età di conflitto e formazione della personalità».

 

Affido: accompagnare le famiglie in quest'esperienza
 

«Ci sono modalità diverse per fare iniziare un affido - aggiunge la referente Affido di Ai.Bi. -: prima ci si vede per una merenda o una giornata intera, anche in base alle istruzioni dell'autorità quando l'affido è decretato da un giudice.

Una volta stabilito l’abbinamento, ci sono diversi modi per fare la “conoscenza fra famiglia e bambini”: molto dipende dalla situazione del minore e della sua famiglia di origine e dalla disponibilità della famiglia affidataria. Non sono rari i progetti che cominciano con un avvicinamento graduale e attraverso momenti informali. Poi il progetto si struttura a seconda delle necessità del minore.

 

La famiglia di origine del bambino è inoltre coinvolta in varie modalità, a seconda del tipo di affido. Gli adulti affidatari che hanno necessità di condividere dubbi o chiedere un consiglio non sono lasciati soli: le reti di famiglie affidatarie e le associazioni che si occupano di affido li accompagnano sempre. Esistono inoltre le "famiglie di rinforzo", ossia altri nuclei che su uno stesso progetto di affido sono di affiancamento in base alle necessità».

 

Quanto dura un progetto di affido? «Non ci sono tempi prestabiliti - continua Galeazzo -. L'affido può essere consensuale oppure decretato, e molto dipende dal progetto che si ha sul bambino: di norma si intende un periodo massimo di 24 mesi. Alcuni affidi, però, sono prorogabili nell'interesse del minore. L'esperienza è sempre arricchente e in molti casi al termine di questo periodo, quando è possibile, gli affidatari mantengono un buon rapporto con il bambino e la sua famiglia biologica». 

 

 

Identikit della famiglia affidataria
 

«Non esiste un profilo ideale - commenta Lisa Trasforini - non c'è un'età più adatta e nemmeno una condizione di partenza necessaria per diventare famiglia affidataria, seppur occorra tener conto di esigenze anche materiali. Ciò che non deve mancare è la consapevolezza che con l'accoglienza di un bambino, si accoglie anche la sua storia. Questo richiede una profonda capacità di fare spazio. Chi si avvicina a quest'esperienza è consapevole che si prenderà cura di un bambino con le sue chiusure, col suo trauma o con la sua rabbia: le storie dolorose e il passato difficile che questi piccoli hanno conosciuto è ben spiegato per aiutare l'approccio. Fare spazio significa anche questo: essere in grado di accogliere una vita con i suoi tempi e le sue esigenze (anche pratiche, come dover accompagnare il bambino dai suoi genitori per le visite o in tutte le sue attività concordate). Per questo avere tempo è importante, soprattutto quando si è già genitori: perché ogni gesto d'amore che viene spontaneo con i propri piccoli qui dev'essere meditato, ponderato».

 

Affido e figli naturali
 

«Quando gli abbinamenti sono ben riusciti (ed è per questo che ogni equipe si prende tutto il tempo necessario prima di decidere per ogni singolo affido) l'esperienza è di amore e positiva per tutti i coinvolti - aggiunge la psicologa -. In tante esperienze di affido con figli la presenza dei bambini si è rivelata una forza in più per creare armonia e aiutare i piccoli che arrivano in una nuova casa a sentirsi accolti. I bambini possono affiatarsi molto ed essere di sostegno a vicenda con il loro linguaggio. Tante volte i figli naturali fungono da veri e propri facilitatori e questa esperienza di "fratellanza", quando non impartita e spiegata con sincerità, allarga i cuori».