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Italia: 85% città inquinate, 5 con i valori peggiori

di Luisa Perego - 30.09.2020 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
L'85% delle città italiane analizzate è sotto la sufficienza: fanalini di coda Torino, Roma, Palermo, Milano e Como (voto 0). Le pagelle sulla qualità dell'aria di 97 città italiane stilate da Legambiente.

In Italia più di otto città su dieci hanno problemi di smog. Legambiente, nel rapport "Mal'aria" ha infatti confrontato le concentrazioni medie annue delle polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) e del biossido di azoto (NO2) negli ultimi cinque anni (2014-2018) di 97 città italiane con i rispettivi limiti suggeriti dall'OMS. Solo il 15% delle città ha raggiunto nei 5 anni un voto sufficiente:

  • Sassari (voto 9),
  • Macerata (voto 8),
  • Enna,
  • Campobasso,
  • Catanzaro,
  • Grosseto,
  • Nuoro,
  • Verbania
  • e Viterbo (voto 7),
  • L'Aquila,
  • Aosta,
  • Belluno,
  • Bolzano,
  • Gorizia
  • e Trapani (voto 6).

L'85% è invece sotto la sufficienza: all'ultimo posto, con voto 0:

  • Torino,
  • Roma,
  • Palermo,
  • Milano
  • e Como.

Queste ultime nei cinque anni considerati non hanno mai rispettato nemmeno per uno solo dei parametri il limite di tutela della salute previsto dall'OMS.

"Per tutelare la salute delle persone – dichiara Giorgio Zampetti, Direttore Generale di Legambiente – bisogna avere coraggio e coerenza definendo le priorità da affrontare e finanziare. Le città sono al centro di questa sfida, servono interventi infrastrutturali da mettere in campo per aumentare la qualità della vita di milioni di pendolari e migliorare la qualità dell'aria, puntando sempre di più su una mobilità sostenibile e dando un'alternativa al trasporto privato. Inoltre serve una politica diversa che non pensi solo ai blocchi del traffico e alle deboli e sporadiche misure anti-smog che sono solo interventi palliativi. Il governo italiano, grazie al Recovery Fund, ha un'occasione irripetibile per modernizzare davvero il Paese, scegliendo la strada della lotta alla crisi climatica e della riconversione ecologica dell'economia italiana. Non perda questa importante occasione e riparta dalle città incentivando l'utilizzo dei mezzi pubblici, potenziando la rete dello sharing mobility e raddoppiando le piste ciclopedonali. Siamo convinti, infatti, che la mobilità elettrica, condivisa, ciclopedonale e multimodale sia l'unica vera e concreta possibilità per tornare a muoverci più liberi e sicuri dopo la crisi Covid-19, senza trascurare il rilancio economico del Paese".

"L'inquinamento atmosferico nelle città – aggiunge Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente –  è un fenomeno complesso poiché dipende da diversi fattori: dalle concentrazioni degli inquinanti analizzati alle condizioni meteo climatiche, passando per le caratteristiche urbane, industriali e agricole che caratterizzano ogni singola città e il suo hinterland. Nonostante le procedure di infrazione a carico del nostro Paese, nonostante gli accordi che negli anni sono stati stipulati tra le Regioni e il Ministero dell'Ambiente per ridurre l'inquinamento atmosferico a cominciare dall'area padana, nonostante le risorse destinate in passato e che arriveranno nei prossimi mesi/anni con il Recovery fund, in Italia manca ancora la convinzione di trasformare concretamente il problema in una opportunità. Opportunità che prevede inevitabilmente dei sacrifici e dei cambi di abitudini da parte dei cittadini, ma che potrebbero restituire città più vivibili, efficienti, salutari e a misura di uomo".

Aria inquinata

Tornando ai dati del report Mal'aria edizione straordinaria i giudizi che ne seguono per le 97 città analizzate sono il frutto quindi del "rispetto" o "mancato rispetto" del limite previsto per ciascun parametro (inteso come concentrazione media annuale) rispetto a quanto suggerito dall'OMS per ogni anno analizzato.

Tra gli altri dati che emergono: per le polveri sottili la stragrande maggioranza delle città abbia difficoltà a rispettare i valori limite per la salute: infatti per il Pm10 mediamente solo il 20% delle 97 città analizzate nei cinque anni ha avuto una concentrazione media annua inferiore a quanto suggerito dall'OMSpercentuale che scende drasticamente al 6% per il Pm2,5 ovvero le frazioni ancora più fini e maggiormente pericolose per la facilità con le quali possono essere inalate dagli apparati respiratori delle persone.

 Più elevata la percentuale delle città (86%) che è riuscita a rispettare il limite previsto dall'OMS per il biossido di azoto (NO2). Il non rispetto dei limiti normativi imposti comporta l'apertura da parte dell'Unione europea di procedure di infrazione a carico degli Stati membri con delle conseguenze economiche per gli stessi.

Bambini e inquinamento: perché i più piccoli rischiano di più

Perché i bambini rischiano di più a causa dello smog

Vari fattori contribuiscono a rendere i bambini più vulnerabili agli insulti dell'inquinamento atmosferico. Per esempio:

  •  l'altezza: sono più bassi degli adulti, e dunque più vicini alle automobili, tra le principali fonti di emissione delle particelle. Questo vale a maggior ragione per i più piccini che vengono trasportati in passeggino o in carrozzina.
  • le ridotte dimensioni dei polmoni: essendo più piccoli, in proporzione sono sommersi da più inquinanti;
  • l'immaturità del sistema immunitario, che si deve ancora sviluppare pienamente. Questo, unito alla situazione di infiammazione cronica causata dalle polveri sottili, rende più facile la proliferazione di virus e batteri che possono essere responsabili di malattia.

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