Amici a quattro zampe

Gatti e bambini possono convivere serenamente. Ecco come

gattoeneonato
05 Settembre 2019
State prendendo in considerazione l'idea di adottare un gatto? O siete incinte e non sapete come fare accettare al pelosone di casa il nuovo arrivato? I consigli della consulente in relazione felina Chiara Tocco.
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State prendendo in considerazione l'idea di allargare la famiglia con un baffuto amico peloso? O state aspettando un bimbo e non sapete come farlo accettare dal gatto di casa? Non sapete bene come instaurare il giusto rapporto?

Chiara Tocco, consulente in relazione felina e fondatrice di Gattastrofe, analizza caso per caso come comportasi.

In questo articolo scopriremo:

 

Adozione di un gatto con un bambino in casa

  • aspettate che il bambino abbia otto anni
  • scegliete un gatto adulto
  • preferite un gatto dall'indole pacifica e che non si spaventa per i rumori forti

In casa non avete animali domestici, ma state prendendo in considerazione l'idea di adottare un gatto? "Prima di tutto, meglio aspettare che il bambino abbia compiuto almeno otto anni" spiega Chiara Tocco. Sarà più maturo e in grado di comprendere le esigenze di un altro essere vivente.

Per l'adozione, rivolgetevi a degli specialisti e indirizzate la vostra scelta verso un gatto adulto, tra l'anno e i sette anni. I gattini sono tanto dolci, ma sono dei piccoli terremoti. Inoltre è più facile capire l'attitudine e il comportamento di gatto adulto. "Bisognerebbe anche conoscere la storia del micio, come si relaziona con gli umani, se si spaventa per i rumori forti".

Preferite un gatto tranquillo e  che appare rilassato: accetterà meglio il caos e l'allegria presente in una famiglia con bambini. 

 

Come fare accettare un neonato al gatto di casa

Un premessa: "Se il gatto ha la possibilità di uscire di casa come vuole e quando vuole, di solito problemi non ce ne sono" spiega l'esperta in comportamento felino.

Ci vuole qualche accortezza in più se il gatto non può uscire e l'appartamento non è "gattizzato".

La prima cosa da fare allora è rendere l'appartamento a misura di gatto.

  • diamo tridimensionalità agli spazi. Il gatto deve poter usare anche gli spazi verticali e muoversi su scaffali e librerie fatte apposta per lui. Dall'alto, può studiare la situazione o evitare carezze e manine indesiderate;
  • attrezzarsi con tiragraffi sia orizzontali che verticali e lunghi almeno 90 cm per dare modo al gatto di farsi le unghie (e di non farle sui mobili di casa);
  • posizioniamo in casa diverse cucce-tana, alcune in queste andranno messe in alto;
  • se possibile, diamo al gatto la possibilità di avere una stanza tutta sua per riposare.

Dopo aver "gattizzato" la casa, prepariamo il gatto all'arrivo del nascituro. Come spiega Chiara Tocco, "parliamogli e spieghiamogli che cosa sta succedendo. Anche se lui già sa che siamo incinte, lo ha capito dal nostro nuovo odore, dagli ormoni che abbiamo in circolo".

Possiamo poi portare a casa le tutine usate dal neonato mentre mamma e bimbo sono ancora in ospedale. La logica felina è: "Anche se non ti vedo, ti sento, perché hai un odore. E quindi per me esisti".

"Al rientro, al varcare la porta di casa con il nuovo nato, si può passare il bambino al papà mentre la mamma accarezza e fa le feste al gatto" spiega Chiara. "Anche un po' di pappa sarà ben gradita".

 

Altra accortezza è coinvolgere il gatto nella quotidianità: sarà poi lui a decidere se partecipare oppure no.

"Parliamo al gatto e invitiamolo a unirsi a noi quando stiamo cambiando il bambino sul fasciatoio. Magari verrà, magari no. Ma stiamo creando un legame. Stessa cosa nei momenti rilassanti, come l'allattamento. Chiediamo al gatto di unirsi a noi" continua Chiara.

Il segreto è far capire al micio che "tutto è come prima, anche se c'è una presenza in più. Se vuole stare qui con noi, bene. Se non vuole, può andare via".

 

Attenzione alle associazioni negative gatto-bambino

Il gatto dorme sul fasciatoio? "Non spostiamolo solo perché dobbiamo cambiare il bambino e non sgridiamolo. Meglio evitare le associazioni negative".

Si possono fare solo quando c'è un finale positivo. Un esempio? "E' come quando mettiamo la pipetta antipulci al gatto" continua Chiara Tocco. "Facciamo le coccole al gatto, poi strofiniamo per qualche secondo la pipetta sul collo, cosa di certo non piacevole, e finiamo con un premietto goloso".

Il finale positivo fa in modo che il gatto non faccia l'associazione negativa con la pipetta. 

 

E quando il bambino inizia a gattonare?

Il gattonamento è un'altra fase critica. La tirata di coda è dietro l'angolo. Di solito il peggio si può prevenire non lasciando mai il bimbo da solo con l'animale (questa regola vale sempre) e giocando d'anticipo: si capisce quando il gatto è sulla traiettoia del bambino e rischia di essere toccato per sbaglio. 

"Il gatto non sa di avere a che fare con un bambino" spiega Chiara Tocco. E se qualcuno gli tira i peli o la coda, rischia di reagire con una zampata.

 

Il "danno" è fatto: il gatto ha reagito graffiando il bambino. Che fare? "Consolate sia il bambino che il gatto, che a quel punto sarà scappato via" conclude Chiara. "Soprattutto, la cosa più importante è non urlare e non punire il gatto". Non capirebbe.

La prossima volta meglio stare più attenti e magari, come consiglia sempre l'esperta, si possono "spuntare leggermente le unghie del gatto, in modo che siano meno pericolose per il bambino".