NATIVI DIGITALI

Bambini e dispositivi digitali, alla ricerca del giusto equilibrio

Di Alice Dutto
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29 Marzo 2017
Non è semplice aiutare i genitori a gestire il rapporto tra device tecnologici e nativi digitali. Gli esperti concordano che non siano gli strumenti a essere dannosi in sé, ma l'uso che se ne fa. Ecco come suggeriscono di comportarsi
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I pediatri americani hanno detto no a tablet e smartphone prima dei 18 mesi e che dai 18 ai 24 mesi, se proprio li si vuole avvicinare ai dispositivi digitali, mamme e papà devono accuratamente scegliere video e app ed essere presenti mentre i loro figli le utilizzano. Che siano piccoli o grandi, poi, smartphone, pc e tablet non devono essere presi come dei baby-sitter.

Dall'altra parte, gli esperti stanno sempre più osservando le potenzialità di questi nuovi strumenti. Nella ricerca condotta con il Laboratorio di Neurocognizione dello Sviluppo presso la University of London, la ricercatrice Annette Karmiloff-Smith sostiene che i bambini imparino più velocemente utilizzando un tablet piuttosto che un libro. La possibilità di interagire con uno schermo, dunque, stimolerebbe lo sviluppo cognitivo favorendo l'apprendimento.

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Ma allora qual è l'approccio corretto da utilizzare in questo campo? Proprio di questo si è parlato all'evento di presentazione della nuova app Sky Kids.

I dati

Nonostante la televisione sia sempre la principale fonte di intrattenimento dei bambini, con il 97% dei piccoli tra i 4 e i 14 anni che ha seguito la programmazione nel 2016, dedicandovi in media 208 minuti al giorno (fonte: Sole 24 Ore), i nuovi device tecnologici come pc, smartphone e tablet, stanno rapidamente cambiando i loro gusti e il loro modo di fruire dei contenuti.

Secondo lo studio del Centro per la Salute del Bambino “Tecnologie digitali e bambini. Indicazioni per un utilizzo consapevole”, il 38% dei bambini sotto i 2 anni ha già utilizzato un dispositivo mobile per giocare o guardare un video; fino agli 8 anni, il 63% dei bambini utilizza i device dei genitori, mentre a 8 anni la percentuale sale al 72%. E i contenuti preferiti sono soprattutto i videogiochi.

Cosa dicono gli esperti

«Da tempo i media sono considerati al pari di un veleno: i genitori si chiedono quanto tempo sia corretto farli usare ai propri bambini – ha sottolineato Massimo Scaglioni, professore di Storia ed Economia dei media, Università Cattolica - Ce.RTA –. Ma la questione della quantità è forse un po' superata, perché i termini di questa indagine sono più complessi: ci sono infatti differenze che riguardano l'età e altre che si basano sui differenti tipi di media».
 

Nell'individuazione di queste differenze sono stati fondamentali gli studi sulle neuroscienze. «Negli ultimi anni si sono fatti grandi passi avanti nello studio del cervello, scoprendo importanti dettagli educativi ed evolutivi – ha spiegato Alberto Pellai, medico, ricercatore all'Università degli Studi di Milano, psicoterapeuta dell'età evolutiva –. La nostra mente si costituisce di tre livelli: al “piano terra” abbiamo le funzioni di sopravvivenza, che generalmente il cervello gestisce in automatico; poi c'è il “primo piano”, che è quello delle emozioni; e poi c'è il “secondo piano” che è invece quello cognitivo dove si organizzano e costruiscono i significati». E la nostra mente funziona al meglio quando la parte emotiva e quella cognitiva entrano in contatto.
 

Ovviamente, la mente si evolve nel tempo, anche a seconda degli stimoli che siamo in grado di darle. Ecco perché «è importantissimo che i contenuti siano proposti secondo il criterio di “fase-specificità”, e cioè dando lo stimolo giusto all'età giusta. Se diamo stimoli cognitivi o emotivi troppo sbilanciati, infatti, il bambino si distaccherà perché non ha la possibilità di comprenderli, e quindi subentreranno la noia o il disorientamento».

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Un aiuto ai genitori

«Il punto importante – ha evidenziato Massimo Scaglioni – è comprendere che, oggi, i media sono degli ambienti di vita che si compenetrano e rimandano gli uni agli altri: la tv porta a internet che conduce ai social media in una convergenza che permea la nostra realtà». E i nativi digitali fanno parte di questo ambiente fin da quando sono molto piccoli.

«In quest'ottica, la domanda che dobbiamo porci non è più quanto tempo è giusto che nostro figlio stia davanti alla tv, ma quale sia il modo corretto di fargli vivere questi nuovi ambienti digitali».

Fondamentale in questo senso, prima ancora della scuola dove si registra un forte ritardo nell'adozione delle tecnologie digitali, è il ruolo dei genitori. Perché è a casa che i piccoli interagiscono di più con questi strumenti, e spesso lo fanno da soli. «I genitori sembrano essere impreparati a questa situazione e non a caso c'è una grande richiesta di informazione».

Ma oltre a informarsi, i genitori dovrebbero poter contare anche su degli strumenti già pensati e realizzati appositamente per rispondere alle esigenze dei bambini. «Una sorta di parco giochi digitale attrezzato e sicuro a cui mamme e papà possano affidare i loro bambini».

 

Questo anche per evitare che si vada verso una fruizione sempre più frammentata dei contenuti. «Varie ricerche – ha ripreso Alberto Pellai – sottolineano che la visione multi-schermo abbia influenze negative sull'apprendimento dei piccoli e che la situazione peggiori all'aumentare del tempo che si dedica alla visione dei video. Quanto più si sta davanti allo schermo, tanto meno si sviluppa la capacità di concentrazione che invece è necessaria per lo sviluppo delle competenze, ad esempio quelle matematiche e logico-operative. In linea teorica, ogni 30 minuti di televisione, i bambini dovrebbero passare 2 ore immersi in attività che forniscano loro opportunità di interazione con i genitori o con altri bambini».

 

Come comportarsi


Da questi presupposti si può dire che per i bambini l'ideale sia «Un'esperienza in cui la proposta è divertente, interattiva, formativa, innovativa e brillante. E i genitori devono favorirla in modo consapevole». Può dunque essere utile seguire queste indicazioni:

  • Limitare il tempo di visione dei contenuti sullo schermo: le tv non si spengono da sole, quindi dobbiamo farlo noi.
  • Scegliere i contenuti prediligendo quelli “edutainment”.
  • Condividere la fruizione e la visione di programmi ed esperienze schermo mediate insieme ai bambini per poterli guidare e supportare.
  • Definire i momenti e i luoghi della visione, prevedendo aree “screen free” all'interno della giornata (ad esempio, il momento dei compiti).
  • Selezionare contenuti di qualità, garantiti per la fascia d'età del bambino.