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Perché gli ambienti interni possono essere più inquinanti di quelli esterni?

di Angela Bisceglia - 23.02.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ambienti interni più inquinati di quelli esterni: Allergeni, acari, etc sono tanti gli inquinanti che possono nascondersi nelle nostre abitazioni

Ambienti interni inquinati

Trascorriamo sempre più tempo in casa e il 90% circa delle nostre attività quotidiane, come dormire, cucinare, pulire, lavorare, si svolge in ambienti chiusi. Ambienti dove, difficile a credersi, si sviluppano e circolano sostanze inquinanti in misura anche maggiore rispetto agli ambienti esterni – si calcola fino a 5 volte in più – e dove, grazie ad infissi e sistemi di isolamento termico sempre più efficienti e ad un minor ricambio d'aria, certe sostanze restano intrappolate ancor più facilmente che all'aria aperta.

In questo articolo

Fonti di inquinamento domestico più comuni: gli allergeni

Le fonti di inquinamento domestico sono molteplici: tra le più comuni ci sono gli allergeni, ossia pollini di piante e fiori, acari della polvere, peli di animali. Allergeni che, in misura variabile, sono presenti in ogni periodo dell'anno e, anche se sono invisibili, fanno sentire chiaramente i loro effetti, con disturbi, come riniti e congiuntiviti, piuttosto fastidiosi soprattutto per i bambini.  

I pollini: nascono “outdoor”, entrano “indoor”

I pollini sono minuscoli granellini che permettono alle piante di riprodursi. Durante il periodo di impollinazione, che in Italia si verifica da inizio primavera ad estate inoltrata, vengono trasportati principalmente dal vento e per questo sono presenti nell'aria in concentrazioni elevate soprattutto nelle giornate calde, assolate e ventose, mentre diminuiscono quando piove. Innocui per molti, in soggetti predisposti possono provocare reazioni allergiche. Se è vero che circolano all'aria aperta, è anche vero che possono facilmente essere trasportati al'interno delle nostre case, attraverso la pelle, i capelli, gli indumenti, le scarpe. E mentre con una bella pioggia o con l'avvicendarsi delle stagioni la loro concentrazione negli spazi esterni diminuisce, nelle case i pollini si possono accumulare e raggiungere alte concentrazioni, che permangono anche dopo il periodo di impollinazione.

Gli acari: amanti del calduccio

Fortemente allergizzanti anche gli acari, minuscole creature presenti nella polvere, che si nutrono delle scaglie di pelle che perdiamo durante il normale ricambio cellulare. Il loro habitat preferito sono le zone dove la polvere si accumula maggiormente e dove ci sono temperature abbastanza elevate, sui 20-30 gradi,  e con un tasso di umidità superiore al 50%: per questo i loro nidi ideali sono materassi, cuscini, mobili imbottiti, tappeti e tende. Anche in tal caso, possono essere molto fastidiosi per chi è allergico e causare rinorrea, starnuti, prurito al naso e agli occhi, tosse

Animali domestici: “fattorini” involontari

Anche i nostri amici a quattro zampe possono contribuire a diffondere allergeni in casa: sia perché la saliva e il pelo sono comuni allergeni, che aderiscono facilmente a mobili, biancheria e tappezzeria e si diffondono nell'aria, sia perché i loro peli possono costituire un veicolo involontario di allergeni come polvere, acari e muffe

Cov e formaldeide

Oltre agli allergeni, ci sono tante altre sostanze inquinanti che circolano liberamente tra le stanze delle nostre case e che si sprigionano da numerosi elementi dell'arredamento, da oggetti di uso comune o da attività che svolgiamo quotidianamente in ambito domestico. Tali sostanze hanno sigle incomprensibili ai non addetti ai lavori: PM10, PM2.5, NO2… La sigla con cui abbiamo forse più familiarità è COV, che sta per Composti Organici Volatili, e la sostanza di cui abbiamo più spesso sentito parlare è la formaldeide.
Le sorgenti di inquinamento di COV che si sviluppano negli ambienti domestici sono davvero tante: materiali da costruzione, mobili, parquet, carta da parati, pitture e vernici per interni, fornelli a gas, fumi di cottura, caminetti e stufe a legna, deodoranti per ambienti, candele profumate, ma si sprigionano anche tra oggetti che adoperiamo quotidianamente, come cancelleria, smalti per unghie, deodoranti per ambiente o giocattoli.
Secondo dati del Ministero della Salute, l'emissione di COV è più alta all'inizio della vita di un prodotto e tende a diminuire notevolmente in tempi variabili da una settimana per vernici e adesivi, a sei mesi per altri composti chimici. La formaldeide, invece, tende a presentare rilasci relativamente costanti per molti anni, quindi la sua presenza in casa andrebbe evitata il più possibile.  
Per sensibilizzare la popolazione su un tema così importante, l'Istituto Superiore di Sanità ha istituito un Gruppo di Studio Nazionale, che ha messo a punto un vademecum su quel che possiamo fare per ridurre l'inquinamento indoor.
Perché con le nostre scelte e i nostri comportamenti possiamo fare tanto.

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