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Traslocare con i bambini: come aiutare i figli ad affrontare questa novità

di Rosy Maderloni - 24.12.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Traslocare con i bambini: come aiutare i figli ad affrontare questa novità. Anche i bambini si interfacciano col cambiamento e un trasloco davvero riuscito è quello che tiene conto delle emozioni e del vissuto (anche) dei più piccoli

Traslocare con i bambini

"E come farete coi bambini?". C'è certamente dell'affetto e sincera preoccupazione in chi, di fronte alla notizia che avete deciso di cambiare casa, si (e vi) chiederà dove "piazzerete" i vostri figli durante il trasloco.

Non è neanche poi così sottotraccia il pensiero diffuso che i bambini costituiscano un elemento di difficoltà, per non dire di disturbo, all'organizzazione di un trasferimento. Giudizio quantomeno fuorviante, se non addirittura dannoso: se da un lato induce l'adulto a concentrarsi soprattutto sulle proprie esigenze ed emozioni perdendo di vista quanto questo cambiamento incida sui figli, dall'altro è un'occasione persa per i genitori di far emergere competenze nel bambino e insegnare l'autonomia.

Quali sono gli accorgimenti che rendono il trasloco con i bambini meno stressante per gli adulti e più sereno per i piccoli? Ne parliamo con Alessandra Santona, docente di Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari all'Università degli Studi Milano Bicocca.

In questo articolo

Come spiegare il trasloco ai figli

"Dovremmo comunicare tempestivamente ogni scelta significativa che riguardi l'intero nucleo famigliare – premette la psicologa -. In passato si pensava non si dovessero affrontare in casa le situazioni più difficili e di fatto spesso i bambini si trovavano di fronte a cambiamenti o a decisioni senza sapere molto di più e senza avere gli strumenti per comprenderle. Il trasloco può apparire come una questione spinosa, ma se considerato come una dimensione migliorativa per l'intera famiglia – andiamo in una casa più comoda, con un giardino o la cameretta che prima non c'era – questo miglioramento può essere comunicato ai bambini, anche ai più piccoli, da subito".

"Occorre prendersi uno spazio per questo dialogo che coinvolga i figli nel progetto e nelle sue motivazioni. Ogni età richiede un linguaggio adatto che permetta al bambino di comprendere emozioni e stati d'animo propri e degli adulti. Quando questo non avviene i bambini potrebbero attribuire a loro stessi delle "colpe" facendosi fantasie "egocentriche", ossia riferite a presunte loro responsabilità, o "peggiorative", cioè determinate dalla paura che qualcosa di pericoloso abbia determinato questa decisione, visto che nessuno ne parla con chiarezza, come quando si è di fronte a faccende troppo grandi. I bambini sono sensibili e hanno speciali "antenne" per accorgersi se sta cambiando qualcosa. A quel punto meglio renderli partecipi sempre e quando l'idea è reale e non solo un vago proposito. Gli unici segreti che fanno bene alla famiglia sono i regali di Natale". 

A seconda dell'età si possono trovare modi opportuni per parlarne:

  • In età prescolare si può spiegare attraverso il gioco cosa succederà: come potrebbe essere la nuova cameretta, come faremo insieme gli scatoloni, attraverso alcuni personaggi giocattolo si rappresenteranno, ad esempio, le paure e le stanchezze dei genitori alle prese col trasloco. E' importante rassicurare sul fatto che quanto è più caro ai nostri figli ci sarà nella nuova casa.

  • Fino a 7-8 anni la dimensione del gioco può essere sempre adottata. I bambini hanno bisogno di essere rassicurati anche rispetto alle loro routine e alle persone che costituiscono la loro bussola affettiva e relazionale. I vicini di casa, i compagni di scuola, le amicizie: se il cambiamento comporterà nuove abitudini si dovrebbe da un lato confortare il bambino spiegandogli come sarà possibile mantenerli e dall'altro accogliere la nostalgia, come esperienza sana e condivisibile.

  • Con i preadolescenti e ragazzi le parole possono farsi più chiare, il linguaggio semplice ma sincero permetterà di avviare un dialogo dove adulto e ragazzi possono presentare le proprie emozioni e immaginare il progetto, dai colori della stanza alla disposizione di alcuni mobili. Questi confronti hanno valore pratico e simbolico perché permettono un loro coinvolgimento dando spazio di ascolto e parola a eventuali preoccupazioni, alle emozioni positive e negative. 

Traslocare con un neonato

"Premettendo che nella nuova casa non dovrà mancare nulla per la sicurezza del neonato, non dobbiamo immaginare che il neonato non veda o non viva questo cambiamento. Ancora non può esprimere attraverso il linguaggio il suo sentire ma il bambino riconosce da subito aspetti sensoriali rassicuranti: sente gli odori, riconosce le voci (e dagli 8 mesi in su si riconosce come entità autonoma e separata dalla mamma e compare la paura per l'estraneo), attribuisce a un posto della casa un luogo per il suo benessere. Il suo malessere, legato al cambiamento, potrebbe rivelarsi, ad esempio, attraverso cambiamenti nel modo di alimentarsi oppure perdendo il ritmo del sonno. Il genitore, però, impara presto a riconoscere i segnali di malessere e discriminare diversi tipi di pianto nel bambino e saprà quindi orientarsi e dare significato a quel che gli accade: in questa occasione concediamo qualche trasgressione rassicurante alle abitudini, come il permettere loro di dormire nel lettone, e siamo più pazienti perché riprenderanno presto a riguadagnare vecchie autonomie".

Creare dei riti

"Con i neonati ma anche coi bambini fino ai 4-5 anni è di aiuto creare una nuova ritualità, ritrovare fin da subito un modo di fare le cose in maniera abituale – commenta Santona -: i piccoli riti domestici consentono al bambino di guadagnare familiarità rispetto a un luogo sconosciuto. Se idealmente si potesse scegliere quando traslocare, sarebbe preferibile farlo durante le vacanze, quando i membri della famiglia non sono presi dalla frenetica routine e gli impegni diminuiscono".

Traslocare in una casa nuova o in una casa già conosciuta

"Andare ad abitare in una casa che è stata già vissuta da un parente che si frequentava può essere un elemento rassicurante – aggiunge la docente - perché significa arrivare in un posto conosciuto, con caratteristiche affettive familiari (sempre che non sia un passaggio doloroso o faticoso per i genitori). Da lì si può ripartire tenendo magari alcuni oggetti che faceva parte della vita dei nonni o di chi ha abitato quella casa prima di noi. Questo potrebbe aiutare la costruzione anche fisica della nuova casa, una casa in continuità con il passato, ma pronta per il presente e futuro". 

"In una casa vuota occorre fare dei distinguo sull'età. I più piccoli potrebbero sentire un senso di disorientamento nel non trovare nulla che gli appartenga: attrezziamoci subito perché ci sia qualcosa che sia per loro di caro, un peluche come qualche fotografia. Con i più grandi invece è il momento di farli sentire validi aiutanti e potrebbero iniziare a montare insieme a mamma e papà un mobile, scegliere il colore delle pareti della loro camera, in questo modo li accompagniamo verso una futura autonomia riconoscendo loro delle competenze. Se l'edificio è in costruzione possiamo mostrare ai nostri figli come pian piano la casa prende forma, nelle differenti fasi del cantiere".

Mio figlio non vuole cambiare casa

"I bambini non dicono mai le cose per caso – commenta la psicologa – e non bisogna sottovalutare un disagio perché quel passaggio in quello specifico momento potrebbe essere difficile da vivere. Il diniego o il rifiuto da parte del bambino possono diventare una buona occasione per capire paure e preoccupazioni. È necessario regalarsi del tempo, costruire uno spazio di ascolto e parola dove il genitore può sentire le condizioni che pone il bambino, cercando argomento per argomento, di rassicurare e smontare ansie e timori. Non cerchiamo di trovare solo soluzioni rappresentando il futuro come bellissimo: diamo spazio alla rabbia, alla nostalgia, aiuteremo, così, nostro figlio a ordinare le emozioni nei cassetti appropriati. Solo dopo questo lavoro sarà possibile, per loro e per noi, aprirne dei nuovi". 

"Possiamo lavorare efficacemente anche sulla nostalgia: aiutiamoli a individuare cosa tenere che sia per loro indispensabile, mettiamo nome alle scatole, approfittiamo per scegliere insieme ciò che non serve più, magari dandogli nuova vita donandolo, magari, a qualcuno. Il gesto di donare restituisce un senso di continuità con gli oggetti che hanno accompagnato i nostri figli e che potrebbero essere utilizzati da altri. Ci sono tanti film, cartoni animati in cui qualche personaggio si trasferisce e che può essere d'ispirazione e conforto. Un'attività che potrebbe appassionare i bambini è la fotografia: lasciamogli scattare delle foto dell'attuale casa, come lui preferisce, che diventino testimonianza e ricordo di com'era la vecchia casa dal suo punto di vista".

L'intervistata

L'intervistata è Alessandra Santona, docente di Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari all'Università degli Studi Milano Bicocca.

 

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