Coppia e psicologia

Come comportarsi se si ha a che fare con un narcisista

Di Sara De Giorgi
uomonarcisista.600
23 aprile 2018 | Aggiornato il 6 settembre 2019
A volte  quando si intraprende una relazione di coppia, ci si può accorgere di aver a che fare con un partner che ha il cosiddetto 'disturbo narcisistico di personalità'. Un uomo anaffettivo, non empatico. Però affascinante. Abbiamo chiesto alla criminologa Cinzia Mammoliti di spiegarci cos'è il narcisismo e come si può uscire da relazioni non sane con persone che hanno forme gravi di narcisismo. 

Dopo aver iniziato una relazione sentimentale, ci si può accorgere che qualcosa non va nel comportamento del partner, che sembra anaffettivo, non empatico e che chiede insistentemente di essere assecondato. Potrebbe avere il cosiddetto 'disturbo narcisistico di personalità' in forma grave. Per saperne di più, abbiamo chiesto alla criminologa Cinzia Mammoliti di spiegarci cos'è il narcisismo e come si può uscire da relazioni non sane con persone che hanno importanti disturbi di personalità.

 

 

 

Indice:

 

 

 

Cos'è il narcisismo e quando diventa un problema

 

Il narcisismo è un disturbo della personalità ed è, in situazioni gravi, una patologia vera e propria. In forme molto lievi non lo è, anzi tutti possediamo una parte narcisista in realtà.

 

Cinzia Mammoliti spiega che il narcisismo si distingue in vari livelli:

 

  • buono,
  • medio,
  • maligno.

 

Parliamo di narcisismo buono quando la persona che lo possiede ha una sana consapevolezza, una buona autostima e mantiene doti relazionali quali l'empatia.

 

Parliamo di narcisismo patologico quando il soggetto sviluppa un senso grandioso di sé, ha la percezione che tutto gli sia dovuto, quando è anaffettivo e manca di empatia e di rimorso.

 

Invece, la fase più grave è quella del narcisismo maligno, una forma di psicopatia che sopravviene quando il soggetto presenta, oltre alle caratteristiche del narcisismo medio, anche una mancanza totale di senso di colpa, di rimorso e di rimpianto, fino ad arrivare a una crudeltà mentale vera e propria.

 

 

 

 

Il narcisista nella relazione di coppia

 

Nella relazione di coppia i soggetti narcisisti hanno un profondo bisogno del controllo della relazione e hanno necessità di adorazione e di riconoscimento. In genere, il narcisista sceglie partner nei quali si può rispecchiare e può riflettere le proprie caratteristiche positive, potendo sentirsi 'confermato' nella sua percezione di iper-valore.

 

La dottoressa Mammoliti chiarisce che: "Il narcisista manipola, quindi pensa sempre, anche nella relazione, di ottenere vantaggi propri, che si concretizzano in una vampirizzazione energetica. I narcisisti prendono tutto e all'altro non danno niente, anzi continuano a pretendere di essere ascoltati, seguiti, assecondati in tutto e per tutto. Alla prima 'disconferma' provano un'eccessiva permalosità che li porta al ritiro. Più precisamente, quando non sono assecondati si ritirano in se stessi e scartano il soggetto che è nella relazione".

 

 

Alcuni consigli e segnali per accorgersi in tempo che si ha a che fare con un (o una) narcisista

 

Il disturbo narcisistico riguarda donne e uomini. "Purtroppo", ci spiega la criminologa, "esiste ancora una difficoltà di riconoscimento da parte degli operatori del settore. E, una volta identificato il problema, il narcisista difficilmente si mette in cura, anzi si mette in una situazione di sfida e di antagonismo nei confronti dell'operatore".

 

Come riconoscerli? Non sempre è facile scoprirli. Tendenzialmente sono:

 

  • aggressivi
  • ridondanti
  • dominanti
  • tuttologi
  • prendono tutto senza dare nulla
  • pretendono di essere assecondati e seguiti
  • anaffettivi
  • poco empatici
  • mancanza di senso di colpa

 

Ma sono anche a volte

 

  • affascinanti
  • indossano maschere e spesso si vendono bene
  • possono occupare posizioni di prestigio

 

La dottoressa afferma che ci sono due tipologie di narcisisti:

 

  • overt
  • covert

 

"Uno è il cosiddetto overt, cioè quello aperto. E' individuabile perché è un soggetto aggressivo, ridondante, dominante, 'tuttologo'. Ha sempre ragione lui, non ascolta gli altri. E' più evidente. La seconda tipologia è quella del covert, è più difficile da scoprire perché si nasconde nei panni della persona sensibile e della vittima. Il covert attira nella sua trappola perché è meno arrogante ed è più dolce, dunque più camuffato. In realtà è identico alla prima categoria, perché il suo disturbo riguarda la sfera dell'affettività. E' difficile riconoscerlo se non si entra in una relazione significativa dal punto di vista affettivo".

 

 

Come si pone un narcisista nella società?

 

I narcisisti sono persone oggettivamente dotate di fascino superficiale, che indossano maschere che piacciono molto all'esterno. Si vendono molto bene e occupano posizioni di prestigio. Occupano i ruoli sociali più importanti. Pertanto sono spesso irriconoscibili, si confondono in mezzo a persone qualificate, adoperano maschere diverse in base alle persone che incontrano.

 

"In genere amano circondarsi di persone molto ricche o particolarmente belle, perché sentono di appartenere a mondi superiori, snobbando così gli altri", precisa la dottoressa Mammoliti.

 

 

Se lui/lei è un narcisista, che cosa fare? Cambierà?

 

Una delle illusioni tipiche nelle relazioni con soggetti con disturbo narcisistico grave è la convinzione di poterli cambiare. E' un errore tipico connotato al femminile: spesso le donne pensano di poter cambiare chi hanno al proprio fianco.

 

"Occorre optare per una persona già 'finita' e che vada già bene al momento della scelta del partner. Tutti abbiamo pregi e difetti, ma ciò che importa nella selezione del proprio compagno/a è reputare i 'difetti' dell'altro compatibili con i propri valori e il proprio modo d'essere. Il narcisista tendenzialmente non cambia, a causa di una questione strutturale al suo modo d'essere. Anzi, crea relazioni conflittuali anche con il terapeuta, perché tende a non affidarsi a lui", racconta Cinzia Mammoliti.

 

Il narcisista tendenzialmente non cambia.

 

Se non si riesce ad andare avanti, come non farsi travolgere

 

"Se la situazione è grave, si tratta di una dipendenza e, come tutte le dipendenze, è dolorosa e richiede una disintossicazione. Pertanto è necessario che la persona che decide di uscire da una relazione tossica, ponga in atto una serie di stratagemmi simili a quelli che si mettono in atto quando si esce dalla dipendenza da una sostanza. Occorre farsi aiutare dal terapeuta e da amicizie e affetti che aiutino a ricostruire un sistema di relazioni sane. La relazione con un narcisista è paragonabile a un 'labirinto': dopo esserne usciti, occorre ricostruirsi ed è necessaria una convalescenza", racconta la criminologa.

 

Dunque è importante chiedere aiuto. Ci sono molti operatori del settore e specialisti in trauma da narcisismo o, meglio, sulla sindrome da manipolazione relazionale (così chiamata dalla dottoressa Mammoliti) che affligge le vittime di narcisisti. Bisogna rivolgersi a chi ha reali competenze nel settore.

 

 

 

 

Un narcisista può diventare pericoloso non solo psicologicamente, ma anche fisicamente?

 

"Sì, può diventare pericoloso se presenta anche un "disturbo borderline di personalità". I disturbi di personalità sono quattro:

 

  1. antisociale,
  2. narcisistico,
  3. istrionico
  4. e borderline.

 

Questi possono presentarsi insieme nello stesso soggetto in una situazione di "comorbidità". Molti narcisisti hanno tratti borderline: il borderline è un soggetto istintivo, poco tollerante, con tendenza al "passaggio all'atto facile", cioè che può diventare violento. In più, può avere dipendenze, anche pesanti, da alcol, droghe o altro", chiarisce Cinzia Mammoliti.

 

 

C'è di mezzo un bambino, cosa succede?

 

Purtroppo, dato che c'è anaffettività, anche i figli sono gestiti in modo non empatico. Cioè, in fase di separazione, molto spesso si verifica l'alienazione. Il bambino viene manipolato, in modo tale da essere messo contro l'altro genitore. O meglio, il genitore manipolatore inizia a fare la lotta alla controparte e usa il bambino, che diventa lo strumento di un conflitto che spesso dura una vita.

 

Se non vi è separazione e il bambino resta in famiglia, il narcisista mette in atto i suoi metodi educativi rigidi: si fa solo quello che dice lui e si dimostra aggressivo, dominante, prepotente. "In tal caso il figlio è vissuto come una propaggine di sé. Quando il bambino si discosta dal genitore, inizia a venire percepito come estraneo e nasce la conflittualità. Il vero problema è che il narcisista ha difficoltà a concepire l'alterità: o lo si asseconda completamente oppure lui manifesta estraneità totale. Ciò vale purtroppo anche con i figli", conclude la dottoressa Mammoliti.

 

Narcisismo infantile: esiste?
In medicina non esiste una patologia relativa al narcisismo nell'età evolutiva. Si può parlare di disturbo di personalità narcisistico dopo i 14-18 anni.
Quando i bimbi sono piccoli e fino ai 3 anni il narcisismo è fondamentale per il loro sviluppo. Per il piccolo ha bisogno di essere visto e riconosciuto come cosa più importante da chi lo accudisce.
Con il tempo, il bambino sarà sempre più capace di accettare i suoi limiti e quelli degli altri.
 

 

Un messaggio per i genitori che hanno a che fare con un compagno/a narcisista

 

Sarebbe importante accorgersi di avere a che fare con un narcisista prima diventare genitori. Cinzia spiega che "Nel momento di conoscenza del partner, bisogna cercare di capire con chi si ha a che fare. Il problema del narcisismo è serio quando diventa patologico: in tal caso vi è incompatibilità tra relazione sana e genitorialità perché il narcisista vive bene finché vive i figli come proiezione di sé e finché si può rispecchiare in loro. Poi, quando i figli prendono vie diverse, la situazione cambia. Con questo non voglio dire che il genitore narcisisista non sia funzionale, però rappresenta comunque un soggetto a rischio nella relazione, proprio per le sue caratteristiche tipiche, cioè anaffettività, mancanza di empatia, incapacità di mettersi nei panni degli altri".

 

Cinzia Mammoliti.
Laureata in Giurisprudenza nel 1993 con perfezionamento in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale si occupa di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza.
 

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