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Congedo parentale ai nonni, in Svezia si possono trasferire anche 45 giorni

di Viola Stellati - 09.07.2024 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I neo-genitori possono trasferire fino a 45 giorni di congedo a loro spettanti ai nonni: come funziona il congedo parentale ai nonni in Svezia

In questo articolo

Come funziona il congedo parentale ai nonni in Svezia?

La Svezia si distingue nel panorama europeo (ma nei fatti anche mondiale) per possedere uno dei modelli più generosi di welfare che esistano, al quale adesso si aggiunge una nuova legge molto interessante. Parliamo del congedo parentale ai nonni in Svezia, che permette ai genitori di trasferire alcuni giorni del proprio congedo parentale retribuito ad altre persone durante il primo anno di vita dei loro figli. Scopriamo insieme come funziona.

La legge nel dettaglio

La legge sul congedo parentale ai nonni in Svezia è entrata in vigore l'1 luglio e, come si legge su un articolo de Il Post, permette ai genitori di trasferire fino a 45 giorni in due (e fino a 90 giorni nel caso in cui ci sia un genitore solo) a una persona a loro scelta, che si occupi dei loro figli durante il loro primo anno di età.

Noi stiamo parlando di nonni, ma la verità è che la persona scelta non deve avere per forza un legame di parentela con il piccolo. Ciò che deve avere è un'assicurazione, in modo da poter ricevere l'assegno del congedo parentale. A poter usufruire di questo congedo sono anche le persone pensionate, ma è bene specificare che tale legge è stata pensata affinché si possano occupare dei bambini persone in età lavorativa che, pur non lavorando quei giorni, possono comunque essere pagate.

Non solo Svezia

Il congedo parentale ai nonni in Svezia è sicuramente eccezionale, ma la verità è che benefici simili si possono trovare anche in altri paesi. Come riporta un articolo del Sole 24Ore, infatti, presso la città di Cascais, alle porte di Lisbona, possono usufruire di un mese di congedo retribuito i dipendenti comunai che diventano nonni.

L'obiettivo è da una parte quello di offrire migliore qualità di vita al personale più anziano, dall'altra è invece quello di incoraggiare i più giovani ad avere figli, poiché possono contare su un prezioso supporto.

Anche in Australia esiste il riconoscimento della cura dei bambini da parte di persone che non siano i genitori e prende il nome di "non-parent care support". In questo caso, tuttavia, non si parla di vero e proprio congedo, ma di un contributo per casi in cui si svolga una cura che è molto simile a quella di un genitore.

Sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si può leggere che nel nostro Paese i lavoratori subordinati possono fruire di un congedo per la cura di ciascuno dei propri figli, fino al compimento dei 12 anni di età, nella misura massima di 6 mesi (riproporzionata in caso di part-time). Ulteriori 6 mesi spettano all'altro genitore, ma il totale complessivo tra i genitori non può superare i 10 mesi.

Inoltre, se il congedo viene utilizzato nei primi 6 anni di vita del bambino spetta un'indennità, pari al 30% della retribuzione, per un periodo massimo di 6 mesi complessivi tra i genitori.

Al posto del congedo parentale si può richiedere la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in un rapporto part-time, purché la riduzione di orario non superi il 50%. La richiesta del congedo va effettuata al datore di lavoro, con un preavviso minimo di 5 giorni.

I lavoratoro autonomi, invece, hanno diritto al congedo parentale per 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino.

Fonti

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