L'intervista

Clemente Russo: "Io e mia moglie vogliamo un figlio"

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01 Aprile 2009
Il campione di boxe svela il suo sogno più grande a NostroFiglio.it alla vigilia dell'incontro Italia-Russia. "Se arriva subito siamo felici, se invece deciderà di aspettare, allora vuol dire che Dio ci manda un segno. Per esempio vuol dire che questa mia carriera da pugile occupa ancora troppo tempo, tempo che potrei dedicare al mestiere difficilissimo del genitore".
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Clemente prende a pugni tutti quando sta sul ring, ma quando è fuori no. Quando è fuori sogna come tutti un mondo un po’ diverso, costruisce giorno dopo giorno i suoi progetti e combatte fiero per la sua gente e per la sua famiglia.

Clemente, Clemente Russo, fenomeno della boxe italiana, classe ’82, iridato dei mediomassimi dilettanti in carica e vice campione olimpico di rabbia ("Mi hanno rubato l’oro" sentenzia), è un uomo semplice e, quando parla, ti guarda negli occhi… anche se sei al telefono. Il pugile di Marcanise ha valori forti che non nasconde.

La famiglia? Prima di tutto. "Vuoi sapere perché mi sono sposato? – attacca – Perché voglio un figlio e i figli non si fanno fuori dal matrimonio, hai capito?". Forte e chiaro, Clemente: prima notizia. "Mi sono sposato il 29 dicembre 2008, ma i miei giorni non sono cambiati, visto che con Laura, la mia signora, ho convissuto anche nei 12 mesi precedenti.

Ci siamo sposati perché vogliamo un bambino ed essendo entrambi religiosi, non potevamo e non volevamo fare in altra maniera. La famiglia è un valore centrale della mia vita perché è all’interno di essa che ci si forma e ci si completa come persone". Clemente e Laura (che poi è Laura Maddaloni, judoka di livello nazionale e sorella del campione olimpico di Sydney 2000 Pino Maddaloni, ndc) hanno detto sì per mille motivi, ma due di questi sono più forti: il primo è l’amore e il secondo è il desiderio di diventare genitori.

Eccovi l’annuncio ufficiale: "Noi ci stiamo già provando – ammette felice Clemente – e se viene, viene. Ci siamo messi nelle mani del Signore e vediamo cosa ci riserva. Se arriva subito siamo felici, se invece deciderà di aspettare allora vuol dire che Dio ci manda un segno. Per esempio vuol dire che ancora questa mia carriera da pugile occupa e occuperà troppo tempo, tempo che non potrei dedicare al mestiere difficilissimo del genitore". Già, mestieraccio che nessuno ti insegna, forse perché prima di essere genitori si è stati solo figli.

"Che figlio sono stato? – attacca Russo – Ero irruento, non mi fermavo un attimo, ero esuberante, pieno di energia, cattivo, ma anche pieno di rispetto. Insomma, quando una persona più grande mi diceva di smettere, io chiedevo scusa, abbassavo la testa e andavo via".

L'intervista continua nella pagina seguente

"Posso dire che grazie al rispetto sono venuto su benino, vero? – sottolinea ridendo –. Crescendo in una realtà difficile come Marcianise sono riuscito a diventare grande in maniera corretta. Comunque non è “uno prima degli altri” il valore che si deve insegnare a un figlio, ma una serie di valori tutti importanti, anche se io forse non posso dire granché perché ancora genitore non lo sono. Può darsi che se mi nasce un figlio magari sarei portato a comportarmi diversamente da come dico. D’altronde bisogna trovarsi in certe situazioni e stare attenti ai tempi che cambiano: prima i genitori ti picchiavano con una mazza per tirarti su a dovere, magari oggi se dai un buffetto a un figlio, quello ti denuncia…".

Su una cosa c’è da scommettere: i figli del pugile Clemente Russo e della Judoka Laura Maddaloni cresceranno a pane e sport "e su questo non ci piove – attacca il boxeur -. Lo sport ti aiuta, ti costruisce e ti fa crescere. Naturalmente aiuta anche la salute". Oltretutto… salva, salva dalle strade sbagliate della vita. "Lo sport ti aiuta – continua – a raggiungere i tuoi sogni e a essere serio, ti aiuta a rispettare le regole e a essere leale.

Vuoi sapere se la boxe mi ha salvato? Diciamolo ad alta voce, va: se io non avessi fatto il pugilato, non so cosa avrei fatto in questo momento invece di essere qui a parlare con te. Non so dirti se sarei diventato camorrista o ladro o spacciatore, non lo posso dire. Però ti posso dire che quando ero ragazzino correvano gli anni del coprifuoco a Marcianise. Sai, quando uno è ragazzino e c’ha dei vizietti e vuole stare con la mille lire in tasca…

Quando la famiglia tua è una famiglia modesta, allora la tentazione di prendere una cattiva strada ti può venire. Io non so proprio dirti se sarebbe potuto succedere, semplicemente perché ho scelto la boxe. Ai papà e alle mamme di Marcianise consiglio di portare i bambini a fare boxe per un sacco di motivi e anche per questo. Il pugilato ti insegna tantissime cose e, a volte, ti salva». Le paure per un domani da genitore sono quelle di tutti.

"Ho paura di non essere tanto presente nella vita dei figli – dice Russo parlando ancora del suo futuro ruolo da genitore –. La carriera mi toglie ancora tempo: vediamo cosa succede. Coi bimbi ci vuole presenza e dialogo innanzitutto.

Internet? Non mi fa paura, l’educazione passa anche attraverso la Rete che, tuttavia, non deve diventare l’unico mezzo per educare. Come internet anche la tv (lui ne sa qualcosa essendo stato a “La Talpa”, ndc) è un modo con il quale si possono conoscere tante cose, ma non bisogna esagerare. In niente, nemmeno nello sport. Non bisogna fare neanche come me che stavo ogni giorno dalle tre alle nove in palestra…".

Gli ultimi commenti di Russo sono per il match Italia-Russia che si svolgerà a Milano il 3 aprile (PalaLido, diretta su Sky Sport 2 dalle 22.15). "Non vi aspettate grandi cose, non sono in gran forma e poi il russo che mi ha tolto l’oro a Pechino (Rachim Čakchiev, ndc), non c’è. Il futuro? Sono al bivio: o “pro” e lo deciderò dopo Pasqua andando negli Usa a parlare a una certa persona (si parla di Don King, mitico manager di Tyson, ndc) o punto a Londra 2012".

Autore: Enrico Sina