Conservazione cellule staminali

Fiona May: donerò il cordone

fiona-may-2.jpg
27 Aprile 2009
"La donazione è un gesto importante perché credo sia giusto e doveroso contribuire alla ricerca scientifica. Per i propri figli, ma anche per tutti gli altri bambini," rivela a NostroFiglio.it l'ex atleta e ora attrice che partorirà la sua sua bambina a giugno.
Facebook Twitter Google Plus More

Grande atleta, attrice ma, soprattutto, mamma. Detentrice del record italiano di salto in lungo, dopo un’intensa carriera sportiva che le è valsa innumerevoli successi - fra i quali due medaglie d’oro mondiali e due argenti olimpici - Fiona May ha scelto di provare a percorrere un’altra strada impegnativa, quella della recitazione. E, proprio in queste settimane, la vediamo alla prova nella seconda serie della fiction di Rai Uno Butta la luna che, seppur con i toni edulcorati della commedia, affronta temi quanto mai attuali quali l’immigrazione, l’integrazione, il confronto (spesso lo scontro) con il “diverso”, lo “straniero”.

Terminate le riprese, però, Fiona May - nata in Inghilterra da genitori di origini giamaicane nel 1969 e diventata cittadina italiana “per amore” nel 1994, dopo aver sposato Gianni Iapichino, il suo allenatore - ha abbandonato, almeno per un po’, le luci della ribalta. E ora, si sta dedicando a un’altra “grande impresa”. Molto più intima e personale, ma certamente altrettanto ricca di emozioni. Fra poco più di un mese, infatti, diventerà mamma per la seconda volta e regalerà a Larissa, la sua primogenita che oggi ha 6 anni, una sorellina.

  • Quando nascerà la sua bimba? A inizio giugno.

  • E avete già scelto il nome? Sì, ma è un segreto. E non intendo assolutamente rivelarlo…

  • Come sta vivendo la seconda gravidanza? Sono serena, felice. Ho appena finito di lavorare e mi godo l’attesa con tranquillità. Cerco di prendermi cura di me stessa e della mia bambina. Senza farmi prendere da ansie inutili, però.

  • Pensando al futuro di questa bimba in arrivo, c’è qualche “errore” educativo che vorrebbe non ripetere? Essere genitori non è un compito facile e tutti possiamo sbagliare. Io, poi, sono una mamma e quindi non posso essere perfetta, per definizione…Comunque, con Larissa non credo di aver fatto grossi “danni”. Anche perché sono stata molto fortunata nell’avere accanto persone meravigliose, che hanno saputo darmi tanti consigli preziosi.

  • Che rapporto ha con Larissa? Forse, questa domanda dovrebbe farla direttamente a lei, quando avrà 18 anni… Credo di mescolare un po’ le carte. Sono una mamma inglese quando le lascio libertà, indipendenza. Sono una mamma italiana quando cerco di esserle comunque sempre vicina, di prestare attenzione ai suoi bisogni. Lei sa che può parlare con me quando vuole, di tutto ciò che vuole, senza difficoltà. Sono sempre pronta ad ascoltarla. Quando non sono lontana per lavoro, passiamo molto tempo insieme. La seguo nei compiti. Chiacchieriamo. Ci divertiamo a fare shopping insieme, solo fra donne…

  • Con l’avvicinarsi del parto, ha pensato alla possibilità di conservare le cellule staminali del cordone ombelicale? Quando è nata Larissa, nell’ospedale in cui ho partorito mi proposero di fare questa cosa e io accettai molto volentieri. Ora, voglio ripeterla e, di nuovo, mi avvarrò di una struttura pubblica. A mio parere, la donazione è un gesto importante, perché credo sia giusto e doveroso contribuire alla ricerca scientifica. Per i propri figli, ma anche per tutti gli altri bambini.

  • Non la spaventa essere mamma di due bambine in una società dove le donne sembrano essere sempre più vittime di una cieca violenza? Non posso non pensare con timore a ciò che riportano le cronache. Io, però, credo che si debba leggere con maggior attenzione questo fenomeno. Purtroppo, le donne sono sempre state vittime di violenze, sia fuori che dentro casa. Oggi, forse, ciò che è cambiato è il loro atteggiamento. La sopportazione ha lasciato posto al coraggio della denuncia.

L'intervista prosegue nella seconda pagina

  • Violenza e timore verso gli stranieri. Un legame che appare sempre più spesso inscindibile… Le società cambiano velocemente. Il confronto con gli altri è inevitabile. Certo, l’immigrazione richiede regole, controlli. Chi commette un crimine deve essere punito. Il tema dell’integrazione e delle diversità culturali, però, è delicato e richiede attenzione, sensibilità, comprensione. Altrimenti, si corre il rischio di lasciarsi schiacciare dai pregiudizi.

  • I bambini: saranno loro i cittadini di domani. E vivranno in società sempre più multi etnica. Come educarli al rispetto per l’altro, alla capacità di accettare la diversità? Ciò che conta è l’insegnamento che i genitori sanno dare ai loro figli non solo con le parole, ma soprattutto con gli esempi concreti. Bisogna spiegare loro che non esistono differenze fra gli uomini. O meglio, che la diversità va compresa e accettata. L’integrazione si fa anche dando il senso della normalità al vivere fianco a fianco con bambini di altri Paesi, in un confronto che non può che arricchire.

  • Con Larissa come si comporta? È figlia di una coppia mista e per lei il fatto di avere la mamma di un colore e il papà di un altro non è un problema. È normale, è una condizione che le appartiene da sempre. Come il fatto di avere due nonni italiani e due inglesi. Anch’essi di differenti colori… Per certi versi, è avvantaggiata, perché vive ogni giorno, con grande naturalezza, l’esperienza della multiculturalità. Io, però, credo che tutti i bambini abbiano grandi risorse in questo senso: investire su di loro è fondamentale, perché sono il futuro della nostra società.

  • Che cos’è il razzismo? È innanzitutto una parola, molto complessa, che bisogna usare con attenzione. Spesso, si etichettano come il termine“razzismo” atteggiamenti che nascono soprattutto dalla paura, dal pregiudizio, dalla non conoscenza. Tutti abbiamo dei preconcetti, ma dobbiamo cercare di capire da dove nascono, che cosa nascondono. Il timore per il “diverso” spesso induce ad atteggiamenti di difesa. In ogni Paese, però, in ogni cultura, in ogni gruppo di persone, ci sono i cattivi. E i buoni… Non si può generalizzare indistintamente.

di Antonella Galli