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Bambini e disabilità, i numeri in Italia da conoscere

di Elena Cioppi - 03.12.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Bambini e disabilità, i numeri in Italia: facciamo il punto nella Giornata Mondiale delle persone con Disabilità 2020.

Il 3 dicembre si celebra la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, un'occasione importante per parlare di inclusione in tutti i contesti sociali, soprattutto quello scolastico. Parlare di disabilità oggi vuol dire soprattutto incrociare dati, stime e prospettive con la situazione legata all'emergenza Covid-19, che, purtroppo, nei mesi del primo lockdown ha davvero colpito duramente persone e bambini disabili e le loro famiglie. Con strascichi che, ancora oggi, si riflettono sulla loro vita quotidiana. Bambini e disabilità, i numeri in Italia: per partire dai numeri e comprendere meglio lo scenario e le possibilità inclusive che abbiamo all'orizzonte.

Bambini e disabilità, i numeri in Italia

Secondo il report dell'ISTAT "L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità", nell'anno scolastico 2018/2019 gli alunni con disabilità che hanno frequentato le 55.209 scuole italiane presenti sul territorio sono stati 284 mila, pari al 3,3% del totale degli iscritti. Negli ultimi 10 anni il dato è aumentato di circa 91 mila studenti, un dato che, sotto certi versi, parla di inclusività e di cambiamenti, soprattutto in ambito di accoglienza scolastica. Secondo questo report, che è arrivato prima dell'emergenza Covid-19, la situazione rispetto alle barriere architettoniche di accesso alle strutture sembra migliore nel Nord Italia, dove si sono registrati valori superiori alla media nazionale (38% di scuole a norma). I dati peggiorano al Sud (29%). La regione più virtuosa analizzata nel report ISTAT è la Valle d'Aosta, con il 67% di scuole accessibili; la Campania invece si distingue per la più bassa presenza di scuole prive di barriere fisiche (24%).

L'ISTAT ha anche evidenziato che la scarsa accessibilità alla scuola complica maggiormente la vita di alunni con disabilità motorie, visto che è garantita soltanto dal 34% delle scuole. La situazione si fa poi critica per bambini e ragazzi con disabilità sensoriale (il 2% delle scuole). Soltanto nel 15% degli edifici scolastici italiani sono stati effettuati lavori per abbattere le barriere architettoniche.

La strada da percorrere per permettere un accesso garantito e sicuro agli alunni con disabilità soprattutto a scuola è ancora accidentata. I numeri italiani sulla disabilità (dati ISTAT aggiornati al 2019) parlano chiaro: sono circa 3,1 milioni le persone con disabilità nel nostro paese, ovvero il 5,2% della popolazione. Le percentuali più elevate di persone con disabilità si riscontrano in Umbria (8,7% della popolazione), Sardegna (7,3%) e Sicilia (6%), mentre l'incidenza più bassa si registra in Veneto, Lombardia e Valle d'Aosta. La metà delle persone con disabilità in Italia, ovvero circa 1 milione e mezzo di persone, ha più di 75 anni: il 60% di questi sono donne. 

In un paese così stratificato e segnato dall'emergenza Coronavirus, che soprattutto durante il primo lockdown non ha avuto a cuore la salute e il benessere delle persone con disabilità aumentando le disuguaglianze sociali, è necessario puntare i riflettori sulla categoria. E, per quanto riguarda i bambini, l'abbattimento delle barriere architettoniche soprattutto negli edifici scolastici dove, in questa seconda ondata di Covid-19 le persone con disabilità hanno diritto di accesso in presenza, è un punto fondamentale per partire e rivoluzionare l'approccio all'inclusione.

Il dato che deve far riflettere in merito, sempre in arrivo dall'ultima fotografia dell'ISTAT sulla situazione della disabilità in Italia, è che, tra le persone disabili in Italia quelle  senza titolo di studio sono il 17,1% delle donne e il 9,8% degli uomini. Le persone con disabilità che hanno conseguito titoli di studio più alti come il diploma di scuola superiore o la laurea è pari al 30,1% tra gli uomini e al 19,3% tra le donne. Questo a fronte del 55,1% e 56,5% per il resto della popolazione. Questa incidenza deve cambiare a partire dagli alunni con disabilità di oggi, a cui devono essere date le stesse possibilità degli altri così da poter iniziare e concludere il ciclo di studi. Fondamentale, per parlare davvero di inclusione e diversity in modo costruttivo.

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