Libri

Consigli per mamme con la partita IVA

donnamammalavoro
25 Giugno 2018
Mamme libere professioniste, che si giostrano tra impegni, famiglia, lavoro e... partita Iva. Come riuscire a conciliare il proprio impiego con l'essere mamma? Lo spiega Valentina Simeoni, che ha scritto il libro "Mamme con la partita Iva".
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Una mamma come oggi molte, una mamma con partita Iva che si è trovata ad affrontare la maternità con dubbi, preoccupazioni e ansie per il suo futuro professionale. Per questo Valentina Simeoni ha cominciato a raccogliere storie di altre donne che, come lei, stanno affrontando la maternità perennemente appese alle scadenze, perennemente in cerca di lavoro, perennemente in lotta per farsi pagare il dovuto. Ne è risultato un libro d’inchiesta pieno di storie e di aneddoti, ricco di esperienze positive e negative. "Mamme con la partita Iva. Come vivere allegramente la maternità quando tutto è contro", Editore Sonzogno, è in uscita il 28 giugno.  


Come antropologa, Valentina Simeoni ormai da qualche anno si occupa di narrazioni della gravidanza e della maternità sui social network. "Sono una libera professionista dal 2012, una partita Iva dal 2013. Nel 2016 sono diventata mamma. A Settembre 2017 Giulio Mozzi, consulente editoriale per Marsilio, e Patricia Chendi, editor in chief di Sonzogno (marchio facente parte, appunto, del gruppo Marsilio), si sono messi a ragionare sull’opportunità di dar luce a una pubblicazione che parlasse, anzi raccontasse, delle mamme freelance e lo facesse in un’ottica narrativa e qualitativa. Mozzi, che conoscevo dal 2013, ha pensato a me. E io sono stata felicissima di proporre alla casa editrice un progetto che, qualche settimana dopo, è stato approvato ed è pian piano diventato questo libro. Un racconto più dettagliato della genesi del libro si trova qui" spiega Valentina.

 

Uno degli aspetti che più hanno colpito Valentina durate la raccolta del materiale per il libro è stata "la grinta, la determinazione e, in molti casi, anche l’autoironia delle loro protagoniste" spiega. In particolare una storia l'ha toccata nel profondo. E non ha potuto raccontarla. "Alla fine dell’intervista, mi è stato chiesto di ometterla per questioni di privacy. Grossomodo, comunque, si trattava di questo: una ricercatrice universitaria diventata mamma di un bimbo assieme al compagno che lavora nella stessa università, ma da strutturato. Dopo il parto, lui ha continuato a lavorare come se niente fosse, lei invece per circa un anno si è occupata solo del bimbo, senza riuscire a fare ricerca e tantomeno a pubblicare. Con il risultato che l’anno successivo non le è stato rinnovato l’incarico, perché per una libera professionista la visibilità è tutto, e nel mondo accademico 'farsi vedere in giro' è fondamentale. In questa vicenda, chiaramente, le problematiche del lavoro in partita Iva e in generale del lavoro intellettuale si intrecciano ai rapporti di genere e a quelli di coppia. E’ una storia, la sua, che mi ha fatto e tutt’ora mi fa stare molto male". 


Libera professionista e mamma: come riuscire a fare tutto?


"Semplicemente, non faccio 'tutto'”. Valentina ha imparato, invece, a selezionare, cosa che prima forse non sapeva fare abbastanza bene, convinta com’era di "dover sempre accettare tutte le situazioni lavorative che mi venivano proposte (spesso, per dire, sottopagate, intermittenti, concordate solo a voce) ed essere super-efficiente su tutti i versanti. Come racconto nell’ultima parte del libro, adesso che sono una madre invece ho imparato il valore del tempo, dell’attesa e anche, quando serve, del riposo".

Prima Valentina non aveva orari: tutti i momenti erano buoni per lavorare a una traduzione, a dei progetti didattici, alla preparazione dei corsi. Adesso, invece, si pone dei limiti ben precisi basati, grossomodo, sul sonno della bimba. "Mi sveglio prestissimo la mattina, perché so che lei fino a una certa ora dorme, e in quelle due-tre ore smisto tutta la posta elettronica, sistemo le questioni burocratiche e contabili, preparo le lezioni; poi, mentre lei sta con la nonna, vado al lavoro (insegno nelle aziende e nei centri per l’istruzione agli adulti e quest’anno è capitato che lavorassi quasi sempre di mattina) e nel pomeriggio, se non ho lezione, mentre lei dorme lavoro da casa (per lo più scrivo, faccio ricerca o traduzioni, mi tengo aggiornata). Quando la bimba è sveglia, semplicemente non lavoro. Le pulizie di casa? Una stanza al giorno, con calma e solo se ci riesco. La spesa si fa a turno o tutti insieme. Mio malgrado, a volte devo rifiutare degli incarichi: per ora la sera, ad esempio, non mi pare sia il caso di lavorare. In generale sto imparando, anche se per me è molto difficile, a farmi aiutare da chi mi sta intorno e, dove possibile, a fare rete con colleghe e colleghi. 

Senz’altro, comunque, al pari di moltissime mamme freelance, faccio molto. In proporzione, molto più di prima. Questo alle libere professioniste va senz’altro riconosciuto: sanno giostrarsi con grande abilità fra le scadenze di lavoro - un lavoro a cui spesso tornano prestissimo dopo il parto – cura del loro bimbo o bimba ma anche formazione professionale e gestione della casa. Ci riescono meglio, comunque, quelle che su tutti questi versanti incontrano la collaborazione del partner. Anzi, per usare le parole di una di loro (Silvia), che incontrano la sua complicità". 


Diventare mamma con la partita Iva: le paure sono tante, si sono rivelate fondate?


"Finora, per lo più no. Certamente in quelle paure giocava un grande ruolo l’inesperienza - il senso del mistero che la gravidanza aveva per una giovane libera professionista sempre preoccupata di tenere tutto sotto controllo. C’è stata, questo sì, una diminuzione degli incarichi dettata dal buon senso, ma credo di poter dire che si tratta di un 'calo fisiologico', come quello che hanno i bimbi nei primi giorni di vita. E’ il bimbo o la bimba a farti capire quanto ha bisogno della tua presenza, e da parte mia ho scelto di tenere conto il più possibile di questo. Ma il mio è solo un caso fra tanti. Purtroppo, tra quelle che ho raccolto ci sono molte storie ben più infelici. Storie di congedi mai avvenuti, di incarichi rifiutati già di fronte al pancione, di committenti che spariscono appena partorisci, di colleghe single che ti appena ti fermi a prender fiato ti soffiano i clienti. Quello della libera professione può diventare un mondo molto competitivo, a volte spietato, per una donna che decida di diventare madre".

 

5 consigli per mamme con partita Iva?

  1. Prima del parto, consolidare il più possibile il rapporto di fiducia coi propri committenti e, dopo il parto, cercare di restare il più possibile “in circolazione”, cioè farsi vedere, sentire, restare aggiornate o anche solo in contatto con il proprio ambiente professionale. 
  2. Fare le dovute distinzioni di spazio e tempo: darsi degli orari che siano rispettosi del bimbo ma anche della propria salute, e, se possibile, ritagliarsi uno specifico spazio di lavoro in casa o fuori. 
  3.  Darsi delle priorità: priorità che varieranno, però, di periodo in periodo. Quando un bimbo è piccolissimo, la priorità è lui (o lei): l’allattamento, il sonno, la costruzione paziente del contatto fisico. Man mano che cresce, una mamma libera professionista potrà permettersi di riprendere progressivamente il lavoro e allora, in quel caso, la priorità sarà un buon equilibrio fra le due cose. In alcuni momenti, la priorità sarà probabilmente il lavoro stesso, ma perché lo sia è necessario che il partner sia altrettanto presente come genitore. 
  4.  Essere pronte, eventualmente, a riformularsi sul piano professionale, facendo magari diventare centrali delle competenze che prima erano ai margini del proprio campo professionale, sfruttando la tecnologia per lavorare di più da casa oppure orientandosi, con un’opportuna formazione, verso settori più legati al mondo dell’infanzia. Un esempio su tutti è Valentina, insegnante di yoga che adesso si è specializzata nello yoga mamma-bambino. 
  5.  Lasciarsi aiutare, o meglio: costruire reti. Quindi: farsi sostituire o entrare in collaborazione con altre colleghe; stringere legami con altre mamme, magari a loro volta libere professioniste; delegare tutto il delegabile per concentrarsi, quando possibile, sul lavoro: ma anche informarsi sui servizi offerti dal proprio territorio: nidi in famiglia o altre strutture per l’infanzia da un lato,  spazi di co-working a tariffe accessibili dall’altro. 

 

Il consiglio invece per chi volesse aprire una partita Iva è "avere ben chiari i propri diritti (per esempio le tutele che spettano) in quanto libere professioniste e soprattutto madri, e i percorsi necessari a vederseli garantire: se le informazioni fornite dall’INPS non sono chiare, bisogna cercarsi un buon commercialista, rivolgersi alle sezioni sindacali dedicate alle partite Iva oppure alle associazioni dei freelance che da anni si battono proprio per potenziare questi diritti: nel libro troverete informazioni precise a questo riguardo e diversi consigli pratici per l’apertura e una gestione 'serena' della partita Iva". 

 

Inoltra Valentina vorrebbe spiegare una cosa che le ha insegnato questa esperienza e che "tutt’ora sto capendo momento dopo momento passato con mia figlia: noi possiamo fare la differenza. 

In quanto donne, in quanto madri, in quanto persone. 
Credo sia molto importante mostrare ai nostri figli e figlie che siamo 'persone con un progetto', cioè che abbiamo una passione, che coltiviamo dei desideri e cerchiamo di realizzarli un passo alla volta. Il progetto lavorativo, in questo senso, dovrebbe essere mostrato loro in quanto parte di un più ampio percorso personale che ci rende felici e, proprio in quanto tali, delle buone madri: alla fin fine, infatti, non sarà la nostra efficienza domestica, e non sarà nemmeno la nostra carriera professionale, ciò che i nostri figli ricorderanno di noi: sarà piuttosto la nostra serenità. 
La gestazione, la messa al mondo e la cura di un nuovo essere umano hanno qualcosa di molto simile alla magia: per questo vanno vissute giorno dopo giorno con pazienza, cautela, buon senso ma soprattutto con la giusta dose di meraviglia e allegria" conclude. 

 

Sull'autrice Valentina Simeoni, ha trentacinque anni e vive a Castelfranco Veneto. È laureata in Filosofia e addottorata in Antropologia socio-culturale. Ha svolto attività di ricerca in Georgia e in America tra i Navajo. Tra le sue pubblicazioni accademiche c’è un saggio sulla narrazione dell’esperienza della maternità su Facebook. Dal 28 giugno sarà in vendita il suo libro "Mamme con la partita Iva. Come vivere allegramente la maternità quando tutto è contro".