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Coronavirus, bambini e scuole: la posizione dell'Istituto Superiore di Sanità e i commenti degli esperti

di Valentina Murelli - 04.02.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I governatori di quattro regioni hanno chiesto la quarantena studenti rientrati di recente dalla Cina, ma secondo l'ISS le misure già previste sono sufficienti a tutelare la salute della popolazione

Niente scuola per due settimane per i bambini che tornano o sono appena tornati dalla Cina per evitare il rischio di diffusione del coronavirus. È la richiesta che i governatori di 3 regioni - Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto - e il presidente della provincia autonoma di Trento (tutte guidate dalla Lega) hanno avanzato ieri, 3 febbraio, al Ministero della Salute. La richiesta fa seguito a una circolare emanata il primo febbraio scorso dal Ministero stesso relativa alla gestione degli alunni di ritorno dalla Cina, che non poneva limiti al rientro in classe di questi studenti. E ieri in tarda serata alla lettera dei governatori ha risposto l'Istituto Superiore di Sanità: le misure adottate per le popolazioni scolastiche sono già "quelle necessarie a tutelare la salute della popolazione". Come a dire: non servono quarantene speciali per bambini e ragazzi.

La circolare del Ministero della salute: niente quarantena per gli studenti di ritorno dalla Cina

Il primo febbraio il Ministero della salute ha emanato una circolare con indicazioni specifiche relative alla gestione "degli studenti e dei docenti di ritorno o in partenza verso aree affette della Cina", distinguendo varie situazioni possibili.

Per bambini e ragazzi rientrati prima di due settimane fa "non sono previste misure specifiche se non quelle mirate a prevenire le comuni infezioni delle vie respiratorie" e cioè:

  • Lavarsi le mani;
  • Coprire le vie aeree quando si tossisce e starnutisce;
  • In caso di utilizzo di fazzolettini di carta, gettarli dopo ogni utilizzo;
  • Porre particolare attenzione all'igiene delle superfici;
  • Evitare contatti stretti con persone con sintomi simil influenzali.

Agli studenti rientrati nelle ultime due settimane, oltre alle misure preventive elencate sopra e valide sempre, la circolare raccomanda di:

  • Monitorare la eventuale insorgenza di sintomi come tosse, febbre, difficoltà respiratorie;
  • In caso di insorgenza di sintomi: chiamare il 1500; proteggere le vie aeree con mascherina per evitare la diffusione di eventuali virus; evitare contatti stretti fino alla definizione della situazione da parte dei medici.

Per bambini e ragazzi, dai nidi alle superiori, il Ministero raccomanda che il personale scolastico (docente e non docente) presti particolare attenzione a favorire l'adozione di comportamenti che riducano la possibilità di contaminazione con secrezioni delle vie aeree (attenzione all'igiene delle mani, a come tossire e starnutire, all'accurata pulizia di superfici e oggetti come giocattoli e matite).

Infine, un'indicazione particolare riguarda gli studenti che nelle ultime due settimane siano stati a stretto contatto o abbiano viaggiato con un paziente affetto da coronavirus, che sono invitati a telefonare tempestivamente al 1500 per la messa in atto delle misure di sorveglianza previste dai protocolli (se non sono state ancora attuate dalle autorità sanitarie).

Insomma: tanta attenzione per le pratiche igieniche che permettono di contenere la diffusione di virus respiratori (coronavirus, ma anche il più familiare virus dell'influenza o simili) e tanta attenzione a eventuali sintomi respiratori in chi è tornato dalla Cina da meno di due settimane ma nessuna esclusione da scuola.

La richiesta dei governatori

Per i governatori di Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Veneto e il presidente della provincia autonoma di Trento, però, tutto questo non basta. Così, i quattro hanno scritto una lettera al Ministero della salute chiedendo espressamente la quarantena per bambini e ragazzi di ritorno dalle zone a rischio della Cina: 14 giorni da passare a casa prima di tornare dai banchi. Una misura motivata, secondo il governatore della Lombardia Attilio Fontana, dalle conclusioni di un report dell'Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui la trasmissione di coronavirus da parte di soggetti che non presentano sintomi è rara ma comunque possibile.

La lettera ha subito suscitato numerose polemiche, con molti commentatori che l'hanno ritenuta un segno di stigmatizzazione nei confronti della comunità cinese residente in Italia, che ormai da diversi giorni è vittima di vari episodi di discriminazione. In serata, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha risposto con una dichiarazione in merito.

Il comunicato sulle scuole dell'Istituto Superiore di Sanità

"Le misure adottate per le popolazione scolastiche sono quelle necessarie a tutelare la salute della popolazione" si legge nel comunicato, che prosegue sottolineando come al momento l'Italia sia tra i paesi "che hanno adottato le misure più ampie ed articolate per il controllo della diffusione dell'infezione nell'intera popolazione" e che anche "altri paesi europei non hanno adottato misure specifiche per la popolazione scolastica".

A rassicurare, secondo gli esperti ISS, dovrebbe essere anche la forte preparazione dei professionisti del nostro Servizio sanitario nazionale: "In Italia i casi confermati sono stati prontamente individuati e gestiti secondo le raccomandazioni internazionali. Tutte le persone che rientrano dalla Cina se manifestano sintomi delle alte vie respiratorie o se sono state in contatto con portatore di coronavirus negli ultimi 14 giorni sono soggette a controllo sanitario, così come i loro contatti".

Infine, il comunicato conclude ricordando che "la situazione è in evoluzione" e che il sistema è pronto ad adottare immediatamente ulteriori provvedimenti che si rendessero necessari. A proposito di evoluzione, per esempio, nelle ultime ore stanno giungendo solide contestazioni allo studio che aveva suggerito la possibilità di infezione anche da parte di individui portatori di coronavirus ma asintomatici. In altre parole, al momento non è affatto certo che questa via di trasmissione sia possibile.

I commenti degli esperti

Ad approvare la richiesta di qualche cautela in più rispetto a quanto indicato dal Ministero della Salute sono stati per esempio Walter Ricciardi, professore di igiene all'Università Cattolica, in un'intervista al quotidiano La Repubblica, e il virologo Roberto Burioni, con un commento sul suo sito cofirmato dallo stesso Ricciardi. Anche l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore di igiene all'Università di Pisa, ha pubblicato oggi 5 febbraio sulla sua pagina fb un post a favore dell'isolamento per i bambini rientrati da meno di 14 giorni da aree endemiche della Cina.

Più critici invece il presidente della Società italiana di pediatria, Alberto Villani, direttore dell'Unità di malattie infettive e pediatria generale all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che ha dichiarato la sua contrarietà alla misura in un'intervista sempre a Repubblica e il virologo del Consiglio nazionale delle ricerche Giovanni Maga, che a nostrofiglio.it ha dichiarato: "Considerato anche che i casi di nuovo coronavirus nella popolazione pediatrica sono rarissimi, non c'è a mio parere nessun motivo al momento di imporre la quarantena ai bimbi. Si tratta infatti di una misura che potrebbe essere percepita come discriminante e quindi avere un peso psicologico sul bambino molto negativo".

Contro la paura, per non rompere l'alleanza tra esseri umani

"Su cosa vale la pena riflettere tutti insieme in questo momento?" È la domanda che si è fatta in un recente post sulla sua pagina Facebook la giornalista scientifica Barbara Gallavotti, autrice delle trasmissioni tv Superquark e Ulisse e del libro Le grandi epidemie e come difendersi, pubblicato nel 2019 da Donzelli. Che si risponde così: "Le notizie sullo svolgersi dell'epidemia e sul virus sono in continuo aggiornamento. Possiamo discuterne, ma sapendo che ciò che pensiamo oggi dovrà probabilmente essere rivisto domani. C'è invece qualcosa della quale vale la pena parlare, perché si è palesata da subito, si è conficcata quasi in ognuno di noi, non da segno di passare e ci minaccia più del microbo stesso. Questo qualcosa è la paura".

 

Gallavotti in effetti ricorda che con il diffondersi del contagio da coronavirus "è più che mai fondamentale tenere a mente che se ci sono alleati sui quali il virus può contare questi sono proprio i comportamenti irrazionali dettati dal timore".

 

Se è vero che le epidemie del passato ci hanno insegnato l'importanza di arginare il contagio isolando i focolai della malattia, è altrettanto vero che questo "non può voler dire arroccarsi e sperare che la chiusura porti sicurezza. Niente come una epidemia può mettere in evidenza il fatto che gli esseri umani sono un'unica comunità e come tale devono comportarsi. Inevitabilmente infatti, gli agenti infettivi trovano modo di raggiungere nuovi territori. Allora gli strumenti migliori per contrastarli sono la collaborazione internazionale e lo scambio di informazioni".

 

Un'altra lezione importantissima che viene dal passato riguarda quanto sia inutile cercare di individuare "untori". "Gli agenti infettivi non fanno distinzioni, lo ha dimostrato tragicamente il caso dell'HIV" chiarisce Gallavotti. "Identificare una minoranza come portatrice primaria dell'infezione fornisce un falso senso di sicurezza a tutti gli altri, genera tragedie individuali e rompe quella alleanza fra esseri umani che è l'unico mezzo che abbiamo per non farci sopraffare dai microbi".

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

Aggiornato il 05.02.2020

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