Coronavirus

Coronavirus e il rischio delle interazioni sociali tra nipoti e nonni

Di Sara De Giorgi
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23 marzo 2020
Secondo recenti studi la letalità del coronavirus sarebbe più alta in Italia poiché, nel nostro Paese, vi sono maggiori contatti tra generazioni: i nonni si occupano dei nipoti e frequentano abitualmente i propri figli e le loro famiglie. In molti altri Paesi del mondo ciò non avviene o accade con meno frequenza. Ecco le ipotesi dei ricercatori.

In Italia i nonni si occupano dei nipoti e hanno numerosi contatti con i propri figli e le loro famiglie. In molti altri Paesi del mondo ciò non avviene o è meno frequente. Alcuni scienziati hanno scelto di prendere in considerazione questi fattori per valutare la letalità dell'epidemia legata al coronavirus.

 

In particolare, Jennifer Beam Dowd, epidemiologa e demografa presso l'Università di Oxford, ha guidato lo studio in questione, pubblicandolo in maniera preliminare. La pubblicazione è in attesa di revisione

 

I ricercatori hanno esaminato ciò che è avvenuto finora in Italia e in Corea del Sud a causa della pandemia, che ha causato un carico drammaticamente più elevato di mortalità nei paesi - come l'Italia - con popolazioni più anziane rispetto a paesi con popolazioni più giovani.

 

Questa potente interazione tra demografia e attuale mortalità specifica per età nel caso del COVID-19 suggerisce - secondo gli scienziati inglesi - che, nelle politiche messe in atto per rallentare la trasmissione del contagio, si dovrebbero considerare meglio sia la composizione per età dei contesti locali e nazionali sia la connessione sociale delle generazioni più vecchie e più giovani.

 

I dati statistici e le famiglie intergenerazionali

 

Nel documento pubblicato dai ricercatori inglesi guidati dalla Dowd sono riportate le seguenti osservazioni:

«Le differenti età della popolazione possono spiegare la notevole variazione dei decessi tra i vari paesi e il motivo per cui paesi come l'Italia sono particolarmente vulnerabili. I numerosi casi critici e fatali di COVID-19 in Italia sono stati inaspettati, data la salute e la ricchezza della regione interessata. In Italia il 23,3% della popolazione ha età superiore ai 65 anni, rispetto al 12% della Cina. L'Italia è anche un paese caratterizzato da ampi contatti intergenerazionali con un elevato grado di vicinanza residenziale tra bambini, adulti e i loro genitori. Anche quando le famiglie intergenerazionali non vivono nella stessa area, sono frequenti i contatti quotidiani tra genitori e figli.

 

Molti italiani spesso preferiscono vivere vicino alla "famiglia allargata" e andare al lavoro tutti i giorni. Secondo gli ultimi dati disponibili dell'Istituto nazionale di statistica italiano, l'interazione giovani-anziani colpisce oltre la metà della popolazione nelle regioni settentrionali. Queste interazioni intergenerazionali, la co-residenza e i modelli di pendolarismo potrebbero aver accelerato l'epidemia in Italia. Le differenti età, insieme alla diagnosi precoce e alla gestione dell'emergenza, spiega probabilmente anche il basso numero di vittime in Corea del Sud e Singapore rispetto all'Italia».

 

Un altro studio sui contatti tra generazioni in Italia

 

Anche due professori di Economia dell'Università di Bonn, Christian Bayer e Moritz Kuhn, hanno ragionato nello stesso modo, giungendo alla conclusione che i contatti intergenerazionali nella società italiana abbiano avuto un ruolo importante nella diffusione del contagio. 

 

I due ricercatori hanno estrapolati i dati del World Value Surveye e hanno calcolato la percentuale di persone tra i 30-49 anni che vivono con i loro genitori per ogni Paese.

 

«Supponiamo che nel paese A quasi tutte le interazioni avvengano all'interno di un solo gruppo di persone: vuol dire che le persone in età lavorativa si ritrovano tra di loro e gli anziani fanno lo stesso con i coetanei. Nel paese B l'interazione avviene tra generazioni: giovani e anziani vivono insieme e interagiscono, ad esempio, con la cura dei nipoti o dei giovani lavoratori che vivono ancora con mamma in quanto non possono permettersi di vivere da soli», hanno spiegato. I contatti intergenerazionali, secondo i due ricercatori, caratterizzano il tessuto sociale italiano.

 

Bayer e Kuhn hanno affermato anche che, probabilmente, questo effetto sull'interazione tra generazioni svanirà nel tempo, man mano che il virus si diffonderà all'intera popolazione. Intanto, avvertono i Paesi nei quali vi sono numerosi contatti intergenerazionali, cioè tra nonni, figli e nipoti, ad intraprendere le giuste azioni di prevenzione e contenimento. Secondo gli studiosi, i Paesi a rischio in Europa sono Serbia, Polonia, Bulgaria, Croazia e Slovenia.