Giappone

Giappone: il "calendario delle gravidanze" per chi vuole avere un figlio

giapponedonnacarriera
05 Giugno 2018
Pianificare la propria gravidanza in "slot" in modo da non dare fastidio alle altre colleghe, ma soprattutto all'azienda. Alternandosi. E scusarsi se si rimane incinta "fuori dal proprio slot". Succede in Giappone. 
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Sayako stava provando ad avere un figlio da ben due anni, quando il suo capo le ha suggerito di smettere, perché ormai aveva perso il suo "turno".

 

"Perché non ti prendi una pausa, hai già un bambino", le avrebbe detto il suo capo, nonostante sapesse che Sayako stesse ricorrendo ad alcune cure di fertilità pur di avere un bimbo. "Non ci potevo credere. Non sono riuscita neppure a rispondergli" ha commentato la donna.

 

Sayako si è confidata sotto pseudonimo all'AFP, Agence France-Presse, rivelando una realtà che tocca molte donne giapponesi: una "calendario delle gravidanze" tra impiegate. Una regola silente, non scritta.

 

Perché Sayako aveva perso il suo turno? Una collega che si era appena sposata aveva ora la priorità per poter cercare una gravidanza.

Sayako ha deciso di licenziarsi e cambiare lavoro e da poco è diventata mamma di nuovo. Se fosse rimasta sarebbe stata "costretta a chiedere scusa", al posto di poter festeggiare la nascita del suo secondo bambino. 

 

Notizie sul "calendario della gravidanza" giapponese erano già state pubblicate a inizio anno, quando un uomo raccontò l'esperienza di sua moglie che era rimasta incinta "fuori dal suo turno".

In una lettera al giornale Mainichi Shimbun, l'uomo disse che sia lui che la moglie avevano dovuto chiedere scusa al capo della donna."Come avete osato rompere le regole senza neppure chiedere?" avrebbe detto il boss.

 

La lettera ha aperto un dibattito sulla pratica che, secondo gli esperti, è in particolare presente in quei settori dove si fa più fatica a trattenere gli impiegati, come gli asili nido. Una dura realtà per il Giappone, che da una parte lotta con una natalità bassissima e dall'altra mette in difficoltà le donne che devono trovare un compromesso tra carriera e famiglia.

 
Una pratica comune
Molte donne si trovano davanti al bivio se lasciare il lavoro per avere una famiglia o rimanere per essere promosse.
 
Lo spiega la ricercatrice Kanako Amano. "I calendari della gravidanza sono diventati una pratica normale nei posti di lavoro che hanno molte impiegate donne". Alcune donne poi non pensano che sia scorretto, anzi, "si sentono in colpa" perché devono andare in maternità.
Questo sistema a turni però "ha abbassato la natalità del Giappone" continua la ricercatrice.
 
Diversi esperti legali spiegano che forzare le impiegate a un calendario della gravidanza è contro la legge, ma è diventato purtroppo "inevitabile" in alcuni posti come ospedali e asili.
C'è poi Mayu. Anche lei ha deciso di confidarsi alla AFP sotto pseudonimo. Infermiera, ha avuto problemi dopo essere tornata al lavoro dalla maternità.
"Quanto ho chiesto al mio capo di farmi fare un programma di aggiornamento in vista di una futura promozione, la sua reazione è stata: 'Hai preso la licenza per andare in maternità e hai lavorato meno ore. Quanti altri favori vuoi che ti faccia?'"
Le era capitata la stessa esperienza in passato con altri tre capi.
La 42enne madre di tre bambini ha potuto usufruire di una legge giapponese che permette a tutti i genitori di poter lavorare meno, se pagati meno. Nonostante lavorasse solo un'ora in meno al giorno, la decisione le era "costata la carriera".
Mayu non osò lamentarsi della decisione del suo capo, per paura di essere penalizzata e trasferita chissà dove.
 

Il problema di tutti questi mali? Secondo Amano è racchiusa in una frase giapponese: 'messhi boukou'. Significa 'uccidere la tua vita privata per servire. "La radice di tutti questi mali è lo stile di lavoro o la cultura presentati da questa frase" conclude la donna.